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Gli ospedali nella Lunigiana medievale

© Enrica Salvatori con correzioni e aggiunte di Elisabetta Girardi e Roberto Ricci

Si pubblica qui parte di un saggio uscito in un volume miscellaneo a cura dell'Istituto di Studi Liguri (A). Si tratta del censimento degli ospedali lunigianesi del medioevo sulla base della bibliografia, delle fonti edite e di alcuni fondi archivistici inediti. E' una lista che aspira a essere esaustiva e corretta, ma che, purtroppo, è condannata anche a restare per lungo tempo provvisoria. Non può essere altrimenti data la sterminata bibliografia lunigianese e la quantità di fonti ancora inedite e disperse. È proprio per questo motivo - per il gran numero di fonti inedite che dovrebbero essere consultate e per la miriade di articoli che sono rimasti da controllare - che l'elenco viene pubblicato anche su Internet. In questo modo i dati potranno essere costantemente aggiornati e corretti: non solo da chi scrive, ovviamente, ma anche da tutti coloro che, interessati all'argomento o semplicemente studiosi di cose lunigianesi, si trovassero nella felice situazione di poter contribuire all'accrescimento di una conoscenza comune.
L'elenco è alfabetico per titolatura e località. Si considerano qui i confini della Lungiana storica (1) I documenti che maggiormente informano sugli istituti religiosi della diocesi di Luni sono le decime bonifaciane del 1296-97, 1298-99 e 1303, e l'estimo del 1470-71 (2), a cui rimando una volta sola per evitare continui rinvii. La titolatura Iacopo/Jacopo è stata trasformata in Giacomo.
  • ospedale dell'Anforara: sorgeva sulla via Francigena nei pressi del santuario della Barcara (Caprigliola). Viene ricordato una sola volta nel patto di alleanza e confederazione stretto il 22 giugno 1256 tra Lucca e Sarzana, in cui la struttura segna il confine del territorio della città lunigianese(3). Non è nominato nelle decime bonifaciane né negli estimi del 1470-71.
  • ospedale di Capria: nella pieve di Filattiera. È attestato nell'estimo del 1470-71. Capria è il nome di un affluente di sinistra della Magra ed era, fino al secolo scorso, anche il nome di un affluente di destra (ora Teglia)(4). Geo Pistarino ritiene che l'ospedale sorgesse su uno dei due itinerari medievali della val di Magra, all'incrocio di uno di questi due affluenti (5).
  • ospedale de Castro: nella pieve di San Pietro in Castello (Piazza al Serchio). È attestato nelle decime del 1296-97 e 1298-99 e nell'estimo del 1470-71. Secondo Ubaldo Mazzini si tratterebbe dell'ospedale di San Romano, mentre Augusto Cesare Ambrosi, più recentemente, lo colloca nei pressi della Pieve di Castello o nella vicina zona di Sala (6).
  • ospedale de Cerreto Grosso: attestato nelle decime del 1296-97 e del 1298-99 e nell'estimo del 1470-71 tra gli enti esenti della diocesi, contemporaneamente all'ospedale di san Lorenzo delle Cento Croci, al passo del Cerreto. Si tratta quindi di due enti distinti. Si trovava probabilmente nella pieve di Vignola, presso Gravagna.
  • ospedale di Cervaria: chiesa e ospedale presso Pontremoli. La struttura è attestata solo come oratorio nell'estimo del 1470-71, anche se Geo Pistarino sostiene, senza indicare la provenienza della notizia, che l'ospedale venne costruito nel 1338 (7). Ferrari riporta che la chiesa e l'ospedale della Cervara sono ricordati in un atto notarile del 1529 come dipendenti dalla abbazia di S. Andrea di Borzone (8).
  • ospedale di Linari: si trovava presso la celebre abbazia dei SS. Salvatore e Bartolomeo di Linari, al passo del Lagastrello (9). È attestato nelle decime del 1296-97 (hospitale de Lynario) e in quelle del 1298-99 (hospitale de Limario) come dipendente direttamente dal vescovo di Luni. Nell'estimo della chiesa lunense del 1470-71 è ricordato invece come monastero (10).
  • ospedale de Luna: attestato una sola volta nel 1140 (11). Potrebbe forse essere identificato con quello S. Lazzaro di Servarecia testimoniato nel XIII secolo.
  • ospedale di Mulazzo: attestato nell'estimo del 1470-71 come direttamente dipendente dal vescovo di Luni.
  • ospedale di Nara: nel comune di Massa, al confine con Montignoso; attestato nei libri di gabella lucchesi dell'inizio XV secolo (12).
  • ospedale di Revosgia: risulta dipendente dal vescovo di Luni nella decima del 1296-97, mentre è elencato solo come cappella di Ronoschia nelle decime del 1298-99 e come cappella di Ravoschia negli estimi del 1470-71. Roberto Ricci ha individuato il topnimo Reposcha in un documento del 1333 relativo ai beni di S. Leonardo al Frigido che localizzerebbe quindi l'ospedale al confine tra i territori di Massa e di Montignoso (12bis).
  • ospedale di Scognavarano: sorgeva presso Ponzano, tra Santo Stefano e Sarzana. È ricordato in due documenti del 1198 e del 1279 (13).
  • S. Antonio dell'Avenza: ospedale presso Carrara, attestato nell'estimo lucchese del 1398-1401 (14).
  • S. Antonio di Carrara: ospedale attestato nell'estimo lucchese del 1398-1401 (15).
  • S. Antonio di Fivizzano: ospedale attestato semplicemente come "ospedale di Fivizzano" nell'estimo del 1470-71 nella pieve di S. Paolo di Vendaso. Venne costruito per volontà di Spinetta Malaspina, espressa nel testamento del 1352. Il marchese assegnò, infatti, 200 lire imperiali per la costruzione di un ospedale in Verrucola Bosi e costituì sui beni dell'eredità un fondo che potesse fornire alla nuova struttura un reddito annuale di 50 imperiali. Dell'ospedale avrebbe dovuto essere patrono il primogenito fra i suoi eredi (16). Nella prima metà del XV secolo Eugenio IV lo unì per indulto ai padri di S. Antonio del Fuoco di Firenze, che lo tennero fino al 1669 (17).
  • S. Antonio di Pontremoli: due ospedali con medesimo titolo, uno posto nella parte inferiore di Pontremoli, nella parrocchia di S. Cristina a Cazzaguerra infra, l'altro invece in S. Niccolò a Cazzaguerra supra. Formentini li crede esistenti alla fine del XII secolo e Gonetta invece li ritiene posteriori al 1300: ma entrambi non supportano le loro affermazioni (18). La prima data certa, in cui entrambe le strutture esistevano contemporaneamente, sembra essere il 1508, quando venne redatto a fini fiscali il rilevamento delle proprietà civili e degli enti religiosi di Pontremoli. Tuttavia uno dei due ospedali, non si sa con certezza quale, esisteva precedentemente, forse nel 1363, certamente nel 1468, ed era sotto la giurisdizione della città di Parma, come è confermato nel 1492 (19). Dal Ferrari apprendiamo che il convento pontremolese di S. Antonio Abate delle monache Rocchettine prese il posto dell'opedale omonimo, posto nella parte inferiore di Pontremoli (parrocchia di S. Cristina), dopo che questo venne distrutto nel 1638. Nel 1642, l'ente della struttura demolita venne fuso con quello omonimo della parrocchia di S. Niccolò (20).
  • S. Antonio di Vienne: ospedale degli Antonini a Pontremoli, attestato con certezza il 4 maggio 1471, quando frate Pietro Paolo, precettore di questo ospedale e dipendente dalla precettoria di Cremona, dichiarò di aver ricevuto il canone d'affitto di una casa di proprietà dell'ospedale. Probabilmente esisteva però fin dal 1417, data in cui Giovannina dei Macaroni da Mulazzo, residente a Pontremoli, fece redigere il proprio testamento in vista del suo prossimo pellegrinaggio in Francia, alla chiesa di S. Antonio di Vienne. La sua esistenza è ancora confermata nel 1508, quando venne redatto a fini fiscali il rilevamento delle proprietà civili e degli enti religiosi del luogo. Scompare nel rilevamento successivo, del 1559 (21).
  • S. Bartolomeo del Borgallo: ospedale nella pieve di Vignola (22), citato come cappella nelle decime del 1296-97 e come ospedale in quelle nel 1298-99 e nell'estimo del 1470-71.
  • S. Bartolomeo della Casilina: ospedale situato in località Prado de Arcola. Non si conosce con esattezza la data di fondazione anche se il Fiamberti riporta la notizia di una bolla di Sisto IV del 1472, che estende all'istituzione la protezione pontificia (23).
  • S. Bartolomeo de centum clavibus: ospedale nella pieve di Arcola. È attestato la prima volta nel 1245 quando un in un documento si trova nominato il portulo hospitalis centum clavium et balnearum in dicto portu existentium. È attestato poi nella decima del 1296-97 come cappella de centum clavi, in quella degli inizi XIV secolo come hospitale, e infine nell'estimo del 1470-71. Sorgeva in riva al mare, presso acque medicinali dette "li bagni". Tra le varie ipotesi sull'origine del nome la più convincente sembra quella di Rosa Carletti che collega il termine clavis alla base mediterranea clava, che indica delta d'acqua e sorgenti e che è alla base anche del toponimo Chiavari. Cessa la sua attività alla fine del XVI secolo, quando rimane solo un oratorium campestre sub titulo Sancti Bartolomei, ancora utilizzato per celebrare messa nel 1634; la chiesa viene distrutta nel 1798 (24).
  • S. Bartolomeo di Sarzana: ospedale sul lato a valle della strada Romea, subito fuori della porta di Ymoborgo (a nord-est). Secondo Marzia Ratti e Franco Bonatti l'istituzione è stata il centro di gravitazione della vita sociale e istituzionale di Sarzana fin dall'inizio del XII secolo. È attestato la prima volta in due documenti del 1129, oggi scomparsi, in cui ricevette alcune donazioni: Nel 1140 acquistò e parzialmente ricevette in dono terre in località Ara Donica . Nel 1175 risulta propretario di terre vineate situate nella località di Monte Cavallino. Venne trasferito nella seconda metà del XVI tra l'attuale piazza Garibaldi e via Mazzini in un momento di ristrutturazione del borgo a scopi militari (25).
  • S. Benedetto di Montelungo: ospedale sul versante lunigianese del passo della Cisa, a 756 metri di altezza, entro la pieve di Vignola. La sua fondazione, già assegnata da Ubaldo Mazzini al 638, è stata collocata dal Formentini nel 752 (26). A quanto risulta, tuttavia, la prima attestazione è del 772, nel diploma in cui Adelchi confermò al monastero regio di S. Salvatore in Brescia un ente religioso non meglio identificabile (monasterias et ecclesias) in loco que dicitur Monte Lungo (27). La struttura ospedaliera vera e propria compare la prima volta nel diploma degli imperatori Lotario e Lodovico II dell'8 dicembre 851 a favore di Gisla, loro figlia e sorella, e del monastero di S. Salvatore di Brescia: hospitale sancti Benedicti in monte Longo (28). Venne in seguito confermata negli anni 861 e 865, insieme allo xenodochio di S. Maria della Cisa (29). È ricordato inoltre negli itinerari di Sigerico (990-994) e Filippo Augusto (1191) (30). Nel 1014 un diploma di Enrico II lo indica come appartenente all'abbazia di san Salvatore di Leno presso Brescia (31). Alla metà dell'XI secolo sorse una disputa tra il vescovo di Luni e l'abbazia di Leno, decisa nel 1060 da Niccolò II: il monastero ebbe il diritto di tenere chiese e decime e altre rendite ecclesiastiche godute almeno da 30-40 anni, anche se il vescovo avrebbe potuto mostrare diritti più antichi. A Montelungo l'abbazia di Leno istituì un priorato con divese chiese soggette nell'alta val d'Antena, collocate lungo le strade secondarie, varianti del percorso fra i tronchi principali della Francigena, l'uno diretto al passo della Cisa, l'altro al passo del Cirone (32).
  • SS. Giacomo e Cristoforo di Carrara: attestato nel 1335, qundo il vescovo di Luni gli concesse alcune indulgenze (33).
  • SS. Giacomo e Cristoforo di Feleta: ospedale e poi cappella al Filettino, presso La Spezia. L'ospedale venne istituito per mandato di Andrea II, vescovo di Luni tra il 1160 e 1162 in Alpe Terricia in loco ubi dicitur Insula, come risulta da un breve del 6 febbraio 1182 (34). Nell'estimo del 1470-71 è nominata sotto questa titolatura solo una cappella, nella pieve di san Venerio (35).
  • S. Giacomo di Filattiera: nominato la prima volta nelle memorie di Giovanni Faye semplicemente come spedale de Feletera (36); nel 1545 risulta essere di diretto dominio dell'ospedale di S. Giacomo d'Altopascio in Val di Nievole (37).
  • SS. Giacomo e Cristoforo di Massa: ospedale attestato la prima volta in un documento del 1262, in cui è ricordato col titolo di San Giacomo di Altopascio (38), e in seguito nell'estimo della Vicaria di Massa del 1398-1401, che lo pone in località Prato nella pieve di san Vitale (39). Il Matteoni sostiene che se ne ha notizia dal 1092 ma non documenta l'informazione (40). L'ente non viene nominato nelle decime bonifaciane, anche se l'estimo lunense del 1470 annota una cappella sancti Jacobi posta nel piviere di Massa, che però, almeno secondo Formentini, si riferirebbe all'antica chiesa esistita nella rocca altomedievale di Massa vecchia. L'ospedale, che sorgeva ad occidente della città presso la via Sarzanese, vicino alla chiesa di san Martino, venne soppresso alla fine del XVIII secolo quando la duchessa Maria Teresa Cybo fece costruire il nuovo ospedale in un posto diverso.
  • S. Giacomo di Piellaburga o di Piella Borgari: ospedale in Val d'Antena, sulla strada di valico detta del Cirone fra Pontremoli e Parma. Venne detto anche di Mallaticcha e di Pracchiola e infine Ospedaletto. È attestato nelle decime del 1296-97 (hospitale de Piellaburga), del 1298-99 (hospitale de Mallaticcha) e nell'estimo del 1470-71 (hospitale de Pitaborga), come ente direttamente dipendente dal vescovo di Luni. Negli statuti di Pontremoli del secolo XIV si stabilisce che, per rendere più sicura la strada, si dovesse tagliare la boscaglia per uno spazio di 100 braccia (50 metri) ab hospitali de Piella Borgari sino alla costa soprastante Pracchiola. Per Zucchi Castellini è una fondazione dei cavalieri di Altopascio, ma non vi sono riscontri in proposito. Nel 1536 venne concesso in giuspatronato perpetuo alla famiglia Venturini di Pontremoli (41).
  • S. Giacomo di Pontremoli: chiesa e ospedale. La chiesa di S. Giacomo del Campo compare in documenti del 1271 e 1272 (42), nelle decime bonifaciane e negli estimi del 1470-71. Solo nel 1508 l'ente è attestato come priorato dei Cavalieri di Altopascio, quando, in seguito alla licenza del Maestro Generale dell'Ordine, venne trasformato in un monastero di monache agostiniane. La presenza di un ospedale fin dalla fine del XII secolo, sostenuta da Formentini, non risulta provata (43).
  • S. Giacomo al Prato: ospedale presso Massa, nella località al Prato; probabilmente dipendente dalla chiesa di S. Giacomo di Groppino situata nel soprastante poggio, vicino alla rocca. Attestato alla fine del XIV secolo (44).
  • S. Giacomo di Zulliano: ospedale sulla via Aurelia, tra Ceparana e la Pieve di sant'Andrea, nella località di Ospedaletto. In età medievale è nominato in un unico documento del 1222: hospitale de Zulliano in via subtana iusta galeram fluminis Vare (45).
  • S. Giovanni di Migliarina: ospedale attestato nell'estimo del 1470-71 nella pieve di san Venerio. Formentini ritiene che sia una precedente fondazione dei monaci di san Venerio, ma non esibisce riscontri documentari (46). La Petacco afferma che è attestato dal 1160, ma anche in questo caso non sono fornite indicazioni utili (47).
  • SS. Giovanni e Leonardo di Pontremoli: chiesa e ospedale fuori dalla porta di Sommoborgo (ora Porta Parma), nei pressi del sobborgo di Terrarossa. Un monastero di san Giovanni di Pontremoli è attestato in un placito del 1091, ma non è possibile stabilire, come sostiene Formentini, se abbia un legame con l'hospitale Sancti Johannis de Pontremulo attestato solo a partire dalla fine del XIII secolo nelle decime bonifaciane e nominato in seguito nell'estimo del 1470-71 tra gli enti esenti (48). Negli statuti cinquecenteschi di Pontremoli si legge di un mulino ecclesiae sive hospitalis sanctorum Leonardi et Iohannis, che sembra essere l'unica attestazione simultanea di entrambi i titoli (49). Per Formentini l'ospedale apparteneva all'Ordine dei cavalieri di S. Giovanni di Gerusalemme fin dalla fine del XII, quando i gerosolimitani si insediarono anche a san Leonardo al Frigido (50), ma si deve rilevare che non solo il legame non è provato, ma che anche la presenza gerosolimitana nel XII secolo in S. Leonardo al Frigido non è certa (si veda questo ospedale). Secondo Bernardino Campi, cronista pontremolese del XVII secolo, l'ospedale divenne una commenda dei gerosolimitani nel 1420 per opera del cavaliere Antonio Enrighini (51), un cui familiare, Tommaso, è stato nel 1418 vescovo di Brugnato. Gli dovette succedere un altro parente, Ludovico Enrighini, attestato in documenti seguenti. In effetti l'appartenenza dell'ente ai gerosolimitani si documenta con certezza nel 1433 e nel 1438, quando Ludovico Enrighini è attestato come preceptor et administrator hospitalis S. Leonardi de Pontremulo, dell'ospedale di S. Leonardo al Frigido e della chiesa di S. Margherita di Montignoso, e risulta subordinato al priorato del Santo Sepolcro di Pisa (52). Nel 1590 la commenda appare sotto il titolo dei SS. Maria e Leonardo: Zucchi Castellini ritiene che la titolazione alla Vergine gli derivi da un altro oratorio che l'Ordine gerosolimitano ebbe entro l'abitato di Pontremoli: la chiesa di S. Maria di Piazza o della Madonna del Rosario. Alla fine del XVI dell'antico ospedale esisteva solamente un portone, che venne demolito (53).
  • S. Lazzaro di Pietrasanta: ospedale presso il ponte di Pietrasanta, nella cappella di Corvara o di Vallecchia, pieve di santo Stefano di Versilia. È attestato nel 1352, quando risulta amministrato da Matteo de Corvara, pievano di S. Felicita, e ancora nell'estimo del 1470-71 (54).
  • SS. Lazzaro (e Martino) di Pontremoli: ospedale presso l'Annunziata di Pontremoli, sulla via della Cisa dove la strada gira con una forte curva intorno a un costone roccioso e boscoso e dove è attestato il toponimo Groppus tavernellae o de tabernula (ossia "sperone del ricovero"). Manfredo Giuliani afferma che una domus Sancti Lazarii era stata istituita dal Comune di Pontremoli nei secoli dopo il Mille vicino alla più antica chiesa di S. Martino, ma non specifica da dove ricava la notizia. Della sua esistenza abbiamo infatti prove solo nel secolo XVI. Il Campi racconta che nel 1515 Ludovico del fu Guglielmo Villani ottenne dal Papa in commenda l'ospedale di S. Lazzaro fuori della porta inferiore di Pontremoli, ma che ne fu rimosso per pubblico decreto del consiglio dato che si trattava di beni laici. Da un'ispezione del 1584 &endash; prima attestazione della struttura - veniamo in effetti a sapere che tra chiesa di S. Martino e il lazzaretto non vi era alcun legame e che il secondo non era una struttura religiosa. Solo in seguito, quindi, la chiesa prese anche il titolo del lazzaretto. Nel 1599 le rendite dell'ospedale vennero assegnate alla costruzione della chiesa di un nuovo convento (55) . Secondo Formentini l'ospedale esisteva già alla fine del XII ma non fornisce riscontri utili (56). Ferrari, riprendendo gli statuti di Pontremoli, dice che era di fondazione laica, che disponeva di larghe rendite e che su di esso aveva piena giurisdizione il Comune, che ne eleggeva ogni 6 mesi il massaro (57).
  • S. Lazzaro di Servarecia: ospedale presso Sarzana, sulla via Aurelia, nell'odierna località di San Lazzaro. Corrisponde all'ospedale leprosorum de Servarecia, ricordato nel 1228 e in diversi testamenti del 1262 (58), oltre che nell'estimo lucchese del 1398-1401 (59). Nel 1469 papa Paolo II, con una bolla, sganciò l'ospedale dalla giurisdizione vescovile e lo aggregò, con tutti i suoi beni, all'Opera della Cattedrale di S. Maria di Sarzana, mettendolo alle dipendenze della sede apostolica. Continuò ad esistere fino al XVIII secolo (60).
  • S. Leonardo in capite paludis: ospedale ai piedi del colle di Castelnuovo, sulla Romea tra Luni e Sarzana. Attestato per la prima volta nel 1151 quando il vescovo di Luni Gottifredo donò l'ospedale in capite paludis, con la cappella di san Leonardo, ai canonici di S. Frediano a Lucca, insieme all'ospedale di Monte Forca (61). Entrambi gli ospedali rimasero alle dipendenze di S. Frediano fino al 1204, dopo di cui le loro vicende si diversificarono. Nel 1204 il vescovo di Luni, infatti, cedette la chiesa di S. Pietro di Avenza ai canonici di san Frediano per recuperare l'ospedale di S. Leonardo. Anche se nel documento in questione l'ente è detto semplicemente ecclesia Sancti Leonardi de Padule (62), l'ospedale doveva ancora sussistere: lo prova un documento di un solo anno anteriore in cui il vescovo di Luni affittava terre presso l'hospitale de Palude (63).
  • S. Leonardo al Frigido: sorto nel luogo dove più autori collocano l'albergo di età antica designato sotto il vocabolo di Taberne frigide o Taberna frigida nella Tavola Peutingeriana (64), l'ospedale medievale serviva di appoggio all'unico ponte che attraversava il fiume Frigido in pianura (65). È ricordato per la prima volta da da una cronaca inglese che descrive il ritorno dalla terza crociata di Filippo Augusto nel 1191 (per Seint Leonard) (66). Nel XIV secolo è di pertinenza dell'Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme, ma non è certo se agli stessi cavalieri gerosolimitani si debba ascrivere anche la sua fondazione. Per Ubaldo Formentini la risposta al quesito deve essere assolutamente positiva: lo proverebbe il fatto che le sculture del portale della chiesa annessa all'edificio ospedaliero, oggetti attualmente conservati al Metropolitan Museum of Art di New York, sono opera di maestro Biduino, artista della seconda metà del XII secolo, che ha decorato con le medesime scene scolpite a S. Leonardo (in particolare l'entrata trionfante di Cristo a Gerusalemme) un bassorilievo della pieve di san Casciano nel Val d'Arno pisano (67). Formentini suppone che le murature della chiesa possano essere state ordinate direttamente dal priorato degli Ospitalieri di Pisa a questo stimato artista. Si deve tuttavia notare che sedondo Bertozzi le sculture del portale, databili intorno al 1175-1180, stridono con l'impianto architettonico della chiesa, che sembra anticipare a prima del X la sua edificazione, mentre secondo l'archeologo Quiros Castillo queste potrebbero appartenere all'XI (68). Entrambe le datazioni, comunque, precedono uno o due secoli gli anni di attività di maestro Biduino: quindi si deve ritenere che la fondazione dell'ospedale sia da anteporsi a quella della decorazione del portale. Quanto alla committenza gerosolimitana è solo ipotetica. L'ospedale di S. Leonardo, tuttavia, è attestato nelle decime bonifaciane, nell'estimo di Massa Lunense del 1398-1401, fino all'estimo della Chiesa di Luni del 1470-71 come ente esente, quindi era indubbiamente gestito, findalla fine del XIII secolo, da un ente diverso dal vescovato o dalla canonica di Luni. Dal punto di vista documentario solo un testo del 1333, frammento di un catasto dei beni dell'Ordine ospitaliero di Gerusalemme, fornisce la prima prova certa dell'appartenenza della struttura ai gerosolimitani. Il frammento elenca tutte le numerose pertinenze dell'ospedale, beni che trovianmo ancora numerosi nell'estimo della vicaria di Massa del 1398-1401 (69). Nel 1433 la chiesa e l'ospedale di S. Leonardo e la cappella di S. Margherita di Montignoso ad esso pertinente, erano amministrati da frate Ludovico degli Enrighini dell'Ordine gerosolimitano della commenda di Pontremoli, sottoposto al priorato di Pisa. Nel corso del XV secolo la giurisdizione dell'Ordine sull'ospedale e le due chiese di Massa e di Montignoso fu contestata dai monaci olivetani di san Venerio del Tino, che identificarono erroneamente S. Leonardo con il loro distrutto ospedale di S. Maria Maddalena de Cerbaria (70). I monaci vinsero la causa e ottennnero il controllo della struttura e dei suoi beni fino al 1773 quando li cedettero a Domenico Ricci di Sarzana, provvisioniere dei soldati modenesi (71) .
  • S. Lorenzo di Cento Croci: ospedale al passo detto dell'Ospedalaccio, sull'antico valico del Cerreto (Fivizzano). Il Formentini lo identifica con S. Lorenzo in alpibus nominato nel 1116 nella bolla di Pasquale II tra le dipendenze dell'abbazia di S. Apollonio di Canossa (72) . Nel 1137 un diploma di Lotario lo assegna al monastero di S. Prospero di Reggio (73) . Nelle decime del 1296-97 è attestato tra gli enti esenti.
  • S. Lucia di Selva Donica: ospedale tra Filattiera e Villafranca, nella pieve di Filattiera, poco distante dalla confluenza del torrente Monia con la Magra. Attestato nelle decime bonifaciane della fine del XIII secolo è nominato anche nel libro di memorie di Giovanni Faye (1447). In questo testo risulta gestito in accordo dalle comunità di Filetto e Mocrone: De l'ano soprascrito s'è fato la caxa, o rifata, dello Spedale de Santa Locia, overo chiamato lo Spedale de serva Donegha e ala rifata el comun de Feleto e de Mochoron (74). È ricordato infine nell'estimo del 1470-71. Ubaldo Mazzini erroneamente lo identifica con l'ospedale di san Giacomo d'Altopascio esistente a Filattiera almeno dal 1462, che è invece detto de Feletera dallo stesso Faye (75). Nel XV secolo Mocrone e Filetto, insieme con Orturano, Irola e Malgrate, formavano il feudo di Malgrate, risultato dalla divisione del 1351 tra gli eredi del marchese Niccolò Malaspina. Nel 1648 l'ospedale fu ripristinato ad uso dei viandanti (76).
  • S. Maria di Antona: ospedale a Massa nella zona di Ponte, nella pieve di S. Pietro di Bagnara. È attestato alla fine del XIV secolo come dipendente dall'Opera di S. Maria d'Antona (77).
  • S. Maria di Calcaiola: ospedale presso Massa. È attestato la prima volta nel 1220, in una bolla di Onorio III al monastero del Tino, in cui il pontefice conferma al cenobio i possedimenti, in particolare l'ospedale de Calcarola e beni in Corsica e nella Palmaria (78). Nel 1290 è tuttavia un laico, Bonaventura detto Tura figlio di Arrigo Guercio di Lucca, a dare facoltà a frate Antonio, che vive ad hospitale Sancte Marie de Calcaiola districtus Masse lunensis diocesis, di affittare terre e possedimenti dell'ospedale stesso (79). Ed è certamente un discendente di Bonaventura il prete Alessandro, figlio di Arrigo Guercio di Lucca, che è rettore dell'ospedale nel 1388 (80). L'ente è elencato come hospitale de Calcaiola/Calcagiola tra gli enti esenti alle decime bonifaciane della fine XIII e inizio XIV secolo e nell'estimo del 1470-71 (81). Difficile invece dire se corrisponda ad esso l'ospedale di S. Maria di Massa attestato nell'estimo del 1398-1401 (82).
  • S. Maria della Cisa: ospedale di fondazione probabilmente imperiale perché ricordato in due diplomi carolingi dell'861 e 865 (xenodochium S. Marie cum ospitali S. Benedicti in Montelongo) indirizzati al monastero di S. Salvatore di Brescia .Non sembra attestato in documenti successivi. Le sue rovine furono scoperte nel 1924 (83).
  • S. Maria di Forno: ospedale presso Massa, gestito dall'Opera di S. Maria di Forno (84). Attestato nell'estimo di Massa Lunense del 1398-1401 in cui l'Opera risulta possedere una casa in vicinia Furni deputata pro hospitali (85).
  • S. Maria di Groppofosco o di Abaritulo: chiesa e ospedale nella pieve dei SS. Ippolito e Cassiano di Bagnone; sorgeva a mezza costa sul colle situato a occidente di Fornoli, in prossimità di un importante guado della Magra, tra Villafranca e Terrarossa, secondo Formentini nel luogo di un antico castello scomparso dopo il XII (1164). Nel 1187 l'ospedale è dei canonici di Luni, come si legge in una bolla di Gregorio VIII, e dovrebbe essere posteriore alla chiesa de Arbaritulo la cui origine risale ai duchi e marchesi di Tuscia e che già nell'884 era stata ceduta da Adalberto all'abbazia dei SS. Maria e Caprasio di Aulla, unitamente a una contigua corte domnicata appartenente allo stesso donatore. Nel 1207 l'ospedale è ricordato tra le pertinenze dell'abbazia di Linari, ma le decime bonifaciane del 1296-97 e l'estimo del 1470-71 lo fanno ancora dipendere dal capitolo dei canonici (86), mentre la chiesa non è attestata nella colletta del 1276, nelle decime del 1296-97, 1298-99, 1303, né nell'estimo sudetto. L'ospedale venne confermato al capitolo della cattedrale di Sarzana da Niccolò V nel 1453 (87). Nell'Archivio del Capitolo di Sarzana è conservato un inventario dei suoi beni del 1546 (88).
  • S. Maria di Massa: ospedale attestato alla fine XIV secolo entro la pieve di S. Pietro, nella zona di Ponte, in una casa per metà di proprietà del marchese Malaspina (90). Potrebbe identificarsi con l'opsedale di S. Maria di Calcaiola.
  • S. Maria di San Vitale: ospedale nel comune di San Vitale, a Massa, attestato alla fine XIV secolo. Dipendeva dall'Opera di S. Maria (91).
  • S. Maria di Portovenere: ospedale attestato nel XIV secolo. Al pari di tutti gli altri enti religiosi del distretto di Portovenere faceva parte della diocesi di Genova (92).
  • SS. Maria e Caprasio di Aulla: monastero importante della Lunigiana, presso cui un ospedale è attestato solamente nel 884 - senza alcuna titolatura -, in occasione della fondazione del castello da parte di Alberto I conte di Lucca (93).
  • S. Maria Maddalena di Cerbaria: ospedale e chiesa presso il Frigido a Massa, detto anche de Cultrexana, de Comitissa, de Carçala (94). Lo fondò nel 1210 a proprie spese, dotandolo largamente di beni, donnicella Georgia, marchesa di Massa, con un atto rogato nella sua abitazione di Pisa (95). Il proposito di Giorgia di fondare in aggiunta all'ospedale anche un convento di monache - come si legge nel medesimo atto - non venne attuato. L'ospedale invece sorse e una altra marchesa di Massa - donnicella Benedetta - lo mise sotto il giuspatronato dell'ordine Ospitaliero di san Giovanni di Gerusalemme che aveva in Pisa uno dei suoi più importanti priorati. Si opposero tuttavia alla donazione il comune massese e il marchese Andrea, che invece lo cedettero al monastero di S. Venerio del Tino nel 1217 (96). L'anno successvo anche Benedetta confermò il passaggio al monastero del Tino, revocando la donazione precedente (97) . Nel 1219 il vescovo di Luni Marzucco diede piena approvazione alla donazione, ma questo non impedì il sorgere di una controversia legale tra il monastero di santo Venerio e il priorato gerosolimitano di Pisa (98) , che si concluse nel 1231. A quella data, infatti, tra i beni che papa Gregorio IX confermò al monastero del Tino si nomina l'ospedale di Cerbaria con le sue pertinenze (99) . Nel 1440 l'ospedale risulta distrutto (100). Data la sua vicinanza con l'ospedale gerosolimitano di S. Leonardo, anch'esso prossimo al Frigido, i monaci olivetani del Tino confondono le acque e intentano una causa per occupazione contro l'Ordine di Gerusalemme nella persona di Ludovico de Enrighini di Pontremoli, che lo gestisce per il priorato di Pisa, sostenendo che le due strutture fossero in realtà una sola, quella fondata dai marchesi di Massa. Nella sentenza vescovile dell'8 aprile 1440, infatti, i monaci dichiarano di possedere da moltissimo tempo quoddam hospitale cum ecclesia que tunc vocatur Sancti Leonardi et olim vocabatur Sancte Marie Madgalene, quod hospitale nunc destructum olim edificatum et constructum fuit in territorio Masse […] ultra annos centum eidem monasterio Sancti Venerii acquisitum ac traditum a fundatoribus (i marchesi di Massa) (101). Le ragioni dell'illegittima occupazione dell'Ordine di Gerusalemme andrebbero cercate, sempre secondo i monaci, nell'abbandono in cui l'ospedale sarebbe stato lasciato dai precedenti abati ex dolo seu propter impericiam et negligentiam. I monaci del Tino, quindi, a oltre di due secoli di distanza dalla fondazione, confondono più o meno intenzionalmente gli ospedali di S. Leonardo al Frigido e quello di Cerbaria, di cui solo in questa occasione veniamo a conoscere il titolo di S. Maria Maddalena. In tempi più recenti molti studiosi locali hanno invece identificato quest'ospedale, fondato dalla marchesa di Massa, con quello di Calcaiola, sempre intirolato a S. Maria, ma la lettura dei riscontri documentari pone notevoli dubbi. Nei documenti che li riguardano, infatti, non si riscontra mai il toponimo Calarola/Calcaiola accanto a quelli di Cultraxana/Cerbaria/Carçala (102), né si riscontrano somiglianze onomastiche nei gestori o ricorrenze topografiche nelle confinanze. D'altronde non si comprende come, essendo distrutto nel 1440, l'ospedale potesse ancora essere elencato nell'estimo 1470. A mio giudizio i due enti debbono, quindi, essere considerati distinti, anche se rimane da scoprire il motivo per cui l'ospedale di Cerbaia non è nominato negli elenchi delle decime bonifaciane, nemmeno tra gli enti esenti, dove invece ritroviamo quello di Calcaiola. Nell'estimo della vicaria di Massa del 1398-1401 l'ente attestato col titolo di S. Maria Maddalena de Alcino (o Altino?) risulta possedere nei suoi pressi un prato di 1000 pertiche che confina col mare e la palude (103).
  • S. Maurizio: chiesa e ospedale (?) alla foce del Magra. Nel XII secolo la chiesa apparteneva all'abbazia di santo Venanzio di Ceparana e tra 1189 e 1190 venne ceduta, per comune consenso dell'abate e del vescovo Pietro, all'ospedale pisano di S. Croce a Bocca d'Arno, istituzione che aveva il compito di assistere i naviganti. In questa occasione viene nominato, per la prima e unica volta, anche l'ospedale, ma l'interpretazione del testo è ambigua e meriterebbe un controllo sul documento originale (104). Attestata ancora nel 1278, la chiesa continuò ad esere usata dai canonici di Luni fino al XVI secolo, quando il culto di S. Maurizio venne trasferito nella cattedrale di Sarzana (105) .
  • S. Michele di Centocroci: ospedale presso l'attuale passo di Centocroci, nel territorio di Varese Ligure. Si trovava proprio sotto il passo a quota 1000 metri. Secondo il Sassi, che non fornisce alcun riscontro documentario, la struttura è documentata all'inizio del XIII e risulta già distrutta nel 1746. Dal 1446 era alle dipendenze dell'abbazia di S. Salvatore di Lavagna (106) . Nel 1506 il cardinale Niccolò Fieschi rinunciò ad essa a favore del vescovado di Brugnato (107).
  • S. Niccolò di Pietra Corice: ospedale nei pressi del Passo del Bracco, tra Carrodano e Sestri Levante. È attestato con certezza dal 1222, ma si deve rilevare che il toponimo è nominato in un diploma carolingio del 774 e una struttura esisteva probabilmente dalla prima metà del XII secolo; nel XIII era sotto la giurisdizione di S. Salvatore di Lavagna (108). Nelle rationes decimarum di Genova compare una sola volta, nell'elenco dei Restantes ad solvendum della decima 1357-60, come dipendente dalla pieve di Sestri Cadde in rovina poco oltre la metà del XVI(108bis).
  • S. Nicolao di Tea: ospedale sopra l'abitato di Regnano, nel punto di valico tra la valle del Serchio e quella dell'Aulella a circa 950 metri sul livello del mare. Il luogo dove sorgeva è stato identificato da Augusto Cesare Ambrosi e in seguito confermato da uno scavo archeologico condotto nel 1997-98 da Juan Antonio Quiros Castillo. L'oronimo Tea appare nell'XI secolo ma l'ospedale è documentato dal XII fino al XV come dipendente dalla pieve di S. Lorenzo (109). Dagli scavi archeologici si è rilevato che nei primissimi anni del XIII secolo, l'ospedale fu completamente ricostruito, reimpiegando e adattando con grande perizia le strutture già esistenti, mentre nei secoli XIV-XV venne ulteriorimente ampliato. La costruzione della chiesa di S. Nicolao nella vicina località di Metra nell'anno 1616 data invece l'abbandono definitivo della struttura opedaliera (110).
  • S. Pietro di Avenza: chiesa e ospedale presso Carrara, entro la pieve di S. Andrea. La chiesa rimase alle dipendenze del capitolo fino al 1204, quando il vescovo di Luni la cedette ai canonici di san Frediano per recuperare l'ospedale di S. Leonardo in capite paludis (111). L'ospedale è attestato dal 1586, data della visita a Carrara del priore di S. Frediano (112).
  • S. Sisto di Monte Forca: ospedale presso Castelpoggio, sulla via tra Carrara e Fosdinovo. Il Monte Forca va identificato con lo sperone di maestrale di monte Sagro (vetta oggi chiamata Pizzacuto). Dipendente inizialmente dal vescovo di Luni, nel 1151 venne da questo ceduto al monastero di S. Frediano a Lucca insieme all'ospedale di S. Leonardo in capite paludis. Rimase alle dipendenze del monastero lucchese fino al 1204. È attestato ancora nel 1218 (113).
  • S. Sisto di Pradarena: ospedale, pare di origine matildica, al passo di Pradarena (Sillano) di cui è ancora visibile la struttura. Nel 1395 Bonifacio IX ne diede il giuspatronato al Comune di Sillano (114).
  • S. Sisto di Ripa di Corvara: ospedale presso Serravezza, dipendeva dal monastero di S. Pietro di Camaiore. È attestato nelle decime del 1296-97 e del 1298-99 e nell'estimo del 1470-71 come ente esente (115).

 

 

 

 

NOTE

     

    (A) E. SALVATORI, Presenze ospedaliere in Lunigiana, in Riviera di Levante tra Emilia e Toscana: un crocevia per l'ordine di San Giovanni, Atti del convegno (Genova-Chiavari-Rapallo: 9-12 settembre 1999), Genova: Istituto Internazionale di Studi Liguri, 2001, pp. 189-222 (torna al testo)

    (1) U. MAZZINI, Per i confini della Lunigiana, in "Giornale storico della Lunigiana", I, 1909, pp. 4-38 e M.N. CONTI, Prima rettifica ai confini della Lunigiana dedotti da Ubaldo Mazzini, in "Memorie dell'Accademia 'G. Cappellini'", XXXIII, 1962; G. PISTARINO, La Lunigiana storica, ibidem, LIV-LVI, 1984-1986, pp. 3-22 e ID., Le pievi della diocesi di Luni, Bordighera, La Spezia 1961, pp. 157 e ss. (torna al testo)

    (2) PISTARINO, Le pievi, cit.; G. SFORZA, Un sinodo sconosciuto della diocesi Luni-Sarzana (1470-71), in "Giornale storico della Lunigiana", V, 1904, pp. 225-251. (torna al testo)

    (3) Il 'Registrum Vetus' del Comune di Sarzana, a cura di G. PISTARINO, Sarzana 1965 (Fonti e studi dell'Istituto di storia medioevale e moderna dell'Università di Genova, VIII), n. 24. U. FORMENTINI, La pieve di Venelia e il borgo di Licciana, in Giornale storico della Lunigiana, n.s. IX, 1958, pp. 5-17, in particiolare p. 16. L'identificazione del sito dove sorgeva l'ospedale è di Giulivo Ricci (Un inventario della Lunigiana del cinquecento, Pontremoli, 1973, pp. 193-208) che individuò sul territorio il toponimo "Anforariam" (presente in un manoscritto settecentesco dell'archivio comunale di Albiano) come limite delle comunità di Burcione, Bibola e Aulla. (torna al testo)

    (4) G. SFORZA, Memorie e documenti per servire alla storia di Pontremoli, 3 voll., Firenze-Lucca 1904, ristampa anastatica Bologna 1972, I, p. 57. (torna al testo)

    (5) PISTARINO, Le pievi, cit., pp. 141-142; P. FERRARI, L'espansione territoriale del "Comune" di Pontremoli nell'alta Val di Vara, Pontremoli 1936, p. 13; P.S. PASQUALI, I nomi di luogo del comune di Filattiera (Alta Val di Magra), Milano 1938, p. 84-85. (torna al testo)

    (6) MAZZINI, Per i confini, cit., p. 29; A.C. AMBROSI, Un sepolcreto ad inumazione nella valle del Serchio, in "Giornale storico della Lunigiana", n.s. IV, 1953, pp. 14-15; PISTARINO, Le pievi, cit., p. 103. (torna al testo)

    (7) PISTARINO, Le pievi, cit., p. 142. (torna al testo)

    (8) P. FERRARI, La chiesa e il convento di San Francesco di Pontremoli, 2ª ed., Pontremoli 1926, p. 97. (torna al testo)

    (9) L'abbazia è attestata dal 1034. Cfr. U. FORMENTINI, L'abbazia di S. Salvatore di Linari e le sue strade, in "Giornale storico e letterario della Liguria", n.s. IX, 1933, pp. 16-20. (torna al testo)

    (10) PISTARINO, Le pievi, cit., p. 114, 137. U. FORMENTINI, Dalla pieve di Venelia all'abbazia di S. Salvatore di Linari, Parma 1929 (Biblioteca della 'Giovane Montagna', 71). (torna al testo)

    (11) I documenti dell'Archivio Capitolare di Sarzana dal 1095 al 1776, a cura di E. FREGGIA, La Spezia 1989 (Studi e documenti di Lunigiana, XI), n. K125a. (torna al testo)

    (12) F. LEVEROTTI, Massa di Lunigiana alla fine del Trecento. Ambiente, insediamenti, paesaggio, Pisa 1982, p. 115. (torna al testo)

    (12bis) R. RICCI, Topografia massese e toponimi locali, in "Bollettino storico di Massa e Carrara", I (1994), pp. 23-25. (torna al testo)

    (13) Il 'Registrum Vetus', cit., n. 11; Il regesto del codice Pelavicino, a cura di M. LUPO GENTILE, in "Atti della Società Ligure di Storia Patria", XLIV, 1912, n. 407; U. FORMENTINI, La pieve di Santo Stefano, in "Giornale storico della Lunigiana", n.s. V, 1954, p. 31. (torna al testo)

    (14) M.N. CONTI, Degli ospedali di Monte Forca e 'in capite paludis' in Lunigiana, in "Atti e Memorie della Deputazione di Storia Patria per le Antiche Province Modenesi", s. 10ª XI, 1976, pp. 101-110; P. BONDIELLI, L'extimum di Massa Lunense del 1398. Rilievi e note, Massa 1975, p. 32; F. LEVEROTTI, L'estimo di Massa Lunense (1398-1401), tesi di laurea, relatore M. LUZZATI, Pisa: Università degli Studi, anno accademico 1973-74 , 4 voll., III, p. 1291. (torna al testo)

    (15) LEVEROTTI, L'estimo, cit., p. 1300. (torna al testo)

    (16) U. DORINI, Un grande feudatario del Trecento. Spinetta Malaspina, Firenze 1940, p. 333-334. (torna al testo)

    (17) E. BRANCHI, Storia della Lunigiana feudale, Pistoia 1899, ristampa anastatica Bologna 1971, III, p. 461. (torna al testo)

    (18) U. FORMENTINI, Il monastero regio di S. Giovanni di Pontremoli, in "I quaderni della 'Giovane Montagna'", 53, 1940, p. 8; G.B. GONETTA, Saggio istorico descrittivo della diocesi di Luni-Sarzana, Sarzana 1867, p. 181. (torna al testo)

    (19) M. BERTOCCHI, Ipotesi sulle origini degli Istituti ospedalieri a Pontremoli, in "Archivio Storico per le Province Parmensi", s. 4ª XLIII, 1991, pp. 83-89. Forse si tratta dell'hospitale Sancti Antonii attestato come ente esente nell'estimo del 1470-71. (torna al testo)

    (20) FERRARI, La chiesa, cit., pp. 223, 225, 238, 256. (torna al testo)

    (21) BERTOCCHI, Ipotesi, cit., p. 85. (torna al testo)

    (22) M. GIULIANI, La via del Borgallo, il 'pagus Vignolensis' e il 'Castrum Grundule', in "Archivio Storico per le Province Parmensi", s. 4ª VI, 1954, pp. 51-77. (torna al testo)

    (23) F. BONATTI ed E. PETACCO, Arcola, storia e istituzioni, Arcola 1987, pp. 83-84, P. FIAMBERTI, Cenni storici del Comune di Arcola, Chiavari 1835, p. 34. (torna al testo)

    (24) BONATTI e PETACCO, Arcola, cit., pp. 79-83. (torna al testo)

    (25) F. BONATTI e M. RATTI, Sarzana, Genova 1991, pp. 9, 14-15, 45; I documenti dell'Archivio Capitolare di Sarzana, cit., n. K125, K125b, K125c. È quindi anticipata la datazione del 1189 proposta da Pistarino (G. PISTARINO, Una fonte medievale falsa e il suo presunto autore: Saladino de 'castro Sarzane' e Alfonso Ceccarelli, Genova 1958, p. 36, n. 1). (torna al testo)

    (26) U. MAZZINI, L'epitaffio di Leodegar, Vescovo di Luni, in "Giornale storico della Lunigiana", X, 1919, pp. 99-100; U. FORMENTINI, I Longobardi sul monte Bardone, in "La Giovane Montagna", 73, 1929, p. 15; ID., Le due "Viae Emiliae", in "Rivista di Studi Liguri", XIX, 1953, pp. 43-74, in particolare p. 55. (torna al testo)

    (27) Codice diplomatico longobardo, a cura di C. BRÜHL, Roma 1973 (Fonti per la storia d'Italia, 63), n. 44. (torna al testo)

    (28) Lotharii I. et Lotharii II. diplomata, in MGH Diplomata Karolinorum, III, bearbeitet von Th. SCHIEFFER, Berlin-Zürich 1966, n. 115. (torna al testo)

    (29) Ludovici II. diplomata, in MGH Diplomata Karolinorum, IV, bearbeitet von K. WANNER, München 1994, nn. 34, 48. (torna al testo)

    (30) Adventus archiepiscopi Sigerici ad Romam, in Rerum Britannicarum Medii Aevi Scriptores , ed. W. STUBBS, London 1874, LXIII, pp. 391-395; Ex gestis Henrici II. et Ricardi I., in MGH Scriptores, ed. F. LIEBERMANN, Hannoverae 1885, XXVII, pp. 81-132, 2ª ed. Stuttgart-New York 1964, p. 131. (torna al testo)

    (31) Heinrici II et Arduini diplomata, in MGH Diplomata regum et imperatorum, III, Hannover 1900, n. 300. (torna al testo)

    (32) A. BALDINI, Note per una storia delle istituzioni monastiche a Pontremoli dalle origini al XIII secolo, in "Studi Lunigianesi", 10, 1980, pp. 199-212, in particolare p. 205; PISTARINO, Le pievi, cit., p. 115; FORMENTINI, Le due "Viae Emiliae", cit., p. 55; A. ZACCARIA, Dell'antichissima badia di Leno, Venezia 1767, p. 87; SFORZA, Memorie e documenti, cit., II, pp. 371-375, L. SCHÜTTE, Der Apenninenpass des Monte Bardone und die deutschen Kaiser, Berlin 1901; G. SCHIANCHI, Gli antichi ospedali di Roncaglia e di Sancta Maria della Cisa, Parma 1926; G. MARIOTTI, La strada Francesca di Monte Bardone e l'ospedale di S. Benedetto di Montelungo, in "I quaderni della 'Giovane Montagna'", 59, 1940, p.11 e ss. (torna al testo)

    (33) Da una lapide un tempo murata nel campanile della chiesa attuale e ora collocata all'interno. Cfr. C. LAZZONI, Carrara e le sue ville, Carrara: 1880, rist. anastatica Bologna 1985, pp. 110-111; C. PISANI, L'antico ospedale dei SS. Giacomo e Cristoforo di Carrara dal 1796 all'Unità d'Italia, in Massa e Carrara da Maria Beatrice a Vittorio Emanuele II (1829-1859), a cura della Deputazione di Storia Patria per le Antiche Provincie Modenesi, Atti e memoria del convegno (Massa -Carrara - Versilia: 8-10 settembre 1989), Massa -Modena 1990, pp. 85-104. (torna al testo)

    (34) Il regesto del codice Pelavicino, cit., n. 10, con le correzioni apportate da U. MAZZINI, Correzioni critiche di alcune date del Regesto del Codice Pelavicino, Genova 1914. (torna al testo)

    (35) PISTARINO, Le pievi, cit., pp. 113 e 143; SFORZA, Un estimo, cit., p; 238: C. de Feleto cum beneficio de Milearino. (torna al testo)

    (36) J. BICCHIERAI, Cronaca di G. Antonio da Faye, tratta dall'autografo e per la prima volta pubblicata, in "Atti della Società ligure di Storia Patria", X, 1866, si veda sotto l'anno 1462; P. FERRARI, L'ospedale di 'Selva Donnica' e l'ospedale di San Giacomo d'Altopascio di Filattiera, in "Giornale storico della Lunigiana", XIII, 1923, pp. 95-112, in particolare p. 104. (torna al testo)

    (37) FERRARI, L'ospedale, cit., pp. 105-106. (torna al testo)

    (38) Il cartulare di Giovanni di Giona di Portovenere (sec. XIII), a cura di G. FALCO e G. PISTARINO, Torino 1958 (Biblioteca della Deputazione Subalpina di Storia Patria, LXXI), n. CCCXXXIII. (torna al testo)

    (39) G. SFORZA, Scritti e documenti su la storia di Massa, manoscritto miscellaneo a Biblioteca "U. Mazzini" della Spezia (MS IV 27); BONDIELLI, L'extimum, cit., p. 32. LEVEROTTI, L'estimo, cit., II, pp. 672-673. (torna al testo)

    (40) G.A. MATTEONI, Guida delle chiese di Massa Lunense, Massa 1879. (torna al testo)

    (41) PISTARINO, Le pievi, cit, p. 113; U. FORMENTINI, L'ospedale dei SS. Giacomo e Cristoforo a Massa e gli itinerari per S. Jacopo di Compostella attraverso la Lunigiana, in "Giornale storico della Lunigiana", IV, 1953, pp. 17-19; M. GIULIANI, La "strada lombarda" del Cirone nell'alta val di Magra, in ID., Saggi di storia lunigianese, Pontremoli 1982, pp. 53-63, in particolare p. 60; N. ZUCCHI CASTELLINI, Gli ordinamenti ecclesiastici della Valdantena e dell'alto bacino della Magra, in "Archivio Storico per le Province Parmensi", XIII, 1961, p. 15. (torna al testo)

    (42) Le carte del monastero del Tino, a cura di G. FALCO, I (1050-1220), Pinerolo: 1916; II (1220-1300), Torino 1934., II, nn. CXCVII, CXCIX. (torna al testo)

    (43) FERRARI, L'ospedale, cit., p. 105; SFORZA, Memorie e documenti, cit., pp. 369, 626, 639-640; FORMENTINI, Il monastero regio, cit., p. 8. (torna al testo)

    (44) LEVEROTTI, Massa, cit., p. 115. (torna al testo)

    (45) Il regesto del codice Pelavicino, cit., n. 473; PISTARINO, Le pievi, cit., p. 135; FORMENTINI, La pieve di Santo Stefano, cit., p. 32. (torna al testo)

    (46) U. FORMENTINI, San Venerio, in "Memorie dell'Accademia Lunigianese 'G. Cappellini'", XVIII, 1937, p. 41. (torna al testo)

    (47) BONATTI, PETACCO, Arcola, cit., p. 80. (torna al testo)

    (48) FORMENTINI, Il monastero regio, cit.; SFORZA, Un sinodo, cit., p. 250. (torna al testo)

    (49) N. ZUCCHI CASTELLINI, La commenda di S. Leonardo e l'ospedale di S. Giovanni di Pontremoli, in Studi storici in onore di Manfredo Giuliani, Parma 1965, pp. 220-237, in particolare p. 226. (torna al testo)

    (50) FORMENTINI, Il monastero regio, cit., pp. 3-5. (torna al testo)

    (51) BERNARDINO CAMPI, Memorie historiche nelle quali secondo la serie degli anni, e più antichi, et autentici historici si contengono l'origine, e successi memorabili dell'antica città d'Apua, hoggi Pontremoli con le Famiglie, et Huomini insigni, che in virtù e dignità qui fiorirono, Pontremoli 1975. (torna al testo)

    (52) SFORZA, Memorie e documenti cit., II, 610, 629; Regesto delle pergamene del Regio Archivio di Stato in Massa, a cura di E. LASINIO, Pistoia 1916, nn. 364, 370. (torna al testo)

    (53) ZUCCHI CASTELLINI, La commenda, cit.; FERRARI, La chiesa, cit., pp. 72 e 103. (torna al testo) Su di esso si veda anche R. RICCI, Una residenza malaspiniana agli albori del Trecento in Pontremoli. Aspetti della struttura socio-urbana della Pontremoli medioevale, in "Archivio storico delle Province Parmensi", s.4ª, LI (1999), pp. 137-154.

    (54) V. SANTINI, Commentarii storici sulla Versilia centrale, Pisa 1861, 6 voll, V pp. 89-90; SFORZA, Un sinodo, cit., p. 236 e 248. (torna al testo)

    (55) M. GIULIANI, Il "Groppus de Tabernula" sulla via di Montebardone e l'oratorio di S. Lazzaro di Pontremoli, in ID, Saggi, cit., pp. 109-120. (torna al testo)

    (56) FORMENTINI, Il monastero regio, cit., p. 8. (torna al testo)

    (57) FERRARI, La chiesa, cit., p. 104-105. (torna al testo)

    (58) Il regesto del codice Pelavicino, cit., n. 9, datazione corretta da Ubaldo MAZZINI, Correzioni, cit.; Il cartulare di Giovanni Giona, cit., nn. CXCVI, CCLXXXII, CCCV, CCCXVIII, CCCXXXIII, CCCLX, CCCLXIX, CCCLXX; PISTARINO, Le pievi, cit., p. 133. (torna al testo)

    (59) BONDIELLI, L'extimum, cit., p. 32; LEVEROTTI, L'estimo, cit., III, p. 1288. (torna al testo)

    (60) I documenti dell'Archivio Capitolare di Sarzana, cit., nn. F15 e F16; G. TRABUCCHI ANDREANI, L'ospedale di S. Lazzaro dei lebbrosi in località Silvaricia, in La via francigena, cit., pp. 93-100 (la Trabucchi sbaglia pìerò sul documento del 1228 assegnandolo alla metà del XII secolo). (torna al testo)

    (61) Il regesto del codice Pelavicino, cit., n. 326, con le correzioni apportate da MAZZINI, Correzioni, cit. (torna al testo)

    (62) PISTARINO, Le pievi cit., p. 50; M. FERRARI, L'origine di Castelnuovo Magra, Barga 1912, p. 25. (torna al testo)

    (63) Il regesto del codice Pelavicino, cit., n. 268. (torna al testo)

    (64) E. REPETTI, Dizionario geografico, fisico, storico della Toscana contenente la descrizione di tutti i luoghi del Granducato di Lucca, Garfagnana e Lunigiana, Firenze 1833, 6 voll , I, pp. 346, 680; G. SFORZA, La stazione romana 'ad taberna frigida' e lo spedale di S. Leonardo al Frigido, manoscritto alla Biblioteca "U. Mazzini" della Spezia (MS IV 27 - 2); U. FORMENTINI, Le tre pievi del Massese e le origini della città di Massa, in "Atti e Memorie della Deputazione di Storia Patria per le Province Modenesi", s. 8ª II, 1949, pp. 16-18. Nel 1950 alcune ricerche archeologiche hanno portato al rinvenimento, nell'area antistante l'attuale chiesa di S. Leonardo, di tre selciati romani sovrapposti, fondazioni murarie e frammenti di lapidi romane e medioevali (LEVEROTTI, Massa, cit., p. 112). (torna al testo)

    (65) LEVEROTTI, Massa, cit., p. 111. (torna al testo)

    (66) Ex gestis Henrici II. et Ricardi I, cit., p. 131. (torna al testo)

    (67) U. GIAMPAOLI, Una scultura di maestro Biduino nella chiesa di San Leonardo al Frigido, in "Giornale storico della Lunigiana", XIII, 1923, pp. 113-121; U. FORMENTINI, Gli ospedali di S. Leonardo e di S. Maria Maddalena 'prope frigidum', in "Atti e Memorie della Deputazione di Storia Patria per le Province Modenesi", s. 8ª II, 1949, pp. 111-112; L. MUSSI, L'ospizio di san Leonardo ad Taberna Frigida, Pistoia 1949; L. PFANNER, Le origini di Massa: la 'Taberna Frigida' e la chiesa con ospedale di San Leonardo al Frigido, Massa 1954; A. G. POGGI, Le terre di San Leonardo 'de Frigido', in "Giornale storico della Lunigiana", n.s. VIII, 1957; C. GOMEZ-MORENO, The Doorway of San Leonardo al Frigido and the Problem of a Master Builder, in "Metropolitan Museum of Art, Bulletin", n.s., 23/10, 1965 Jun, pp. 349-360; M.G. ARMANINI, S. Leonardo al Frigido: un insediamento lungo il cammino della via Francigena, in La via francigena, Atti della giornata di studi. La via francigena dalla Toscana a Sarzana attraverso il territorio di Massa Carrara: luoghi, figure e fatti (Massa: 5 maggio 1996), Modena-Massa 1997, pp. 117-129; P.L. MOSTI-ZONDER, S. Leonardo e il portale del Biduino. Elementi artistici e architettonici, in La via francigena, cit., pp. 139-143. Ringrazio Sandra Fritz, del Central Catalog del Metropolitan, per avermi inviato con sollecitudine tutte le informazioni richieste. (torna al testo)

    (68) A.C. AMBROSI, M. BERTOZZI E G. MANFREDI, Massa Carrara. Pievi e territorio della Provincia, Pisa 1989, p. 42. Juan Antonio Quiros Castillo, che ringrazio, ha espresso la sua opinione verbalmente, in forza della sua ormai lunga esperienza di scavi medievali nell'area lucchese e lunigianese. (torna al testo)

    (69) LEVEROTTI, L'estimo, cit., III, pp. 626-365. Le proprietà del 1333 sono state esaminate da POGGI, Le terre di San Leonardo, cit. (torna al testo)

    (70) L'identificazione portò in seguito a valutazioni erronee da parte degli studiosi. (torna al testo)

    (71) SFORZA, La stazione, cit. (torna al testo)

    (72) U. FORMENTINI, Chiese lunensi dipendenti dai monasteri antoniani dell'Emilia, in "La Giovane Montagna", XXXVIII-11, 1937 Novembre 1, pp. 1-6; ID., San Venerio, cit., pp. 36-38. (torna al testo)

    (73) G. TIRABOSCHI, Dizionario topografico storico degli Stati Estensi, Modena 1821, 2 voll., ristampa anastatica Bologna 1963, p. 196 in cui rimanda a documenti su questo ospedale presenti nell'archivio di S. Prospero; PISTARINO, Le pievi, cit., p. 118. (torna al testo)

    (74) J. BICCHIERAI, Cronaca, cit., cfr. sotto l'anno 1447. (torna al testo)

    (75) MAZZINI, Per i confini, cit., ipotesi contestata da FERRARI, L'ospedale, cit. (torna al testo)

    (76) FERRARI, L'ospedale, cit. (torna al testo)

    (77) LEVEROTTI, Massa, cit., p. 116, 236. (torna al testo)

    (78) Le carte del monastero del Tino (1220-1300), cit., n. XXIV. Quest'atto, di poco successivo a quello in cui il vescovo di Luni Marzucco confermò al monastero del Tino le donazioni relative all'ospedale de Cultrexana/Cerbaria, farebbe pensare che si tratti del medesimo ente (Ibidem n. XXII, 1219 marzo 23). Tuttavia si deve notare che non solo i toponimi di riferimento differiscono, ma anche appena un mese dopo la bolla di Onorio III l'abate di S. Venerio non poteva ancora vantare la giurisdizione sull'ospedale de Cultrexana/Cerbaria perché era nel pieno della battaglia legale ingaggiata contro di lui dai cavalieri gerosolimitani (Ibidem n. XXV, 1220 ottobre 6). (torna al testo)

    (79) Ibidem n. CCLIX, L'ospedale è nominato anche in un atto del 1259 (Ibidem n. CXXXII). (torna al testo)

    (80) ARCHIVIO DI STATO DI TORINO, S. Venerio del Tino, Mazzo V, n. 64 (1388 luglio 27). SFORZA, La stazione, cit., p. 97. (torna al testo)

    (81) LEVEROTTI, Massa, cit., p. 115. SFORZA, Un sinodo, cit., p. 250. (torna al testo)

    (82) LEVEROTTI, L'estimo, cit., I, pp. IX, 665. (torna al testo)

    (83) Si veda la nota 29. (torna al testo)

    (84) FORMENTINI, Le due "Viae Emiliae", cit., p. 55. (torna al testo)

    (85) MATTEONI, Guida, cit.; LEVEROTTI, Massa, cit., pp. 116, 236. (torna al testo)

    (86) LEVEROTTI, L'estimo, cit., III, p. 602. (torna al testo)

    (87) FORMENTINI, Le due "Viae Emiliae", cit., p. 57; ID., La "plebs civitatis" e il capitolo dei canonici della cattedrale di Luni, in "Giornale storico della Lunigiana", n.s., IV, 1953, pp. 1-9, in particolare p. 3; AMBROSI, BERTOZZI e MANFREDI, Massa Carrara , cit., p. 179; SFORZA, Un sinodo, cit., p. 248. (torna al testo)

    (88) PISTARINO, Una fonte, cit., p. 192-194. (torna al testo)

    (89) I documenti dell'Archivio Capitolare di Sarzana, cit., n.V/6 (torna al testo)

    (90) M. LALLAI, La chiesa colleggiata di S. Pietro a Massa, in "Giornale storico della Lunigiana e del territorio lucense", XXXI-XXXII, 1980-81, p. 61; BONDIELLI, L'extimum, cit., p. 32; LEVEROTTI, Massa, cit., p. 116. (torna al testo)

    (91) LEVEROTTI, L'estimo, cit., II, p. 665 e III p. 1284. EAD., Massa, cit., p. 116. (torna al testo)

    (92) PISTARINO, Le pievi, cit., p. 174; ARCHIVIO DI STATO DI TORINO, S. Venerio, mazzi IV e V, docc. 1348 giugno 11, 1360 settembre 1, 1372 novembre 5, 1374 luglio 21. (torna al testo)

    (93) L.A. MURATORI, Delle antichità estensi, Modena 1717, 2 voll, I, pp. 210-212. G. PISTARINO, Medioevo ad Aulla, in Società civile e società religiosa in Lunigiana e nel vicino Appennino dal IX al XV secolo, Atti del convegno (Aulla: 5-7 ottobre1984), Sarzana 1986, pp. 93-132 in particolare pp. 113-118. (torna al testo)

    (94) All'atto della fondazione l'ospedale risulta ubicato in Lunensi diocesi, scilicet in confinibus Masse Marchionum in Cervaria, iuxta stratam publicam in loco ubi dicitur pons Martini ferrarii vel area Coltrexana, e la terra di cui viene dotato ha le seguenti confinanze: ex parte Frezedi vel Frigidi terre bonorum hominum de Massa, qui dicitur Curiales de Massa; ex altera parte et a superiori parte coheret terre Marchionum; et inferiori parte protenditur usque ad litus maris (si veda nota seguente). Nel 1218 viene specificato che l'hospitale de Comitissa… apud Freçitum est (Le carte del monastero del Tino (1220-1300), cit., n. XX). La presenza della struttura accanto al Frigido è ulteriormente confermata da un atto della nipote della fondatrice, Benedetta marchesa di Massa: hospitale quondam positum sub Massa predicta prope Frigiolum (ibidem, n. XXI). Infine ecco le indicazioni topografiche di un atto del 1219: edificato prope flumen Frigidi, inter Frigidum videlicet et burgum Aventie, in loco ubi dicitur Pons Martini ferrarii, vel etiam Cultrexana (ibidem, n. XXII). (torna al testo)

    (95) ARCHIVIO DI STATO DI GENOVA, Abbazia di S. Venerio del Tino, Mazzo I, 1527 E, perg. n. 26; trascrizione manoscritta in SFORZA, La stazione, cit., p. 29; regesto in MAZZINI, Per i confini, cit., p. 36 (torna al testo)

    (96) SFORZA, La stazione, cit., pp. 44-46. (torna al testo)

    (97) Le carte del monastero del Tino (1220-1300), cit., nn. XX, XXI. (torna al testo)

    (98) Ibidem nn. XXII, XXIV, XXV, XXIX. (torna al testo)

    (99) Ibidem n. XXXII; si veda anche n. CXL. (torna al testo)

    (100) SFORZA, La stazione, cit., pp. 113-121; FORMENTINI, Le tre pievi, cit., pp. 16-18; LEVEROTTI, Massa, cit., p. 115. (torna al testo)

    (101) Il documento è stato trascritto dallo SFORZA (La stazione, cit., pp. 113-121), che sostiene di aver visto l'originale nell'archivio di Stefano Bernucci di Sarzana. (torna al testo)

    (102) Del Giudice, che colloca entrambi i toponimi Cerbaria e Calcaiola tra il Frigido e l'Avenza, basa la sua affermazione proprio sulla identificazione, probabilmente erronea, dei due ospedali in un'unica struttura fatta inizialmente da Sforza e ripresa da Formentini e da altri dopo di lui. (C.A. DEL GIUDICE, La toponomastica del comune di S. Vitale (Massa di Lunigiana), Massa-Modena 1988, p. 35; ID., Toponomastica storica nella valle del Frigido, Modena 1992, pp. 78-81, 112.) (torna al testo)

    (103) LEVEROTTI, L'estimo, cit., III, p. 1300: Hospitale Sancte Marie Madalene de Alcino. Prato allo Spidaletto dalla strada; i. palude da tre; i. marina; i. strada; i. Arrighellus Iacopucci e Andreas Arrigi. Pert. 1000, ext. L. 60. (torna al testo)

    (104) Il regesto del codice Pelavicino, cit., nn. 361-362. (torna al testo)

    (105) FORMENTINI, La "plebs civitatis", cit., p. 2. (torna al testo)

    (106) L. CIMASCHI, Introduzione ai problemi archeologici e topografici di Pietra Colice, in "Giornale storico della Lunigiana", VIII, 1957, pp. 5-21, in particolare p. 7. (torna al testo)

    (107) F. SASSI, L'ospedale e la cappella di Centocroci a Varese Ligure, in "Giornale storico della Lunigiana", 1951, pp. 17-18. (torna al testo)

    (108) CIMASCHI, Introduzione, cit. (torna al testo)

    (108bis) ARCHIVIO VATICANO, Coll.132. Il codice contiene una lista di restantes ad solvendum relativa al primo anno della decima triennale 1357-60, aggiunta alla ratio relativa alla decima 1360-63. Il testo relativo alla pieve di Sestri Levante è al f. 33v, colonna 1: PLEBATUS DE SIGESTRO Plebes de Sigestro cum ecclesia Sancti Nicolai de burgo Sigestri debet pro primo termino anni secundi lib. I, sol. X.Hospitale de Petracolice debet pro omnibus sex terminis ad racionem de sol. XII 1/2 pro termino lib. III, sol. XV. (...) Negli altri elenchi, sia di paganti che di restantes, l'ospedale non compare; le decime per le quali c'è materiale sono: 1274-80 (rendiconti), 1295-98 (rendiconti), 1313-19 e 1321-24 (note di residua), 1354-57 (note di residua), 1357-60 (elenco di restantes), 1363-66 (rendiconto completo del primo anno, restantes di tutti gli anni), 1376-70 (restantes di tutti gli anni), 1370-73 (rendiconto completo del primo anno, restantes di tutti gli anni). E' abbastanza interessante che l'ospedale compaia nel 1357-58 (prima, è comprensibile che manchi: sono rendiconti finali dei subcollettori e note sparse di pagamenti) e non compaia nel 1363-64 di cui c'è la lista completa di tutti quelli che dovrebbero pagare. [nota di Elisabetta Girardi, inserita il 10-07-2001]. (torna al testo)

    (109) SFORZA, Un sinodo, cit., p. 236 e 241. (torna al testo)

    (110) S. GOBBATO, F. GRASSI, e J.A. QUIROS CASTILLO, Lo scavo dell'ospedale di San Nicolao di Tea (Minucciano, Lucca), in "Notiziario di Archeologia Medievale", 69-70, 1997, pp. 44-46; L'ospedale di Tea e l'archeologia delle strade nella Valle del Serchio, a cura di J.A. QUIRÓS CASTILLO, Casola 2000. (torna al testo)

    (111) PISTARINO, Le pievi, cit., p. 50; FERRARI, L'origine, cit., p. 25. (torna al testo)

    (112) F. BUSELLI, S. Andrea Apostolo duomo di Carrara, Genova 1972, p. 164. (torna al testo)

    (113) CONTI, Degli ospedali, cit. (torna al testo)

    (114) R. RAFFAELLI, Descrizione geografica, storica ed economica della Garfagnana, Lucca 1879, p. 396; A.C. AMBROSI, Su due toponimi 'baselica' nell'alta Garfagnana, in "Giornale storico della Lunigiana", n.s. II, 1951, pp. 23-26. (torna al testo)

    (115) PISTARINO, Le pievi, cit., p. 118; F. BUONANOMA, Indice di documenti inediti riguardanti la badia di San Pietro di Camaiore e altre chiese e luoghi della Versilia, Lucca 1858, nn. 88, 106; SFORZA, Un sinodo,cit., p. 250. (torna al testo)