Il tempo:
dove, quando e come è stato misurato


progetto di orologio ad acqua in un manoscritto arabo del 1203



[le date indicate fanno riferimento solamente al primo momento della
realizzazione di ogni singolo strumento per la misura del tempo]



Introduzione

La misurazione del tempo è stata la prima scienza esatta dell'antichità.
Per i primi esseri umani era infatti assolutamente necessario sapere quanto era lunga la notte per conoscere quanto tempo si doveva aspettare prima di riprendere l'attività alla luce del giorno; tanto più, quando l'uomo da cacciatore divenne agricoltore, ebbe il bisogno di imparare a conoscere l'alternanza delle stagioni.
Le uniche certezze provenivano da fenomeni astronomici.
Il primo modo per mettere un argine al tempo fu individuato nel giorno : a un periodo di luce seguiva inevitabilmente un periodo di buio.
Questa misurazione bastò fino a quando l'uomo non divenne sedentario, e realizzò che senza riuscire a predire i cambiamenti stagionali era impossibile seminare e fare i raccolti. Ma come sapere quando sarebbe avvenuto il passaggio fra due stagioni e quanto queste avrebbero durato?
Un modo era quello di tenere conto dei giorni trascorsi, ma non era certo quello più pratico.
Ci si accorse invece che la Luna, con le sue forme mutevoli, scandiva il passare del tempo con altrettanta regolarità dell'alternarsi della luce e delle tenebre. La Luna fu così la chiave del primo sviluppo di molti calendari.
Ma il satellite non fu l'unico astro di cui si tenne conto, anche perchè non seguiva perfettamente l'alternanza della stagioni. Si scrutarono così anche gli agglomerati di stelle, i pianeti, e sopratutto il Sole.
A questo punto ci si potrebbe chiedere : perchè non esiste una misurazione del tempo unica per tutti i popoli, ma invece molte civiltà hanno sviluppato la propria?
Perchè gli astri hanno moti diversi e quindi durata variabile, non tutte le popolazioni prendono o hanno preso come punto di riferimento lo stesso corpo celeste, e inoltre gli astri che fanno da strumento di misura hanno dei tempi che non coincidono fra di loro, se non considerando cicli molto lunghi.
Torna all'Indice

I diversi tempi della Terra rispetto ai corpi celesti

Consideriamo che le unità base del calendario sono tre, il giorno, il mese e l'anno, corrispondenti a tre fenomeni astronomici, rispettivamente la rotazione diurna della Terra, la rotazione della Luna e la rivoluzione della Terra intorno al Sole.
Consideriamo anche che il giorno come unità di misura può essere preso sia tenendo come punto di riferimento una stella fissa, sia il Sole.
Rispettivamente, verrà chiamato giorno sidereo e giorno solare.
Il giorno sidereo è l'intervallo di tempo, considerato da un osservatore sulla Terra, del passaggio di una stella fissa -priva di moto casuale- , cioè dopo quanto tempo questa riappare nello stesso punto. Il passaggio apparente della stella è causato dal moto di rotazione terrestre, il quale però non è costante a causa delle frizioni delle maree : infatti il nostro pianeta non è un corpo rigido e subisce delle deformazioni, quali le maree, sulle enormi masse che lo compongono. Queste deformazioni sono dovute all'azione gravitazionale del Sole e della Luna, che nel corso del tempo hanno causato al moto della Terra accelerazioni e ritardi accidentali, totalmente casuali, che quindi l'uomo, nelle sue misure, non poteva prevedere.

[da considerare anche che degli studi hanno confermato che il moto terrestre, sempre a causa delle maree, subisce un ritardo secolare progressivo : il giorno aumenta di circa 1.6 millesimi di secondo per secolo]

Tutto ciò ha addirittura causato un allungamento della durata del giorno nel corso dei millenni, infatti circa 400 milioni di anni fa l'anno doveva essere di 400 giorni circa e la durata del giorno di 22 ore.

Il giorno solare è l'intervallo di tempo del passaggio del Sole, dovuto al moto di rivoluzione della Terra. Ma poichè questa rivolve intorno al Sole con velocità diverse, a seconda del punto in cui si trova, il moto apparente del Sole sulla Terra è molto variabile.
Quindi nè il giorno sidereo nè il giorno solare possono essere presi come unità di misura costanti.
Inoltre il giorno solare e quello sidereo non coincidono perchè gli astri a cui si riferiscono hanno, nel loro movimento, direzioni diverse. Infatti tutto il sistema, comprese le stelle, ha un moto apparente che và da Est verso Ovest, mentre il moto reale del Sole va da Ovest verso Est : se il sole e una stella passano contemporaneamente, queest'ultima avrà sempre 4 minuti circa di anticipo.
Quindi sia che si consideri il giorno solare o quello sidereo, si avrà sempre un conteggio errato che, anche se di poco, col passare del tempo si accumula e si è costretti a riformulare o a modificare il proprio calendario.

Oggi si usa il giorno solare medio, che si basa su un Sole fittizio che si dovrebbe muovere sull'Equatore Celeste a velocità costante, in modo che coincida con la posizione del Sole vero agli equinozi e ai Solstizi.
Il giorno sidereo invece è ancora usato, ma solo in Astronomia.
Per quanto riguarda la durata dell'anno, bisogna vedere se si considera l'anno siderale, cioè il tempo impiegato dalla Terra per fare un giro intorno al Sole, oppure l'anno tropico, che segue meglio l'alternarsi delle stagioni, ed è il tempo che la Terra impiega per attraversare due volte -consecutive- la linea degli equinozi.
Ancora, bisogna ricordare che neanche le stagioni sono sempre della stessa durata : la Terra ruota più in fretta in estate che in inverno, ma non sempre nella stessa maniera.

L'estate tende ad aumentare di 58 minuti ogni secolo, mentre di tale quantità diminuirebbe l'inverno, e la primavera tende ad accorciarsi di 1 ora e 40 minuti per secolo( con conseguente allungamnto dell'autunno).
Per finire il mese è tale nel passaggio da una fase di Luna ad un'altra -mese sinodico- per una durata di un numero non intero, cioè fra 29 e 30 giorni. E' quindi sempre necessario aggiustare questa durata intercalando dei giorni. Considerando che 12 rivoluzioni della Luna intorno alla Terra richiedono solo 354 giorni, si avrà uno scarto di 10 giorni circa rispetto all'anno tropico di 365 giorni e un quarto(di giorno).

Ci sono quindi diverse variabili di cui tenere conto, che sono state considerate -o non considerate- in maniera diversa dalle varie civiltà, e si possono riunire in tre tipi di calendari : lunare, luni solare e solare
(7).
Torna all'Indice

La prima misurazione del tempo : 28.000 anni fa

Ma partiamo dall'inizio. In un momento imprecisato del paleolitico, lo sguardo scoprì e riconobbe un grande orologio e calendario naturale: la Luna. Osservò le sue fasi: Luna crescente, piena e calante. In seguito l'astro notturno spariva per circa tre giorni per poi ricominciare da capo la stessa misteriosa danza. L'intero ciclo durava poco più di 29 giorni. Non fu difficile riconoscere in questo periodo la stessa durata del ciclo ormonale della donna e, quindi, raggiungere il convincimento che tra la Luna e la Donna ci fosse una precisa correlazione magico-funzionale.
A prova di ciò i simboli della Dea Madre, risalenti all'età della Pietra -circa 28.000 anni fa, cioè la Venere di Laussel e la Venere di Lespugne.

Venere di Laussel Venere di Lespugne

La Venere di Laussel (Francia) tiene nella mano destra un corno di bisonte che sembra una luna crescente e con la mano sinistra indica il suo ampio addome. Il capo è inclinato verso il corno così da creare una connessione tra le fasi lunari e la fecondità dell'utero umano.
La Venere di Lespugne (alta Garonna) presenta sedere e cosce sproporzionalmente ampie, da cui si evince che rappresenti la donna in maternità. Dal sedere partono.per arrivare alla parte posteriore delle ginocchia, 10 linee che suggeriscono i dieci mesi lunari della gestazione.
Era nato il concetto di mese.
Notevoli tracce di ciò permangono nell'analisi etimologica e semantica di alcuni termini che derivano tutti dalla stessa radice sanscrita ME con significati afferenti la misurazione -"mas" in sanscrito è misura . Da tale radice provengono i termini italiani Mese (latino, mensis) ma anche MEstruaz ione e MEtro, mah (avestico e antico prussiano), manu (li tuano), mena (gotico), mène (Luna, greco), measure (inglese), e in tedesco monat (mese) e Mond (Luna).
Quando l'uomo da cacciatore diviene agricoltore, avendo da conoscere i ritmi della natura per seminare e raccogliere dalla terra, afferra la nozione del tempo più lungo : dopo circa 12 lunazioni le stesse stagioni (individuate in stagione calda e stagione fredda oppure stagione piovosa e stagione secca) si ripetevano portando così alla nascita dell'anno -in sanscrito anu.
L'osso di un aquila ritrovato a Le Placard, in Francia, risale all'11.000 a.C. e presenta delle incisioni che sembrano seguire il ciclo lunare.
Torna all'Indice

La civiltà egizia

Così come in molte civiltà progredite, il conteggio del tempo -e tutto ciò che ne deriva- era affidato ai sacerdoti, nonchè astronomi.
(9)
Gli antichi egizi usavano tre tipi diversi di calendario :
un calendario "agricolo" , solare(7), per l'uso di tutti i gorni;
un calendario astronomico;
un calendario lunare utilizzato per certi rituali o eventi.
Quello lunare è stato il primo ad essere ideato, circa 6.000 anni fa.
Il conteggio del tempo, così come tutta la scienza, era di base pragmatica : i calendari servivano per orientarsi, per stabilire iil corso dei mesi o per prevedere l'inizio dell'inondazione del Nilo.
Infatti le stagioni, che erano tre, seguivano momenti quali la semina e il raccolto.
Nel periodo pre-dinastico gli egiziani conoscevano già attentamente il cielo : ad Eliopoli sorsero veri e propri osservatori per rilevare con esattezza il passaggio degli astri; avevano delle precise mappe celesti e sono stati tra i primi ad utilizzare lo "gnomone"(1), un oggetto che, illuminato dal sole, cambia la sua ombra di lunghezza e direzione durante il giorno. A questo scopo vennero fatti gli obelischi.
Nel 1450 a.C. Thumotsi III utilizzò uno strumento simile allo "gnomone", ma a forma di L o T : l'ombra della barra del T proiettandosi sulla base segnava le varie ore. Nel XIV-XV sec. a.C., venne introdotto un altro strumento, il Merckhet, utilizzato per la misurazione delle ore notturne.

Merkhet

Lo strumento serviva per traguardare certe stelle, chiamate decani, che servivano per indicare le ore di notte

Quando il cielo era nuvoloso le ore venivano misurate con la clessidra. L'uso di questo strumento sembra essere molto antico anche se non si sa bene quale civiltà l'abbia prodotto.(6)


Gli egizi furono anche i primi a suddividere il giorno, che finora aveva rappresentato la più piccola unità di misura. Perchè gli egiziani sentirono l'esigenza di suddividere maggiormente il tempo?
Per i moltissimi rituali che affollavano ogni giorno i grandi templi, per i quali era necessaria una suddivisione precisa del tempo; per questo i sacerdoti egizi dovendo conoscere esattamente ogni fase del giorno, elaborarono infatti diversi sistemi di misurazione.Non è un caso che il termine egiziano che indicava l'ora significa anche lo svolgimento del servizio sacerdotale.
Nel periodo pre-dinastico venne creato anche il calendario lunare, ma il più conosciuto è quello solare, essendo stato il primo calendario basato sul moto di rivoluzione della Terra, risalente al 4.000 a.C.
Entrambi i calendari erano divisi in 3 stagioni di 4 mesi ciascuna :
Akhet: stagione dell'inondazione; Peret: stagione della semina; Shemu: stagione del raccolto. Mentre i 12 mesi, secondo la trascrizione greco-copta, vennero chiamati rispettivamente:
Thoth, Phaophi, Athyr, Choiak;
Tybi, Mechir, Phamenoth, Pharmouthi;
Pachons, Payni, Epiphi, Mesore.
Anche il meccanismo per determinare l'inizio dell'anno venne mantenuto uguale in entrambi i calendari. Esso non capitava sempre allo stesso giorno ma si spostava nel corso del tempo di un giorno in avanti ogni 4 anni in modo che dopo 365,25 x 4 = 1461 anni egizi l'inizio dell'anno capitava 365 giorni dopo e quindi alla stessa data iniziale di 1.461 anni prima (nuovamente al 1 di Thoth).
Questa variabilità ciclica dell'inizio dell'anno dipendeva sostanzialmente da due circostanze molto singolari. La prima è che ogni 365 giorni e un quarto si assisteva in Egitto ad un fenomeno carico di significati religiosi, cioè all'innalzamento delle acque del Nilo; la seconda è che si verificava, dopo un periodo di 70 giorni di invisibilità, la Levata Eliaca della stella più brillante Sothis -Sirio- (per Levata Eliaca di una stella si intende la prima apparizione nel mattino della stella, sull'orizzonte ad Est, poco prima del sorgere del Sole). Anche in questo caso il fenomeno aveva un profondo significato religioso in quanto la stella Sirio veniva identificata con la dea Iside, la quale secondo gli antichi egizi era la responsabile del periodico e benefico straripamento delle acque del Nilo. Il sorgere eliaco di Sothis fu infatti chiamato "Wep-rempet", cioè "apritore dell'anno".
In realtà questi due fenomeni si verificavano all'incirca nello stesso giorno poiché sia la Levata Eliaca di Sirio che l'innalzamento delle acque erano legate al periodo astronomico di rivoluzione della Terra intorno al Sole (Anno Siderale) che è di circa 365 giorni e un quarto : ecco spiegato il motivo per cui questi due fenomeni ritardavano di un quarto di giorno ogni anno, o di un giorno ogni 4 anni.
L'unica differenza tra i due calendari sta nel fatto che in quello lunare l'anno era di 354 giorni e i mesi venivano alternati con 29 e 30 giorni. L'inizio del mese avveniva il giorno della scomparsa della Luna, quando la falce non era più visibile al mattino prima dell'arrivo del Sole. Ogni tre anni veniva aggiunto un mese intercalare.
Nel calendario solare, invece, l'anno consisteva di 360 giorni, a cui, alla fine dell'anno, se ne aggiungevano 5 chiamati "epagomeni", considerati come i compleanni di alcuni divinità quali Osiride, Horo, Seth, Iside e Neftis.
Con l'inizio delle dinastie il conteggio degli anni era associato al numero di anni trascorsi dall'insediamento del re o del faraone.
Col passare del tempo il calendario solare sostituì quello lunare negli scopi più pratici, mentre quello lunare fu tenuto per il culto : molti templi tenevano un calendario con l'elenco di tutti i rituali e di tutte le feste che dovevano cadere in date specifiche; per esempio nel tempio di Horo a Edfu, il mese di Khoiak era particolarmente ricco di feste. Alcuni rituali, specialmente quelli che coinvolgevano Osiride e la divinità lunare Khonsu, dovevano essere compiuti durante specifiche fasi lunari.


figura del calendario egizio: Nefer-Tho offre doni al sole, impersonato dal Dio Aton

Per gli antichi egiziani il cielo aveva due occhi : il sole era quello di destra e la luna il sinistro. Anche il ciclo lunare entrò nel mito e il satellite, occhio sinistro del cielo e di Horo, diede origine al mito della battaglia fra questo dio e Seth (la luce e il buio); Seth strappa l'occhio e lo divora (fase di luna nuova), ma Horo sconfigge Seth ed è guarito (luna piena).
La Luna era connessa agli dei Thot, Khonsu e Osiride e in epoca ellenistica, con Iside; era considerata un sole che brilla di notte e dunque aveva le prerogative dell'astro diurno. Normalmente era raffigurata come un disco che stava su una falce.

Lo zodiaco circolare del tempio di Hathor a Dendera (Egitto)

Anche lo Zodiaco deriva da questa civiltà, e fu sviluppato in astronomia durante il periodo faraonico; poi fu ripreso in epoca greco-romana, ma molti simboli derivano dalla mitologia egizia, per esempio l'acquario deriva dal Dio Hapi, spirito del Nilo, intento a versare l'acqua dalla sua grotta.
Torna all'Indice

Il calendario ebraico

L'ebraismo è una religione del tempo che mira alla santificazione del tempo. A differenza dell'uomo, la cui mente è dominata dalla spazio, per cui il tempo è invariato, per cui tutte le ore sono uguali, gusci vuoti, la Bibbia sente il carattere diversificato del tempo : non vi sono due ore uguali; ciascuna ora è unica, la sola concessa in quel momento, esclusiva e infinitamente preziosa.
Gli ebrei si sentono legati alla santità del tempo, ad eventi sacri. La maggior parte delle osservanze del rituale ebraico - il sabato, la luna nuova, le feste, l'anno sabbatico e l'anno del giubileo - sono connesse a una certa ora del giorno o a una stagione dell'anno. Per esempio, l'invito alla preghiera è legato alla sera, alla mattina o al pomeriggio.
I principali temi della fede sono nell'ambito del tempo; gli ebrei infatti ricordano il giorno dell'esodo dall'Egitto, il giorno in cui Israele si fermò al Sinai; la loro più grande speranza è l'attesa di un giorno, della fine dei giorni.
L' attuale calendario e' basato sulla Torah, la Legge di Mosè, ma e' stato modificato nel corso dei tempi. Le regole essenziali sono state fissate dai rabbini.


[zodiaco della sinagoga di Bet Alfa.IV secolo. Al centro c'è il sole
e intorno, in senso orario, partendo dall'alto sinistra
la primavera ,l'inverno ,l'autunno e l'estate]

All'inizio il calendario era di tipo lunare
(7)e la sua regolazione era affidata al sinedrio (Supremo Consiglio Ebraico) di Gerusalemme, che decideva sul nuovo mese sulla base delle parole dei testimoni.
Alcune feste dovevano essere celebrate in stagioni precise, un eventuale spostamento -causato dallo sfasamento dell'anno lunare con quello solare- rischiava quindi di piazzarle fuori dal loro contesto. Pesakh, la Pasqua ebraica, serviva allora da riferimento : in base a quanto scritto nella Torà, infatti, deve cadere al plenilunio di primavera : "Osserverai il mese della primavera e farai il sacrificio pasquale al Signore Dio tuo, perché nel mese della primavera il Signore Dio tuo ti fece uscire nottetempo dall'Egitto". Cosi' quando la primavera tardava , il sinedrio decretava l'introduzione di un tredicesimo mese, garantendo cosi' la celebrazione delle feste stagionali nel loro periodo.
Ma, dato che il nuovo mese era deciso in base a testimonianze davato al sinedrio, diventava a volte difficile per gli ebrei che vivevano fuori dalla giudea sapere in quali giorni le feste dovevano essere celebrate. Tanto piu' che la notizia del nuovo mese era comunicata attraverso dei fuochi e che i samaritani, per aumentare la confusione, accendevano fuochi simili in altri momenti. Si decise allora che la notizia sarebbe stata portata da messaggeri. Ma talora questi non arrivavano e le distanze impedivano di arrivare in tempo per la celebrazione di alcune feste. Per questo, per le comunita' situato fuori dalla giudea di allora, i rabbini istituirono il raddoppio dei giorni di festa, a eccezione di Yom Kippur (data del ricevimento delle tavole dei 10 comandamenti).
Questa precauzione non era necessaria per la Giudea dove l'informazione del nuovo mese arrivava sempre in tempo, e le feste continuavano così a essere celebrate in un solo giorno, fatta eccezione di Rosh Ha-Shanà (Capodanno) che, celebrata il primo giorno del mese, dipendeva sempre da testimonianze aleatorie. Nonostante la possibilita' di calcolare con precisione l'inizio di ogni mese, le autorita' rabbiniche non abolirono il raddoppio di Rosh Ha-Shanà per le comunita' ebraiche di Palestina (nome dato alla Giudea dai romani nel 135), ne' il raddoppio dei giorni di festa per le comunita' della diaspora. E' per questo che esistono delle discrepanze tra il calendario delle feste dentro e fuori Israele.
Essendo la durata del mese lunare dura un numero non intero, i rabbini decisero che un mese era di 29 giorni o di 30, e due mesi, Heshvan e Kislev, potevano contare sia 29 che 30 giorni. Ma si capi' subito che le testimonianze potevano essere sostituite da calcoli matematici piu' rigorosi. Cosi' più tardi, per assicurare il recupero tra l'anno lunare e quello solare, si decise di aggiungere sette volte ogni 19 anni un mese intero al mese di Adar che precede la festa di Pesakh.
All'epoca biblica il calendario annuale poteva avere come riferimento sia l'uscita dall'Egitto sia l'accesso al trono del re. Ma dall'epoca Talmudica gli anni sono calcolati a partire dalla creazione del mondo, prendendo in considerazione il senso letterale delle genealogie bibliche, cioè l'anno 3.761 a.C.
Anche i nomi dei mesi sono cambiati rispetto all'epoca biblica : infatti nella Torah questi si riferiscono alle stagioni e alla vegetazione, mentre quelli del calendario ebraico attuale sono soprattutto di origine babilonese, adottati dagli ebrei al loro ritorno a Sion dopo la cattività babilonese.
Il calendario attuale è lunisolare (7), dove l'anno può essere comune (se composto di 12 mesi lunari per un totale di 353, 354 o 355 giorni, a seconda che sia difettivo, regolare o abbondante) oppure embolismico (se composto di 13 mesi lunari per un totale di 383, 384 o 385 giorni). Dodici anni comuni (il 1°, 2°, 4°, 5°, 7°, 9°, 10°, 12°, 13°, 15°, 16°, 18°) intercalati con sette anni embolismici (il 3°, 6°, 8°, 11°, 14°, 17°, 19°) formano un ciclo diciannovennale che si ripete continuamente (ciclo di Metone).
Quando l'anno è composto di dodici mesi viene detto shanà peshutà, cioè "anno semplice". Gli anni embolismici hanno 13 mesi, raddoppiando il mese di Adar, e sono chiamati Meuberet (intercalari); il mese aggiunto è chiamato Veadar oppure Adar Shenì. I mesi hanno una durata di 29 o 30 giorni, generalmente (ma non sempre) in modo alternativo (29-30-29 ecc.). L'anno dura di regola 354 giorni; se però la luna nuova cade dopo mezzogiorno del giorno che dovrebbe essere il nuovo capodanno, questo slitta di un giorno, così come slitta di un altro giorno nel caso in cui il capodanno dovesse cadere di mercoledì, venerdì o sabato. In questo modo può succedere che risultino 2 anni consecutivi di 356 giorni: in questo caso si ritarda di 2 giorni l'inizio del primo di questi 2 anni - il I anno avrà così 355 giorni, e il II 354-. Analogamente, se dovessero risultare 2 anni consecutivi di 382 giorni, si correggerebbe ritardando di 1 giorno l'inizio del secondo di questi 2 anni -il I anno avrà 384 giorni e il II 383-.
Pur essendo di diversa durata e iniziando in periodi diversi (in particolare, l'anno del calendario ebraico ha una durata e quindi un capodanno variabile), il calendario ebraico e il calendario gregoriano si raggiungono ogni 19 anni, per cui nel corso dei secoli marciano di pari passo.


[calendario ebraico, cristiano e musulmano messi a confronto : tre comunità che riconoscono Abramo quale comune progenitore]

L'inizio del giorno ebraico si ha al tramonto del sole, convenzionalmente (ai fini dei calcoli del calendario) alle ore 18, ora di Gerusalemme. Ogni ora è suddivisa in 1080 parti.
Il capodanno è il 1° del mese di Tishrì, il capodanno degli anni, perché secondo la tradizione celebra il completamento dell'opera della Creazione e la creazione di Adamo, il primo uomo.
Il sabato è per l'ebreo il Giorno del Riposo, voluto da Dio stesso (Genesi 2,3). Ci si astiene da ogni lavoro dal crepuscolo del venerdì fino a quello del sabato. La casa è pulita e abbellita per accogliere il Sabato come si accoglie l'ospite di riguardo. La madre di famiglia al crepuscolo del venerdì accende due candele. Nella sinagoga ci si ritrova per studiare la Torah.
Anche il primo giorno del mese e il trentesimo giorno del mese precedente (quando c'è) sono festivi : si chiamano Rosh Chodesh, cioè "Capomese" e sono considerati come giorni semi-festivi.
I mesi del calendario sono i seguenti : Sappiamo inoltre che in Palestina si faceva uso di un altro calendario liturgico solare, il cui primo giorno non era una domenica ma un mercoledì, giorno di creazione degli astri; esso era costituito da 8 mesi di 30 giorni (i mesi 1, 2, 4, 5, 7, 8, 10, 11) e da 4 di 31 (i mesi 3, 6, 9 e 12), il che dava un anno di 364 giorni, cioè 52 settimane esatte, facendo così cadere le feste sempre lo stesso giorno della settimana: la Pasqua di mercoledì (celebrata il martedì sera), la Pentecoste di domenica, l'Espiazione il venerdì, i Tabernacoli il mercoledì, e il primo del mese di Nisan e Tishri di mercoledì.
Tale sistema, così attraente per la sua regolarità, generava però alcune difficoltà: il sincronismo tra l'anno solare (364 gg.) e lunare (354 gg.) poteva essere raggiunto ogni tre anni aggiungendo un mese di 30 giorni ; ma resta comunque un errore di 1,2422 giorni all'anno rispetto all'anno solare reale.
L'esistenza di questo secondo calendario, è da tempo nota dal Libro dei Giubilei, un apocrifo datato circa 125 a.C., che sosteneva un calendario differente da quello ufficiale. La sua esistenza e la sua diffusione già ai tempi di Gesù, è stata confermata dal rinvenimento nella grotta IV di Qumràn negli anni '50 di alcune tavole di concordanza tra i due calendari. Tali frammenti rappresentano il pensiero di una setta che si opponeva al culto del Tempio, secondo loro celebrato da sacerdoti indegni e secondo un calendario sbagliato, quello lunisolare.
Torna all'Indice

La civiltà babilonese

E' nel bacino della Mesopotamia che nascono i primi interessi per le scienze astronomiche, e i babilonesi fecero scuola in questo ambito.
(1)
Non a caso furono i primi a utilizzare una meridiana; aveva la forma di un orologio solare moderno, il "polos". Questo strumento riproduceva al rovescio il cammino del sole: su di una pietra su cui era scavata una semisfera, era posto al centro uno stilo, che termina sul punto centrale della calotta. Una minuscola sferetta proietta la sua ombra sulla superficie della calotta, simulando la posizione del Sole sulla volta celeste.
polos

Innanzitutto bisogna dire che la misura del tempo nella civiltà babilonese era nettamente basata su calcoli matematici, infatti le loro previsioni solo in parte attingevano o cercavano riscontro nelle osservazioni visuali o, perlomeno, presupponevano una notevole speculazione matematica a partire da esse. Infatti sono stati proprio gli studi babilonesi sulla astronomia di posizione che hanno permesso di gettare le basi fondamentali della moderna ricerca.
Il computo del calendario era comunque affidato a pochi, come in molte altre civiltà antiche, spesso a sacerdoti - astronomi.(9)
Nel calendario babilonese si alternavano mesi pieni (30 giorni) a mesi difettivi (29 giorni), per un totale di 354 giorni. Ogni anno il calendario babilonese precedeva il ciclo solare di 11 giorni. Questo rappresentava un problema per la consuetudine alle attività agricole (caratterizzate dalla raccolta dell'orzo in primavera e del dattero in autunno nonché dall'alzarsi del livello dell'acqua nei fiumi in primavera) e alla pastorizia. Così ogni 3 anni era necessario aggiungere un mese (11 giorni l'anno x 3 anni = 33 giorni, poco più di un mese) per tornare in sincronia con le stagioni.
Il primo giorno del mese, chiamato neomenia, corrispondeva alla prima apparizione della falce di luna a ovest poco dopo il tramonto del sole; il giorno cominciava quindi alla sera.
Nei periodi più antichi per determinare la neomenia si dipendeva dall'osservazione visuale; l'inizio del mese poteva slittare anche di due giorni, dipendeva principalmente dall'altezza della luna sull'orizzonte al momento del tramonto del sole: maggiore era questa altezza, maggior tempo occorreva prima cha anche la luna tramontasse.
Poteva capitare che il calendario finisse per essere indietro rispetto alla luna osservata e si doveva quindi procedere a qualche correzione, sempre ufficializzata dal re. Sembra comunque che i mesi con 31 giorni furono solo 20, che il 47% dei mesi abbia avuto 29 giorni, mentre il restante 53% 30 giorni. L'alternarsi fra mesi di 29 e 30 giorni era abbastanza irregolare e non facilmente prevedibile.
i mesi del calendario babilonese
Più tardi, probabilmente dal 500 a.C., l'effettivo inizio e durata del mese si rese indipendente dalla reale osservazione del crescente grazie alla creazione di una teoria sul moto lunare di cui ci sono giunte diverse tavolette.
Nelle tavole, che prevedevano fenomeni planetari per diversi anni nel futuro, determinate funzioni fornivano il numero di giorni intercorrenti fra un evento significativo e l'altro, ma bisognava conoscere esattamente la sequenza interposta di mesi pieni e difettivi per stabilire il corretto giorno del mese. La soluzione era data allora usando i tithi. Il termine tithi proviene dall'astronomia indiana e potremmo tradurlo come "giorno lunare"; i babilonesi non utilizzavano un vocabolo specifico: per loro era semplicemente sottinteso o valeva per "giorno". Venne infatti usato al posto dei giorni del mese per il loro conteggio, approssimando il giorno lunare a quello solare, senza preoccuparsi dell'errore che poteva causare perchè in fondo non superava mai la quantità di un giorno.
L'anno cominciava il giorno dell'equinozio di primavera, quando il sole sorge e tramonta in punti diametralmente opposti e la durata di notte e dì è identica. Gli equinozi rappresentavano il breve punto di equilibrio fra i domini del dio sole e del dio luna, preannunciando allo stesso tempo il passaggio verso un lungo periodo di preminenza dell'uno sull'altro. Gli equinozi sono quindi momenti carichi di forti valenze simboliche e religiose, sottolineate dalla concomitante festa cultuale dell'akitu, che si svolgeva nelle principali città fin dai tempi più antichi. L'akitu poteva segnare non solo l'inizio dell'anno, ma anche l'inizio di un anno di 6 mesi.



Sigillo mesopotamico (2270 ac) raffigura il rito propiziatorio per l'anno nuovo : Shamash, Dio del sole, sorge dalla montagna circondato dagli altri dei

Lo sfasamento fra ciclo solare e lunare(7) rende impossibile una coincidenza costante fra l'equinozio e la neomenia: i babilonesi però tenevano molto a che ciò avvenisse e trovarono diversi espedienti, anche se sembra che non riuscirono mai a trovare una regola che valesse per tutti gli anni.
Secondo il compendio astronomico detto MUL.APIN (databile verso il 1000 a.C.), probabilmente il punto di riferimento non era la neomenia ma la luna piena, ovvero equinozi e solstizi dovevano cadere a metà del mese, esattamente nei mesi I, VII e IV, X : del resto la metà del mese è un punto di riferimento più conveniente per esser sicuri che l'evento avvenga entro il mese stesso ( bisogna però ricordare che ricordare che il MUL.APIN presuppone un calendario ideale -raffrontabile all'uso dei tithi- in cui 1 mese = 30 giorni e 1 anno = 12 mesi = 360 giorni).
Un altro espediente, al fine di rilevare lo sfasamento sul ciclo solare , era l'uso dei solstizi, soprattutto quello estivo, per la facilità di determinarli approssimativamente (il moto apparente del sole rallenta e sembra quasi immobile per alcuni giorni attorno al solstizio) tramite l'osservazione sullo gnomone della massima o minima altezza del sole a mezzogiorno.
Col passare del tempo il compito fu assegnato all'intercalazione dei mesi aggiuntivi : il sistema calendariale babilonese ebbe infatti un continuo sviluppo storico, dettato da molte variazioni. La variabile principale è rappresentata dall'inserimento del mese aggiuntivo o intercalare.
Esso era sempre ordinato dal re sulla base delle osservazioni e dei calcoli degli astronomi. Nei periodi più antichi il mese poteva essere aggiunto in periodi variabili, spesso dipendenti da cause astronomiche, per esempio : "se la luna e le Plèiadi sono in congiunzione (cioè sono vicini) nel primo giorno del primo mese, è un anno normale; se sono in congiunzione nel terzo giorno, è un anno con mese intercalare".
Le cose cambiarono dal primo millennio a.C., nel momento di più forte espansione del potere persiano, quando vennero introdotti gli schemi intercalari : all'inizio questo schema, prefissato, si ripeteva ogni 8 anni; poi nel 19° anno di Dario (503/502 a.C) si cominciò ad usare il cosidetto ciclo di Metone. La regola prescriveva 7 intercalazioni in 19 anni. La distribuzione dei mesi all'interno del ciclo era data da uno schema ben preciso; lo scopo era sempre quello di ridurre il più possibile lo scostamento massimo dell'inizio dell'anno rispetto all'equinozio. L'evidenza dei dati farebbe supporre che l'unico anno con il VI mese intercalare fosse considerato come il primo del ciclo.
Il mese intercalare era indicato con il nome del mese precedente (il VI o il XII) seguito dal numerale 2 o da 2.KAM da leggersi tašnit "secondo".

Il ciclo di Metone
anno 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19
intercalare VI - XII - - XII - - XII - XII - - XII - - XII - -

L'abitudine attuale di dividere la giornata in 24 parti, 12 ore di luce e 12 ore di buio, risale ai babilonesi, i quali, attorno all'ottavo secolo a.C., utilizzarono anche la suddivisione dell'ora in parti sessagesimali: basandosi sull'angolo giro, trovarono più conveniente la divisione sessagesimale, dove il grado è diviso in 60 parti, e queste divise in 60 a loro volta. I babilonesi indicavano con "us" un grado di tempo corrispondente a 4 minuti.
I babilonesi, così come i persiani e i greci, utilizzavano una suddivisione della giornata in 5 periodi.(8)
Torna all'Indice

La civiltà cinese

Per comprendere a pieno il computo del tempo nell'antica Cina, si deve ricordare che la misurazione del tempo, in questa civiltà, era qualcosa che andava ben al di là dei fini puramente pratici.
(9)
Oggi in Cina sono utilizzati due calendari : il calendario tradizionale cinese, di tipo lunisolare(7), e il calendario gregoriano, chiamato "calendario pubblico", adottato nel 1912 quando venne fondata la Repubblica Popolare Cinese (in realtà il calendario giuliano era già conosciuto e utilizzato in Cina fin dai tempi di Marco Polo).
Il calendario gregoriano è utilizzato però solo per motivi ufficiali : infatti il 75% della popolazione, costituita da contadini, segue ancora l'antico calendario agricolo. Questo può essere considerato anche di tipo lunare, in quanto si alternano- non regolarmente- mesi di 29 e 30 giorni, e ogni due o tre anni viene aggiunto un intero mese intercalare. In un ciclo di 19 anni (ciclo di Metone) 7 anni avranno il mese supplementare.

il calendario cinese

Il calendario tradizionale cinese differisce da uno puramente lunare -è infatti lunisolare- per il fatto che incorpora un ciclo annuale di 24 periodi, chiamati jieqi. Questi jieqi sono strettamente legati ai cambiamenti della natura, seguono le variazoni stagionali, e sono così estremamente utili ai contadini, ad esempio fornendo indicazioni riguardo il momento giusto per seminare e raccogliere. Alcune persone fisicamente sensitive sono addirittura in grado di riconoscere l'imminente arrivo dei jieqi con una reazione corporea.
Ogni jieqi dura 15 giorni, così che ognuna delle quattro stagioni viene suddivisa in sei jieqi. Ma come si riconosce l'inizio di questi brevi periodi?
La delineazione dei jieqi è basata sulla posizione del sole e i 12 segni (simboli animali) dello zodiaco cinese. Infatti il Sole determina sempre un angolo di tot gradi con la Terra, nel moto apparente intorno a essa : l'unico giorni in cui questo non avviene è il giorno dell'equinozio di primavera, dove l'angolo è di 0 gradi.
Il primo giorno di un dato jieqi si ha quando la posizione del sole coincide con il primo o il quindicesimo grado di uno dei 12 segni dello zodiaco.
Siccome la durata di due jieqi insieme è leggermente più lunga di un periodo lunare, talvolta in un mese lunare c'è un singolo jieqi. Il calendario promulgato dall'imperatore Wu Di della Dinastia Han, nell'anno 104 a.C. convenne che tale mese con un singolo jieqi sarebbe dovuto essere quello precedente al mese intercalare aggiunto. Questo metodo di intercalazione per il calendario tradizionale cinese è stato impiegato fino ai giorni nostri.
Tutti i jieqi hanno un nome in armonia con le variazioni stagionali. Ad esempio il primo periodo è chiamato l'"Inizio della Primavera" e cade il 4 o il 5 febbraio. Secondo il calendario tradizionale, un tempo sereno in quel giorno è un buon presagio per l'aratura. Il secondo periodo è chiamato "Acqua Piovana" (il 19 o il 20 febbraio):dopo questo giorno non ci sarà più neve, e i contadini avranno bisogno di pioggia. Il 5 o il 6 Marzo inizia il periodo conosciuto come "Il risveglio degli insetti", poiché la terra si risveglia dal letargo invernale.
Una invenzione come quella del jieqi può essere capita solo se si ricollega alla spiritualità tradizionale cinese, la quale ha origini antichissime, anteriori alla nascita del Taoismo e del Confucianesimo e alla diffusione del Buddhismo. L'idea principale è quella dell'ordine dell'universo : la natura è governata da una suprema armonia che lega insieme il cielo, la terra e l'uomo. Per avere successo, tutte le attività umane devono seguire il passo di questi ritmi.
Come si è visto, il calendario tradizionale cinese fu modellato dallo sviluppo della produzione agricola, ma solo da quella che interessava clima e stagioni colturali del bacino del Fiume Giallo nella Cina Settentrionale : la Cina infatti comprende un territorio molto vasto, e il calendario agricolo è stato adattato- ma non fatto a misura per- alle condizioni di altre regioni del paese.
La leggenda dice che il calendario fu inventato nel 2.637 a.C., durante la dinastia Xia (21°-16° sec. a.C.). E' conosciuto come Calendario Agricolo, Vecchio Calendario o ancora come Calendario Xia. Secondo le iscrizioni su ossa oracolari della dinastia Shang (16°-11° sec. a.C.), a quel tempo era già stato adottato il mese intercalare. Durante il Periodo delle Primavere e degli Autunni (770-476 a.C.), il popolo era già in grado di contraddistinguere sia gli equinozi di primavera e d'autunno che gli equinozi d'estate e d'inverno. La delineazione dei jieqi fu completata durante le dinastie Qin (221-206 a.C.) e Han (206 a.C.-220 d.C.), ed essi divennero la base delle attività agricole.
Anche la determinazone dell'anno è abbastanza particolare in questo calendario : gli anni non sono contrassegnati da un numero ma da una denominazione complessa. Ad ogni anno viene assegnato un nome composto da due parti: una radice celeste e un ramo terrestre. Le parole che costituiscono la prima parte del nome sono dieci, e non sono traducibili:
jia, yi, bing, ding, wu, ji, geng, xin, ren, gui.
Le parole che costituiscono la seconda parte, quella terrestre, sono le seguenti dodici:
zi (topo), chou (bue), yin (tigre), mao (coniglio), chen (drago), si (serpente), wu (cavallo), wei (pecora), shen (scimmia), you (gallo), xu (cane), hai (maiale).
Probabilmente in origine c'erano solo quattro simboli per denotare le 4 stagioni (e le 4 direzioni- vedi tabella sotto-) : il Drago, est e primavera, la Fenice, sud ed estate, la Tigre, ovest e autunno, la Tartaruga, nord e inverno. In un qualche modo sconosciuto queste 4 creature divennero le 12 conosciute popolarmente.
I nomi degli anni vengono creati partendo dal primo nome 'celeste' e dal primo 'terrestre', e utilizzando successivamente i secondi, i terzi, ecc. delle due liste; quando si arriva all'ultimo di una delle due liste, si ricomincia dal primo di quella lista. In questo modo è possibile costruire 60 combinazioni, ossia 60 nomi di mesi, che sono quelli che compongono un ciclo completo. Infatti nel calendario cinese gli anni sono contati seguendo un ciclo di 60 anni.



Un residuo del totemismo preistorico si ritrova nel calendario periodico: una serie ciclica di 12 animali è legata al decorrere degli anni. Per fini prevalentemente astrologici e divinatori, venne inoltre stabilito un sistema di corrispondenze: gli elementi del ciclo dei rami terrestri, i 12 animali simbolici, le 12 direzioni ecc.

Comunque i due cicli, cioè il tiangan, il ciclo dei tronchi celesti, e il dizhi, cioè il ciclo dei rami terrestri, hanno avuto diverse applicazioni : furono usati, durante la dinastia Zhou, per numerare i giorni; poi anche come serie numerali, indipendentemente dal calendario. D'altra parte i due cicli sono elementi essenziali dei calcoli astrologici. Il ciclo dei 12 rami si applica anche alla designazione delle "ore", tradizionalmente di 120 minuti primi, prima che sotto l'influsso occidentale venisse introdotta l'ora di 60 minuti.
Nella storia cinese il succedersi degli anni viene anche designato secondo il nianhao (numero dell'anno) dinastico : gli anni venivano contati partendo dal momento dell'ascesa al trono di ogni imperatore.
Per quanto riguarda l'inizio dell'anno, fu più volte spostato a seconda della dinastia reggente. Durante la dinastia Xia l'anno cominciava come attualmente, ma durante la dinastia Shang l'anno iniziava in quello che in realtà è il 12° mese del Calendario Xia, e nella dinastia Zhou (1066-256 a.C.), con l'11° mese dell'attuale calendario tradizionale. Nell'anno 104 a.C. però - il primo anno del periodo Taichu- si ripristinò quello usato ai tempi Xia, stabilendo che il giorno del Capodanno fosse il giorno della prima luna nuova dopo l'entrata del sole nell'11° segno dello zodiaco solare, conosciuto in Cina come il Cane e in Occidente come Acquario. Per questa ragione il nuovo anno non può iniziare prima del 21 gennaio e dopo il 20 febbraio del calendario gregoriano.
Il primo dell'anno viene chiamato "festa di primavera" e dura una decina di giorni. Essa costituisce un avvenimento allegro con enormi draghi di carta che sfilano per le strade, fuochi d'artificio e lanterne. Per quell'occasione, c'è l'usanza di fare scoppiare petardi e di attaccare ai lati delle porte alcune strisce rosse augurali.
Si racconta infatti che un demone molto cattivo, chiamato nian, fosse stato chiuso in una montagna dal dio del Cielo, a causa delle sue cattiverie. Poteva uscire da lì solo una volta all'anno. Dopo 12 mesi dalla cattura, il nian uscì, allora la gente si preparò ad affrontarlo con strisce di carta rossa, fuochi e rumori: il demone aveva paura del rumore e del colore rosso. Terrorizzato, tornò alla montagna per non uscire più, ma la gente continua a celebrare l'arrivo del nuovo anno allo stesso modo.
Ogni anno in Cina, da molto tempo, viene pubblicato un almanacco riguardante l'utilizzo del calendario agricolo.
Infatti molti secoli fa il Ministero Imperiale di Astronomia, che era composto da matematici e astronomi, era responsabile della compilazione di un nuovo almanacco per ogni nuovo anno e della sua presentazione all'imperatore per l'approvazione. Quando il sovrano lo dichiarava valido, una copia veniva pubblicata da un alto funzionario all'esterno della porta principale della Città Imperiale, quindi questi inviava delle copie ai nobili e agli altri funzionari in tutto l'impero.(9)
La falsificazione era punita con la morte e la ristampa illegale dell'almanacco imperiale era una trasgressione alla legge.
Il calendario tradizionale cinese, sotto molti aspetti conforme alle teorie astronomiche, era fortemente colorato da concetti mistici.
Considerando che i cosiddetti Palazzi Lunari sono le 28 costellazioni dello zodiaco lunare, ogni costellazione è identificata con un dato animale, nei quali può essere suddiviso il percorso della Luna. Gli autori di questo libro fecero ricorso sia allo zodiaco lunare che ai 12 segni dello zodiaco solare per mostrare le relazioni tra i fenomeni celesti e gli avvenimenti sulla Terra, diffondendo in questo modo idee superstiziose per ingannare il popolo.
Infatti ritenevano che di fatto tutte le attività umane piccole e grandi quali la sericoltura, il commercio al dettaglio, l'ingegneria navale, l'allevamento,i matrimoni, i funerali, i viaggi e perfino il bagno e il taglio dei capelli erano influenzati dai cambiamenti nella posizione delle costellazioni. Si fecero dei calcoli come ad esempio quali giorni potevano essere favorevoli per svolgere i vari lavori.
Nei tempi feudali, tuttavia, c'erano degli studiosi perspicaci che si opponevano all'inclusione di tali predizioni superstiziose nell'almanacco imperiale. Nel 1390, per esempio, un ministro di nome Xie Dasheng presentò un memoriale all'imperatore, raccomandando che fossero indicate sull'almanacco solo informazioni essenziali quali i movimenti delle stelle, dei pianeti e della luna e il tempo corretto per l'aratura, la semina e il raccolto. Gli altri tipi di notazioni non solo erano senza valore, ma anche superstiziose e non dovevano appartenere assolutamente all'almanacco imperiale.
L'almanacco è tuttora pubblicato e fornisce le corrispondenze fra i due sistemi calendariali, specificando i jieqi a cui sono legate tradizionalmente le fasi dei lavori agricoli.

orologio ad acqua cinese
Ricostruzione di un grande orologio ad acqua cinese costruito da Su Sung alla fine dell' XI secolo. L'acqua, oltre a far camminare l'orologio muoveva anche una grande sfera armillare posta sulla parte superiore in modo da poter seguire il moto diurno della sfera celeste.


Anche in Cina (così come in tutto l'Oriente), sono stati ritrovati orologi solari : invenzione dei cinesi fu lo gnomone a disco forato, formato da un disco, al centro del quale c'era un foro in modo che al posto dell'ombra dello stilo, sulle linee orarie si muoveva l'immagine del sole formata dai raggi uscenti dal foro. Era più facile perciò la lettura delle ore.
Orologi solari di grandi dimensioni furono costruiti in varie epoche in Cina; uno di questi risale all'epoca degli JUAN (1279 a.c.). Si tratta di una gigantesca meridiana di pietra con la quale venivano fatte accurate misure sulle date dei solstizi, degli equinozi e dell'obliquità dell'eclittica. Nel caso mancasse la luce del Sole, venivano usate le clessidre.(6)
Torna all'Indice

I calendari Indiani

La tradizione indù possiede una cosmologia articolata e suggestiva. Gli universi si formano e si dissolvono in un processo ciclico senza fine; solo l'Assoluto, cioè il Dharma (armonia, ordine, legge) è eterno e immutabile. Le ere cosmiche (yuga) si succedono in serie di quattro: la prima è un'epoca di virtù e felicità, poi si fanno strada la dissoluzione e la decadenza; nella quarta ed ultima era (kali-yuga), tutto è dolore, nell'attesa di una nuova età dell'oro.
Gli indù sono abituati a calcolare periodi immensi, giorni e anni divini e umani. Un "anno degli dei" corrisponde a 360 anni umani, ma 100 "anni di Brahma" (cioè la durata completa di un universo) corrispondono a 311.040 miliardi di anni umani.
Per interpretare il calendario delle festività induiste occorre aver presente questo amplissimo respiro degli universi, questa ciclicità vissuta come continua rinascita nella sofferenza, e il bisogno del fedele indù di liberarsi dalla catena delle reincarnazioni per entrare nell'eternità dell'Assoluto.
Bisogna inoltre ricordare che L'India è una repubblica federale e ogni stato indiano ha un proprio calendario delle festività, a cui si aggiunge il calendario ufficiale valido per tutta la federazione. Il fatto che esista una casistica numerosa di calendari e' la naturale conseguenza delle divisioni politiche che l'India ha avuto nell'antichita'.
Alcuni di questi calendari sono lunari, altri solari
(7); gli anni vengono contati da ere(yuga) diverse a seconda del calendario. Esiste infatti l'era Vikrama, che parte dal 58 a.C.; l'era Kalakuri, dal 248 d.C.; l'era Harsa, dal 606 d.C., ecc...
Il calendario ufficiale è solare e parte dalla yuga Sata.
Bisogna ricordare anche che il computo di questi calendari era affidato agli astronomi, che spesso fungevano anche da "sacerdoti".(9)
Per quanto riguarda gli antichi calendari indiani, esistono 4 tipi : il "Vedanga Jyautisa" e il "Surya Siddhanta", entrambi solari, e il calendario "Amanta" e quello "Purnimanta", di tipo lunare.



Il Vedanga Jyautisa è il primo trattato noto riguardante l'Astronomia del calendario; fu scritto nel 1300 a.C. Qui sono contenute regole matematiche utili al calcolo di un calendario, il quale è distribuito in intervalli di 5 anni. Questo periodo quinquennale era chiamato Yuga.
All'interno di ogni "yuga" erano contenuti 1830 giorni corrispondenti a 60 mesi solari oppure 62 mesi sinodici lunari : sarebbe meglio considerarlo un calendario lunisolare più che soamente lunare. Infatti periodicamente venivano eseguite della correzioni in modo da mantenere un ragionevole accordo tra il tempo basato sul moto della Luna e quello basato sul moto apparente del Sole. L'inizio dell'anno era fissato in corrispondenza del primo giorno della quindicina in cui il sole tornava a sorgere posizionato nella costellazione del Delfino.
Un altro calendario, il "Vedanga", era invece basato sui valori approssimati dei periodi apparenti di rivoluzione del Sole e della Luna, cioè sul moto medio apparente sulla sfera celeste dei due astri.
Il "Vedanga Jyautisa" rimase in uso per molto tempo, piu' di 1500 anni, dal 1300 a.C. fino a circa il 400 d.C. quando venne adottato il "Siddhanta Jyautisa", un calendario basato sulle posizioni vere del Sole e della Luna.
Il "Surya Siddhanta" è il piu' accurato libro apparso anticamente in India riguardante il calcolo del calendario, il cui autore risulta attualmente ignoto come lo e' l'esatta data di scrittura. Gli astronomi che lo applicarono utilizzarono le posizioni vere del Sole e della Luna : essi calcolarono la lunghezza e la scansione temporale dell'anno sulla base del nirayana, un sistema siderale che utilizza come riferimento l'anno siderale, ovvero l'intervallo di tempo richiesto al Sole per tornare a sorgere vicino alla stessa stella.
Il metodo usato in precedenza era il sayana che corrispondeva all'uso dell'anno tropico : il termine "sayana" significa "con movimento" e si riferisce proprio al lento moto del punto equinoziale primaverile che, rispetto alle stelle, varia, muovendosi in modo retrogrado lungo l'eclittica.
Il termine nirayana significa infatti "senza alcun moto" e il riferimento alla rimozione dello spostamento equinoziale risulta quindi evidente.
Il punto nel cielo, a cui tutti i calcoli richiesti dal nirayana venivano riferiti, era quello che si trova esattamente opposto alla stella piu' luminosa della costellazione della Vergine, cioè Spica.
I dodici mesi che componevano il calendario erano, in ordine cronologico :
Vaisakha, Jayshta, Asadha, Sravana, Bhadra, Asvina, Kartika, Agrahayana, Pausa, Magha, Phalguna e Caitra.
I dodici mesi erano accoppiati con le dodici costellazioni zodiacali:
Mesa (Ariete), Vrsa (Toro), Mithuna (Gemelli), Karkata (Cancro), Simha (Leone) Kanya (Vergine), Tula (Bilancia), Vrscika (Scorpione), Dhanus (Sagittario) Makara (Capricorno), Kumbha (Acquario), Mina (Pesci).
Il numero di giorni compresi entro ciascun mese era variabile ed era determinato dal numero di giorni richiesti al Sole per attraversare ciascun settore pertinente a ciascuna costellazione zodiacale, chiamato rasi. Il tempo richiesto dal Sole ad attraversare ciascun rasi era compreso tra i 29.45 e i 31.45 giorni solari, a seconda della velocita' della Terra intorno al Sole nel corso dell'anno. Nonostante che il passaggio del Sole da un segno zodiacale (rasi) al successivo (samkranti) potesse capitare in qualsiasi ora del giorno o della notte, il mese iniziava sempre all'istante del sorgere del Sole.

La ruota dei nove pianeti usata nell'India meridionale


Ma in quale giorno doveva iniziare ogni singolo mese? Per rispondere a questa domanda furono messe a punto quattro differenti regole in uso presso quattro differenti regioni geografiche: Bengala, Orissa, Tamil Nadu e Kerala. Ciò che era comune a tutte le regole era che l'inizio del mese doveva cadere nel giorno di samkranti oppure nel giorno seguente o, presso altre regioni, nel giorno ancora dopo. L'effetto fu che nei pankanga cioe' gli almanacchi che riportavano l'elenco dei mesi con i rispettivi giorni, furono elencati mesi con lunghezza variabile da 29 a 32 giorni, a seconda della regione.
Questo calendario solare era utilizzato nelle regioni di Tripura, Assam, Bengala, Orissa, Tamil Nadu, Kerala e parzialmente nel Punjab e in Haryana.
In tutte le rimanenti regioni dell'India furono adottati i calendari lunari : gli stati al nord dell'India usarono il calendario "Amanta" e in quelli meridionali si preferi' il "Purnimanta".
Nel calendario Amanta i mesi iniziavano in corrispondenza della luna piena e terminavano alla luna piena successiva, ma erano denominati con il nome del mese solare in cui il plenilunio cadeva.
L'anno lunare iniziava sempre con il mese di Caitra, ma l'anno solare iniziava con il mese successivo, cioe' "Vaisaka" corrispondente all'entrata del Sole nel segno zodiacale dell'Ariete.
Dal momento che il mese lunare è più corto di quello solare, e quindi , la Luna aumenta gradualmente (per effetto del suo moto) la sua distanza apparente dal Sole, la differenza giunge a un giorno ogni mese sinodico e corrisponde ad un incremento di circa 12 gradi di longitudine eclittica.
Il tempo richiesto ad accumulare i 12 gradi di longitudine era conosciuto con il nome di tithi. Un mese lunare era composto da 30 tithi : 15 di questi facevano parte del Sukla paksa, il periodo della luce, che andava dal primo quarto all'ultimo quarto passando per il plenilunio; gli altri 15 costituivano il Krsna paksa, il periodo buio, cioe' l'intervallo di tempo tra l'ultimo quarto e il primo quarto passando per il novilunio.
Il numero ordinale del giorno del mese in corso era determinato dal numero ordinale del tithi (dal primo al quindicesimo) corrispondente al paksa, cioè il periodo in corso, facendo iniziare il giorno dal sorgere del Sole.
La durata del tithi era variabile da 26.78 ore a 19.98 ore e questo comportava che taluni tithi potessero comprendere anche due levate consecutive del Sole, oppure non comprenderne nessuna, se le 19.98 ore iniziavano poco dopo il sorgere del Sole.
Quando questo succedeva avveniva una discontinuita' nel conteggio dei giorni del mese, per cui poteva accadere che un dato tithi venisse omesso dal conteggio o in altri casi, quando il tithi era uno di quelli da 26.78 ore, venisse contato due volte.
Per determinare i mesi intercalari da aggiungere al calendario in modo da recuperare il disaccordo tra il Sole e la Luna, gli antichi astronomi indiani utilizzavano il seguente metodo. Quando due noviluni consecutivi capitavano nello stesso mese solare ( cioè il tempo richiesto dal Sole ad attraversare un dato rasi) allora il mese lunare iniziante con il primo novilunio era computato come mese intercalare e veniva denominato adhika. Il mese lunare quindi veniva ripetuto due volte, ma la prima volta il suo nome era preceduto dal prefisso adhika e la seconda volta dal prefisso suddha.
Anche cosi' però rimanevano piccole discrepanze e per ovviare a ciò in taluni mesi, cioè Agrahayana, Pausa e Magha, corrispondenti a settori zodiacali di minore estensione sella sfera celeste, e quindi attraversati in poco tempo dal Sole, si faceva come se non capitasse nessun novilunio. In questo caso quel mese non veniva compreso nel calendario e si passava direttamente al successivo. Questo mese vuoto era conosciuto con il nome di ksaya.
Quando un mese ksaya capitava, nello stesso anno capitavano anche due mesi lunari adhika, uno prima e uno dopo il mese ksaya.
Allora il primo adhika era ritenuto tale, cioe' intercalare, ma il secondo veniva denominato eccezionalmente "suddha" e considerato come mese ordinario. Cio' compensava la presenza di uno ksaya e riportava a 12 i mesi nell'anno lunare in corso.
Questo calendario era seguito negli stati di Maharashtra, Gujarat, Andhra Pradesh e Karnataka e veniva utilizzato per scopi liturgici e per fissare le date delle feste religiose.
Il calendario Purnimanta era uguale al calendario precedentemente descritto "Amanta", con l'unica differenza che il primo era sfasato di quindici giorni rispetto all'altro, nel senso che un mese Purnimanta iniziava quindici giorni prima del mese Amanta corrispondente.
Esistono ancora in uso anche alcuni altri calendari minori che sono diffusi localmente e solamente entro ristrette minoranze etniche.
Come si è potuto vedere l'astronomia era una scienza molto importante per gli antichi indiani, e tale è rimasta nei secoli a venire : famoso è infatti l'osservatorio di Sawai Jai Sing II a Jaipur, costruito nel 1700; questi è formato da quadranti solari di vari tipi, che permettono di determinare la posizione dei corpi celesti.

strumenti dell'Osservatorio di Jaipur strumenti dell'Osservatorio di Jaipur
Torna all'Indice

La civiltà celtica

Innanzitutto, prima di parlare di questa civiltà, si deve tenere conto del fatto che se ne conosce pochissimo, e, anche per quello che riguarda il tempo, si sta ancora cercando di decifrare : infatti su ciò che è stato ritrovato ci sono poche certezze e molte teorie.
A Coligny, nella regione dell'Ain (sud della Francia), antica terra dei Galli Ambarri, furono ritrovati in un pozzo, nel novembre del 1897, i frammenti di una tavola di bronzo, le cui incisioni riproducevano la sequenza dei giorni di un calendario. Il calendario viene fatto risalire al II secolo d.C., in piena epoca gallo-romana, ma gli studiosi sono concordi nel ritenere che esso sia stato inciso prevalentemente per scopi liturgici pagani e quindi possa riprodurre fedelmente il calendario tradizionale celtico correntemente in uso alcuni secoli prima.
La ricostruzione del calendario è ancora insoddisfacente dal punto di vista strettamente epigrafico in quanto la maggior parte delle iscrizioni in lingua gallica e caratteri latini non sono ancora state tradotte e comprese in maniera soddisfacente. Lo stesso accade per quanto riguarda la comprensione dei meccanismi e delle regole adottate sia per quanto riguarda la sua progettazione sia per quanto riguarda il suo funzionamento e l'uso che ne veniva fatto dai druidi gallici.
Il calendario di Coligny contiene la rappresentazione di una sequenza di cinque anni lunari completi, ciascuno composto da 12 mesi alternativamente lunghi 29 o 30 giorni, più 2 mesi supplementari, ritenuti essere mesi intercalari introdotti per rendere lunisolare il calendario. La sequenza dei mesi rappresentati è la seguente:
Samonios (30).... Dumannios (29).... Rivros (30).... Anagantios (29).... Ogronios (30).... Cutios (30).... Giamonios (29).... Simivisonios (30).... Equos (30).... Elenbiuos (29).... Edrinios (30).... Cantlos (29).
Il numero tra parentesi si riferisce al numero di giorni che compongono il mese. Ciascuno dei 12 mesi elencati iniziava la notte in corrispondenza della quale la Luna assumeva la fase di primo quarto. Essi erano divisi in due parti di 15 più 15, oppure 15 più 14 giorni ciascuno in modo tale che se la prima quindicina era vincolata dalla fase di primo quarto, l'inizio della seconda doveva coincidere con la Luna alla fase di ultimo quarto.
I mesi le cui quindicine erano complete (30 giorni) sono classificati come MAT cioè fortunati, mentre quelli con 29 giorni sono etichettati con il termine gallico ANMAT che significa infausto. Fa eccezione il mese di Equos che è un mese "Anmatv" ma dura 30 giorni. La prima quindicina, durante la quale la Luna raggiungeva il plenilunio, era ritenuta un periodo di luce, mentre la seconda quindicina centrata sul novilunio era ritenuta un periodo di buio. Le due quindicine sono separate dalla parola gallica ATENOVX (ritorno alla Luna nuova, ritorno al buio, rinnovamento).
Il Calendario di Coligny è suddiviso quindi in cinque anni lunari composti da 5 sequenze dei 12 mesi sinodici più due mesi supplementari di 30 giorni ciascuno per un totale di 62 mesi.
Se si studiano le varie combinazioni di 29 e 30 giorni si trova che una buona approssimazione del mese lunare, per difetto, si ottiene combinando 6 mesi da 30 giorni con 6 mesi da 29, realizzando un mese lunare sinodico medio pari a 29.5 giorni e quindi un anno lunare lungo 354 giorni, che è molto vicino al valore vero di 354.37 giorni. La scelta che i Celti adottarono e codificarono sul Calendario portava invece ad un anno lunare più lungo di un giorno essendo costituita da 5 mesi da 29 giorni più 7 da 30 giorni ciascuno. Perchè tale errore se, come ci dicono le testimonianze, i Druidi conoscevano addirittura i calcoli e l'aritmetica dei pitagorici?
Dalle loro misurazioni i Druidi si erano accorti che la lunghezza del mese sinodico lunare sembrava fluttuare nel tempo intorno ad un valore medio. Infatti la lunghezza effettiva della lunazione variava durante gli anni che vanno dal 500 a.C. al 400 a.C. tra 29.268 e 29.838 giorni solari per effetto della variazione periodica dell'eccentricità dell'orbita della Luna.
Studiando l'andamento della lunghezza della lunazione misurata dal primo quarto al primo quarto successivo (cioè da un mese al successivo nel calendario celtico) su un intervallo di 800-1000 anni si osserva una distribuzione bimodale con due picchi, il primo a 29 giorni e 8 ore e il secondo a 29 giorni e 17 ore che corrispondono a 29.333 e 29.729 giorni rispettivamente, mentre il valore medio pari a 23.53 giorni appare essere di norma il meno frequente.
La conclusione è che il mese sinodico lunare determinato sperimentalmente tendeva ad assumere questi due valori con probabilità quasi doppia rispetto al valore di 23.53 giorni.
Le combinazioni di mesi da 29 e 30 giorni utili a realizzare valori vicini a quelli osservati sono 7x29+5x30 ottenendo 29.42 e 7x30+5x29 ottenendo 29.58. Quest'ultimo valore conduce in capo a 12 lunazioni ad assegnare 355 giorni alla lunghezza dell'anno lunare invece che 354. Il valore 355 è proprio la durata dei tre anni ordinari indicati nel calendario di Coligny (e anche la durata dei 2 anni rimanenti, se si esclude il "mese intercalare").
Con molta probabilità i Druidi furono costretti ad introdurre sulla tavola bronzea questi due mesi con lo scopo di intercalarli, seguendo qualche criterio, nel corso dei 5 anni lunari per raggiungere dal punto di vista pratico un accordo ragionevole tra la marcia del Sole e quella della Luna. Probabilmente il calendario celtico rappresentò non solo uno strumento liturgico, ma anche un dispositivo utile in qualche modo alla pianificazione agricola, che come è noto va soggetta ai cicli stagionali in accordo con il Sole, più che con la Luna.
Il legame anche solare del Calendario di Coligny potrebbe derivare dal fatto che le date delle quattro feste principali che i Celti celebravano durante il corso dell'anno erano legate ai cicli stagionali avendo rilevanza anche dal punto di vista agricolo. Le quattro feste fondamentali celebrate dai Celti erano : Trinuxtion Samoni, Imbolc, Beltane, Lughnasad ed erano poste a distanza di circa quattro mesi l'una dall'altra pressapoco a metà strada tra i solstizi e gli equinozi.
il Sole rivestì il ruolo importante nel calcolo delle date delle feste le quali erano calcolate dai Druidi sulla base delle levate eliache - per Levata Eliaca di una stella si intende la prima apparizione nel mattino della stella, sull'orizzonte ad Est, poco prima del sorgere del Sole - di Antares, Aldebaran, Sirio e Capella.

Stonehenge


[Stonehenge è una costruzione celtica che risale al II millennio a.C., e si trova a Sud dell'Inghilterra ( sembra infatti che la civiltà celtica occuppasse un territorio molto vasto in Europa ). La disposizione delle pietre è tale che, dall'interno della costruzione, si può osservare il Sole nel momento in cui sorge, soltanto in un giorno particolare : il solstizio d'Estate]

Il vincolo lunare era obbligatorio solamente nel caso della festa più importante, quella di Trinux(tion) Samoni che si celebrava in autunno e che segnava anche l'inizio dell'anno celtico.
Quindi nel caso di Imbolc, Beltane e Lughnasad dovevano essere verificati vincoli astronomici solari e stellari e nel caso di Trinox Samoni anche la Luna doveva giocare la sua parte. Sul calendario di Coligny la festa di Trinux(tion) Samoni è l'unica espressamente indicata nelle annotazioni per tutti e cinque gli anni rappresentati. L'annotazione corrispondente è TRINOX(tion) SAMONI SINDIV(os) che è traducibile dalla lingua gallica antica come "le tre notti di Samonios cominciano adesso", e cominciava 2 giorni dopo l'ultimo quarto della Luna.
Il valore della lunghezza dell'anno solare tropico codificato nel calendario di Coligny è sorprendentemente di 367 giorni. L'anno di 367 giorni mostra un errore troppo elevato rispetto al valore vero della lunghezza dell'anno tropico, pari a 365.2422 giorni, per essere considerato come il valore correntemente noto ai Celti, anche perché un valore prossimo a 365.25 giorni era già noto da tempo presso quasi tutte le culture del Mediterraneo con cui i Celti ebbero contatti fin dall'antichità. Alla luce di questo, perchè i druidi avrebbero dovuto mantenere un numero di giorni così instabile?
A questa domenda sono state date 2 possibili risposte, o meglio, interpretazioni, a cui però fanno capo due elementi :
il primo è che i Celti, come ci tramanda Plinio il Vecchio, utilizzavano anche un ciclo più lungo, trentennale, che veniva chiamato "Saeculum". Questa notizia sembra in perfetto accordo con la struttura del calendario di Coligny;
il secondo è che, davanti allo sviluppo del calendario, i druidi si trovarono di fronte al problema pratico di soddisfare i vincoli relativi alla Luna, dato che era stata scelta per scandire gli avvenimenti importanti tra cui la festa di Trinux(tion) Samoni, ma nello stesso tempo, per essere in accordo con le stagioni e col Sole, dovevano contemplare anche i periodi di semina, di raccolto e le altre feste legate alle levate eliache delle stelle.
La prima interpretazione considera il fatto che, per come era suddiviso il calendario celtico, ogni 2 anni lunari e mezzo si perdeva circa un mese e solo dopo 30 anni si ritornava alle condizioni iniziali, cioè all'accordo tra il calendario e la stagione climatica. Ebbene, sarebbe così spiegata l'origine del ciclo trentennale (Saeculum) e del posizionamento del mese addizionale ogni 2.5 anni lunari come troviamo sulla tavola di Coligny. In questo modo l'accordo tra il computo solare e quello lunare poteva essere mantenuto annualmente entro un errore massimo di 30 giorni, durata del "mese intercalare".
Il problema di questa interpretazione è che una ripartizione rigida come questa non poteva essere considerata come ottimale e neanche definitiva in quanto il metodo era troppo impreciso : in capo ad un Saeculum di 30 anni si ottiene un disaccordo tra il tempo misurato dal calendario e il tempo realmente trascorso equivalente a circa due mesi che risulta inaccettabile.
La seconda interpretazione è stata messa a punto secondo una logica molto più complessa di quella che usualmente rileviamo nella struttura dei calendari antichi. Questa teoria si basa sul fatto che la struttura dei due mesi intercalari è molto più complessa e ricca di annotazioni rispetto a quella di ciascuno degli altri 60 mesi. Sorge quindi il sospetto che essi non siano solamente semplici mesi addizionali da intercalare quando era necessario, ma qualcosa di più. Infatti il calendario celtico potrebbe essere in grado, mediante un determinato, algoritmo di generare il computo solare partendo dal ciclo lunare.
Se da un lato la struttura lunisolare rigida garantiva che i mesi rimanessero grosso modo coerenti con le stagioni, dall'altro lato era possibile usare la stessa struttura in maniera più sofisticata per calcolare esattamente la posizione del Sole e della Luna nel cielo durante qualsiasi giorno dell'anno e dei "saecula".
La sequenza di 30 giorni elencati entro ciascun intercalare rappresenta l'insieme dei giorni da introdurre nel computo lunare per ottenere quello solare secondo un certo algoritmo. I due mesi intercalari rappresenterebbero quindi anche due tabelle di calcolo, infatti al contrario degli altri 12 mesi, non hanno nome. Essi possono essere considerati come una sorta di memoria in cui è immagazzinata la differenza progressiva tra il computo solare e quello lunare.
Se fosse così, i druidi potevano prevedere le fasi lunari utilizzando la base del calendario senza intercalari, ma nello stesso tempo avevano realizzato uno strumento lunisolare ordinario destinato alle attività quotidiane e usandolo come "calcolatore" potevano anche rendere conto in maniera accurata dei cicli stagionali in accordo con il Sole e provvedere esattamente alla predizione delle levate eliache e al calcolo delle date delle feste.
Sembra che i druidi conocessero bene anche le eclissi : d'altra parte la Luna per i Celti rappresentava l'astro fondamentale atto al computo del tempo quindi la sua osservazione era molto sviluppata. l'eclissi di Sole era invece meno conosciuta in quanto non era molto visibile nella località in cui il druida si trovava.
Osservando attentamente le annotazioni in lingua gallica e i caratteri latini incise sui frammenti di bronzo, si rileva che talune di esse si ripetono con precisa regolarità in corrispondenza di determinate terne, cioè serie di tre, di giorni consecutivi; talvolta sono quaterne; inoltre la loro distribuzione è intervallata attraverso i mesi e gli anni con notevole regolarità. Usualmente i giorni interessati dalle terne sono i VII, VIII e VIIII di ciascuna quindicina di ogni mese più qualche mese in cui si osservano le terne nei giorni I, II e III della seconda quindicina, subito dopo ATENOVX, quindi sostanzialmente le terne identificano le fasi lunari quali il plenilunio e il novilunio.
Ricordiamo che quando la Luna si trova in queste 2 fasi, se anche il Sole è sufficentemente prossimo ad uno dei nodi dell'orbita lunare, si possono verificare le eclissi. I giorni possibili per il verificarsi delle eclissi sono proprio quelli marcati sul calendario di Coligny con le terne.
I druidi sapevano certamente che quando la Luna raggiungeva la sua estrema latitudine eclittica durante il suo ciclo mensile e la sua fase era contemporaneamente il primo oppure l'ultimo quarto, allora sette giorni dopo era possibile il verificarsi di un'eclisse.
Polibio narra che i druidi dei Galati nel 218 fecero interrompere una guerra a causa del verificarsi un'eclisse totale di Luna.
Occasionalmente, ogni 30 mesi, l'introduzione del mese intercalare faceva retrogradare di un mese la data prevista. Infatti le annotazioni riportate accanto ai giorni delle "terne", mostrano la triplice ripetizione del nome gallico del mese successivo declinato generalmente al genitivo. Questi motti starebbero significare che qualora sia avvenuta l'inserzione del mese intercalare, l'annotazione ricordi che in realtà quell'eclisse era prevista nominalmente per il mese successivo.
La previsione delle eclissi poteva essere eseguita con successo mediante la ricorsività di 6 mesi di calendario, ma anche altre ricorsività potevano risultare utili. Le ricorsività di 6, 35, 41, 47, 53, 82, 88, 94, 129, 135, 223,...,358,... mesi del erano tutte utili previsori compresi in un "Saeculum" e forse erano parimenti note ai Druidi che se servivano per il calcolo per lo meno delle eclissi di Luna.
Infatti considerando le principali ricorsività tipiche della ciclicità delle eclissi rileviamo che esistono quattro cicli fondamentali. Il ciclo più lungo è il cosiddetto "Inex" che corrisponde a 358 lunazioni. Questo ciclo è la somma di altri due cicli fondamentali: il "Tritos" che comprende 135 lunazioni e il ben noto "Saros" che vale 223 lunazioni. L'Exeligmos vale invece 3 cicli di Saros cioè 669 mesi sinodici lunari. Il ciclo di 6 lunazioni, che nel gergo degli studiosi di eclissi va sotto il nome di "Semester" è anche lui una combinazione degli altri cicli. Infatti 1 Semester è esattamente la differenza tra 5 Tritos e 3 Saros oppure 5 Inex e 8 Saros oppure ancora 5 Tritos meno un Exeligmos.
Osservando la struttura del calendario di Coligny ci accorgiamo che il "Saeculum" di Plinio vale praticamente un intero Inex, quindi la struttura del calendario celtico sembrerebbe calibrata su uno dei cicli fondamentali delle eclissi.
Dobbiamo comunque ammettere che il calendario così strutturato doveva essere per forza di cose gestito esclusivamente dalla classe druidica e dai suoi membri che ne fecero anche uno strumento di potere.
(9) L'algoritmo base per usarlo è mnemonico quindi non esisteva la necessità di scriverlo, in accordo con le usanze dei Druidi che ritenevano fondamentale tramandare le conoscenze solo oralmente. Il fatto che nel secondo secolo dopo Cristo il calendario fu redatto in forma scritta potrebbe essere il segno che dopo l'invasione romana la classe druidica si dovette accontentare di pochi allievi, in quanto la maggioranza della gioventù appartenente all'aristocrazia Gallica preferiva studiare il Latino e il Greco presso i Romani e non più la scienza dei padri presso i druidi.
Essi furono quindi costretti a scrivere ciò che aveva sempre tramandato oralmente oralmente in quanto la complessità del meccanismo di gestione calendariale era ormai tale da essere oltre le usuali abilità del clero rurale del tempo : sicuramente il calendario giuliano, trascurando del tutto la Luna, non risultava gradito ad una cultura per la quale il nostro satellite aveva sempre rivestito un significato rituale particolarmente sentito.
In più il calendario giuliano si diffuse in Gallia generalmente solamente dopo il 400 - 500 dopo Cristo di conseguenza il calendario tradizionale celtico venne utilizzato almeno per altri 200-300 anni dopo la sua redazione in forma scritta.
Altri documenti potrebbero comunque celare ulteriori informazioni sull'abilità di questi primi scienziati, l'importante sarà che studiandoli dovremo utilizzare questa nuova chiave di lettura che non sottovaluta le loro capacità astronomiche e matematiche.
Del Calendario di Coligny sono disponibili solamente circa 150 frammenti che coprono grosso modo il 48% della tavola di bronzo.
Torna all'Indice

Le civiltà mesoamericane

Il calendario mesoamericano ha accompagnato passo passo, sin dal loro sorgere, le grandi civiltà che dominarono Messico, Honduras, Belize e Guate mala (cioè l'area culturale denominata Mesoamerica) fino alla conquista europea: la sua ideazione risale probabilmente al primo millennio avanti Cristo, ad opera dalle popola zioni del Messico sudorientale (gli Olmechi della costa del Golfo, gli Zapotechi di Monte Albán), che parallelamente svilupparono la numerazione vigesimale e la scrittura ideo grafica, e si accompagna allo straordinario interesse con cui da sempre gli abitanti della Mesoamerica osservarono e registrarono il ciclico ripetersi dei fenomeni astronomici, fa cendo del computo del tempo uno dei pilastri della loro religione e della loro ideologia.

Città di Machu Picchu e il Canyon del fiume Urubamba


Esso servì alle élites per orientare la propria condotta, registrare le proprie gesta e legitti mare il proprio potere; fu la principale chiave di lettura delle più svariate tipologie di eventi, sia storici sia naturali, tanto da sopravvivere per oltre quattro secoli ai tentativi di estirpazione messi in atto dai rappresentanti della croce e della corona. Non a caso i vari calendari mesoamericani sono tuttora in uso : per esempio quelli Maya sono diffusi presso alcune tribù delle alte terre guatemalteche.
Il loro particolare modo di misurare il tempo ebbe il suo principale impiego nella divinazione, nella scansione dell'attività cerimoniale e nella registrazione di eventi dinastici e politici.
L'unità più piccola di misura di questo sistema era il giorno, chiamato kin. Nei loro calcoli essi non utilizzavano le frazioni e i decimali, dimodoché l'integrazione dei diversi cicli avveniva attraverso la com binazione dei loro multipli, che produceva unità di tempo maggiori : i loro calcoli infatti arrivavano a prevedere tempi lunghissimi, anche di milioni di anni.
I loro calcoli erano tutti in base vigesimale : il numero 20 era un numero magico, e probabilmente derivava dalla somma delle dita di mani e piedi. Un altro numero fondamentale era il 13. Sarà un caso che, in tempi contemporanei, si è scoperto che il tempo ha un proprio codice matematico e la vera frequenza del tempo è 13:20....così come il corpo umano è formato da 20 aminoacidi sintetizzati dal DNA, 13 articolazioni principali nonchè 20 dita fra mani e piedi....
Sia presso i Maya che presso gli Aztechi (gli Inca non possedevano scrittura e sappiamo ben poco di loro) erano diffusi due calendari principali - ne utilizzavano molti- : uno rituale, di 260 giorni, e l'altro, di 365, per l'uso di tutti i giorni.
Entrambi venivano computati in cicli, anzi, tutta la misura del tempo consisteva in un insieme di cicli di diversa durata che scorrevano paralleli.
Le prime testimonianze archeologiche del ciclo rituale di 260 giorni risalgono al VI secolo a.C. e precedono nettamente quelle del calendario "solare" di 365 giorni, a riprova che in Mesoamerica la nascita del calendario si accompagnò a istanze di carattere innanzitutto rituale e divinatorio e non meramente a esigenze pratiche.
(9) Quanto ai processi logici che avrebbero portato alla creazione di un simile ciclo sono state formulate diverse ipotesi, nessuna delle quali si è per ora af fermata in maniera definitiva.
Tra queste ipotesi, alcune si rifanno a considerazioni di ordine astro- nomico, come il fatto che 260 giorni si approssimano alla durata media (263 gg.) della visibi lità di Venere tra due occultamenti; oppure che essi coincidono con il periodo che intercorre tra i due passaggi annuali del so le per lo zenit (il 30 aprile e il 13 agosto) : a questa seconda supposizione è sta to però obiettato che, stando alle testimonianze archeologiche, il calendario rituale ebbe ori gine altrove e prima del fiorire di Izapa e Copán, due importanti insediamenti alla cui latitudine si facevano tali avvistamenti. Altre ipotesi prendono in conside razione la crescita e la maturazione del mais, che in certe parti della Mesoamerica ha una durata pressoché equivalente, ma si scontrano con la forte variabilità regionale del fenome no, in netto contrasto con la generale diffusione del calendario rituale.
Alla luce dell'etnografia contemporanea, sembra meritare maggior credito l'ipotesi "biologica", in base alla quale il ciclo di 260 giorni avrebbe avuto come modello la durata della gestazione umana, come confermano diversi gruppi indigeni che ancora utilizzano il calendario rituale.

varayoc, o capo del villaggio. Pisaq


Comunque, quale che ne sia stata l'origine prima, è assai probabile che il ciclo di 260 giorni abbia acquisito la sua straordinaria importanza cosmologica proprio in ragione della molteplicità di corrispondenze che esso rivelava di possedere con fenomeni appartenenti a più ordini del reale: astronomici, numerologici, agricoli e fisiologici.
I calendari mesoamericani rivelano un'accuratissima conoscenza dei movimenti dei corpi celesti, la cui osservazione av veniva però senza l'ausilio di strumenti ottici, ma utilizzando traguardi e marcatori natu rali e artificiali, come montagne, monumenti ed edifici sacri, che permettevano di registrar ne con estrema precisione il passaggio per lo zenit e il sorgere e il tramonto in corrispon denza di determinati punti dell'orizzonte. Basti pensare all'enorme attenzione che i sacerdoti prestavano per il pianeta Venere, che fin dal passato più remoto costituì una delle principali figure del pantheon me soamericano. Venivano considerate anche le fasi lunari e le eclissi, ma in mancanza di frazioni e deci mali, fu estremamente difficile per gli astronomi indigeni combinare con gli altri cicli il moto della luna, la cui parabola nel cielo tra l'altro segue percorsi ben più irregolari di altri corpi celesti. Le eclissi venivano invece avvertite da tutti i popoli mesoamericani come eventi carichi di pericolo, in cui le divinità del sole e della luna rischiavano di essere divorate.
Per registrare i risultati delle proprie osservazioni ed effettuare i calcoli matematici su cui si ba sava il calendario, i popoli mesoamericani si avvalsero di un sistema di notazione vigesi male fatto di punti e linee. Inoltre sia presso i Maya, gli Aztechi e gli Incas - dove rappresentano l'unica fonte - l'architettura dei templi, dei palazzi e delle intere città seguiva il loro complesso computo del tempo, soprattutto quello basato sulle osservazioni astronomiche.
Nel calendario di 260 giorni, ciascun giorno veniva indicato dalla combinazione di un numero da 1 a 13 con uno dei 20 simboli calendarici. Per arrivare a 260, doveva trasorrere una sequenza completa di 13x20=260 combinazioni differenti.
Anche nel candario di 365 giorni, ogni giorno era contraddistinto da un numero e dal nome del mese.
Nell'insieme, lo scorrere parallelo dei due cicli di 260 e 365 giorni permetteva di desi gnare ogni singolo giorno con quattro indicatori : una maniera efficace per cogliere visiva mente il funzionamento del sistema può essere quella di immaginare tutte queste serie co me le ruote dentate di un grande ingranaggio, i cui denti corrispondono ai 13 numeri e ai 20 simboli del ciclo rituale, e ai nomi e numeri "mensili" dei giorni del calendario "solare".
Si tratta ovviamente di una raffigurazione che non corrisponde affatto alla concezione degli indigeni mesoamericani, che non solo non conoscevano la ruota (e men che meno quella dentata), ma che per rappresentare il susseguirsi dei giorni avrebbero semmai fatto ricorso ad altre figure geometriche.

tessitura di Llachon. Puno

Perché un giorno con la medesima denominazione globale potesse ripetersi, dovevano trascorrere 18.980 giorni, ovvero 73 cicli di 260 giorni e 52 cicli di 365 giorni.
Tutti i cicli calendarici hanno il carattere della circolarità : i sacerdoti-astronomi mesoamericani riposero molta attenzione nel cercare le chiavi aritmetiche che permettessero loro di ricondurre i fenomeni più disparati a un unico grande pulsare cosmico. E non v'è dubbio che il principio dell'"eterno ritorno", l'idea del costante ripro porsi di circostanze, influssi - e dunque avvenimenti - del passato, fosse uno dei motivi cardine del pensiero mesoamericano. Una simile prospettiva "circolare" consente di predi sporre una collocazione certa e collaudata, e dunque rassicurante, per ogni evento futuro; permette di scongiurare lo smarrimento e l'angoscia che sempre in genera il manifestarsi dell'ignoto: non è forse questo ciò che accadde nel 1519, quando Cor tés sbarcò sul suolo messicano? Dinanzi al fatto totalmente nuovo della comparsa di esseri dall'aspetto e dai poteri radicalmente diversi dai modelli conosciuti, l'é lite azteca mise in campo i propri strumenti concettuali ed affrontò l'imprevisto in chiave mitologica, leggendo gli avvenimenti - anche attraverso il calendario divinatorio - come il riproporsi di un passato già in parte noto.
Nonostante quanto detto, le popolazioni mesoamericane erane fra loro molto diverse, sia perchè il loro rispettivo apogeo culturale era distanziato di varie centinaia di anni, sia perchè i sistemi ecologici che li sostenevano erano diversi.
Anche il loro calendario, presenta sì delle analogie, ma una struttura indipendente.
Torna all'Indice

La civiltà Maya

Le prime informazioni di qualsiasi iscrizione Maya riguardano il tempo. Il tempo e i numeri erano per i Maya soltanto un mezzo. Sembravano impegnati non soltanto a scrivere la storia della natura o la propria storia ma a farle convergere.
questo popolo utilizzava molti calendari, ma i principali erano tre, cioè lo Haab, il Tzolkin e il così chiamato "Codice di Dresda". Altri calendari ancora, di durata molto lunga, servivano a collegare i primi tre.
Chi esercitava l'uso divinatorio del calendario era chiamato ah kin, custode dei giorni.
L'Haab era composto da 18 "mesi" di 20 giorni ciascuno, cui venivano aggiunti 5 giorni intercalari, chiamati uayet, reputati infausti : si credeva infatti che in questi giorni i morti si risvegliassero dal sonno eterno per vendicarsi dei torti subiti. Ognuno dei 365 giorni della somma risultante era contraddistinto da un numero (da 1 a 20) e dal nome del mese, esattamente come nel nostro calendario (1 gennaio, 2 gen naio...ecc.). I mesi maya, erano così denominati:
1) Pop.... 2) Uo.... 3) Zip.... 4) Zotz.... 5) Zec.... 6) Xul.... 7) Yaxkin.... 8) Mol.... 9) Ch'en.... 10) Yax.... 11) Zac.... 12) Ceh.... 13) Mac.... 14) Kankin.... 15) Muan.... 16) Pax.... 17) Kayab.... 18) Cumku
Su questo calenario si basavano le principali cerimonie religiose legate alle attività di sussistenza e alle stagioni, e venivano celebrate per lo più al termine di ogni "mese" di 20 giorni.
Questo anno di 365 giorni viene spesso chiamato "vago", in quanto risulta più breve dell'esatta durata dell'anno astronomico; tuttavia, i popoli mesoamericani non pare abbiano mai adottato l'uso di compensare lo sfasamento intercalando un giorno ogni quattro anni; di conseguenza, il calendario basato sull'anno vago accu mulava 25 giorni di ritardo ogni 100 anni astronomici. Bisogna però considerare che l'occasionale intercalazione di un giorno extra sarebbe stata in profondo contrasto con gli stessi principi ispiratori del complesso intreccio dei cicli calendarici mesoamericani, le cui fi nalità primarie non erano certo di pura misurazione del tempo astronomico.

piramide del mago

L'altro calendario era chiamato tzolkin, di somma importanza divinatoria e rituale, era composto da 260 giorni, ciascuno in dicato dalla combinazione di un numero da 1 a 13 con uno di 20 simboli o "nomi" calendarici. A ognuno di questi e dei 13 numeri venivano (e vengono tuttora) assegnate valenze specifiche e distinte, in base alle forze e agli esseri extraumani loro associati. I sacerdoti specializzati esercitavano il proprio sapere appunto nel determinare le risultanti dell'intreccio, onde permettere di orientare l'azione umana nel modo più propizio e di intraprendere le necessarie iniziative rituali. In particolare, si credeva che la connotazione calendarica di certi periodi (come la "tredicina", l'anno vago, il ciclo di 52 anni, ecc.) s'imprimesse sulle restanti unità (i giorni) che li componevano.
Il ciclo di 260 giorni era così suddiviso in 20 "tredicine": il segno di volta in volta corrispondente al primo dei 13 nu merali estendeva il proprio influsso sui restanti 12 giorni della serie, che pure avevano cia scuno una specifica valenza.
Per i Maya ogni giorno è una coppia di dèi, perché ogni giorno ha una combinazione numero + nome: come 1 Ik, 5 Imix, 13 Ahau - il numero è un dio e il nome un altro. I Maya giunsero ad antropomorfizzare i numeri, raffigurandoli nei bassorilievi e nei codici come delle divinità chine sotto il peso del proprio fardello temporale: la loro conce zione del tempo appare così discontinua, composta da una successione regolare di fasi dina miche, corrispondenti all'azione di trasporto del carico, intervallate da fasi statiche, corrispondenti alla pau sa di riposo dei portatori divini.
Ma i diversi giorni della "tredicina", pur subendo l'influsso del primo segno, potevano poi avere valenze del tutto opposte, in base ad associazioni di carattere simbolico-mitologico.

lastra funeraria del re-dio Pacal, signore di Palenque


La centralità del calendario si rifletteva pienamente nel sistema onomastico degli an tichi mesoamericani, in base al quale le persone, le divinità e le stesse componenti della natura venivano designate mediante il segno del giorno della loro nascita. Le caratteristiche temperamen tali, fisiche e lo stesso destino dipendevano dal tipo di dotazione spirituale che ognuno ri ceveva dagli dèi, identificata con una delle diverse "anime" che formavano l'individuo.
Anche i principali aspetti della realtà materiale con cui l'uomo entrava quotidianamente in relazione erano chiamati con nomi esoterici tratti dal calendario ritua le.
I due calendari erano uniti in un periodo di 52 anni; questo era anche il periodo in capo al quale il giorno iniziale (o quello finale) del l'haab, cioè l'anno "solare" - che poi dava il nome a tutto il periodo- si ripresentava con la stessa denominazione rituale: infatti, poiché il minimo comune divisore dei due cicli di 365 e 260 giorni è 5, ne deriva che l'anno "solare" poteva avere inizio solo in corrispondenza di quattro dei 20 sim boli calendarici (20 / 5 = 4), corrispondenti con il 3°, l'8° il 13° e il 18° della serie, che gli studiosi chiamano "portatori d'anno", e non furono sempre gli stessi. Questi portatori d'anno si susseguivano con numeri crescenti, fino a completare quat tro volte la serie di 13 (4 x 13 = 52) : questo modo di designare gli anni ha un largo impiego nei monumenti e nei documenti pittografici che commemorano eventi rituali o vicende storiche.
Il periodo di 52 anni aveva grande importanza religiosa, e al suo scadere si celebravano cerimonie volte a scon giurare il pericolo che il mondo avesse fine.

Chichen-Itza dedicato a Kukulkan, il 'serpente piumato'


I maya furono molto importanti per la creazione di un complesso calendario dei cicli di Venere chiamato Codice di Dresda . Il calendario venusiano Maya era talmente preciso da avere un errore di sole due ore in cinque secoli. Il pianeta lungo la sua orbita scompare per circa otto giorni di fronte al sole. Una volta svanito nel cielo occidentale nel crepuscolo serale esso ricompare circa otto giorni dopo nel cielo mattutino prima del levare del sole. Dopo circa nove mesi ( 263 giorni ) di vagabondaggio nel cielo si riavvicina al sole e scompare nella luce solare. Venere è assente per circa 50 giorni mentre passa dietro al sole , poi ridiventa visibile per altri nove mesi nei quali la sua luminosità cresce fino a raggiungere il suo massimo splendore verso la fine del ciclo.
Venere completa il suo ciclo in circa 584 giorni , proprio ciò che anche i Maya avevano registrato. Il ciclo completo di 584 giorni divenne un numero magico per questa popolazione mesoamericana . Bisogna anche ricordarsi che al tempo dei Maya non esisteva la teoria eliocentrica grazie alla quale noi oggi possiamo affermare che il pianeta Venere compie un'orbita intorno al sole in 225 giorni; ma essi si basavano su ciò che poteva dedurre uno spettatore sulla Terra e non sul Sole.
La cosa ancora più interessante e misteriosa di questo popolo è che nei bassopiani Maya, il cielo è coperto da nubi per una consistente parte dell'anno.
Venere era collegata strettamente alla guerra : la pianificazione di molte iniziative belliche sembra che avvenisse in corrispon denza con le principali fasi del ciclo di Venere. Lo stesso orientamento di non pochi edifici sacri maya si basa sull'allineamento con i punti dell'orizzonte corrispondenti agli estremi del moto apparente di Venere.
Oltre che dagli edifici e dalla loro disposizione spaziale, l'enorme rilevanza di Venere è attestata dal notevole spazio che le è dedicato in molti dei codici pittografici, da cui si può rilevare la minuziosa registrazione dei movimenti del pianeta.
Importanti per i Maya anche i movimenti periodici di Marte, di cui registrarono con particolare attenzione le fasi di "moto retrogrado", nelle quali il pianeta, sopravanza to dalla Terra nella rivoluzione intorno al sole, pare retrocedere nella sua parabola lungo l'eclittica. Ancora una volta fu loro possibile stabilire delle connessioni aritmetiche con gli altri cicli calendarici, in quanto i 780 giorni che intercorrono fra le metà di due periodi re trogradi marziani equivalgono esattamente a tre serie di 260 giorni.
Anche la Luna fu considerata dai Maya, che riuscirono a elaborare un sistema di notazioni lunari che alternava periodi di 29 e di 30 giorni e permetteva, con alcuni accorgimenti ulteriori, di ottenere nel lungo periodo un'ottima approssimazione alla durata media della lunazione. Nelle innumerevoli iscrizioni ca lendariche contenute nei monumenti e negli oggetti maya del periodo classico, i glifi posti alla fine (appartenenti alla cosiddetta "serie supplementare") servono a segnalare l'età in giorni della luna e il corrispondente dio "signore della notte".
Inoltre le eclissi furono calcolate al verificarsi della luna piena (e si avrà allora un'eclissi lunare) o della luna nuova (con un'e- clissi solare) in concomitanza con il passaggio dell'orbita lunare per il piano dell'eclittica. Benché non tutte le eclissi effettivamente prodottesi sul nostro pianeta fossero visibili dall'area Maya, gli osservatori indigeni nondimeno sco prirono che i passaggi nodali hanno luogo con una ciclicità media di poco superiore a 173 giorni (173,31 per l'esattezza) : otto pagine del già menzionato Codice di Dresda contengo no una tabella con le previsioni delle possibili eclissi per un periodo di 33 anni. Ancora una volta, la durata del ciclo in questione venne ricondotta al calendario rituale, in base al fatto che tre di questi periodi di 173,3 giorni equivalgono a due volte 260 giorni (3 x 173,3 = 2 x 260 = 520 gg.).

tempio del Sole a Palenque


Il Sole (insieme a Venere) venne considerato nella architettura cittadina : gli edifici delle città Maya appaiono quasi tutti raggruppati lungo l'asse nord sud con una leggera deviazione in senso orario rispetto al perfetto nord. La maggior parte delle strutture lungo l'asse è rivolta all'interno verso il centro della città . Nei muri di pietra che compongono l'architettura di queste città è inserita una registrazione del tempo , un calendario particolare. La spiegazione alla deviazione di 14° dall'asse nord sud è molto semplice : infatti tale asse indica il punto in cui il Sole si levava o tramontava in un multiplo di venti giorni ( 2 volte 20 giorni ) contati a partire dal giorno in cui l'astro passava sopra lo zenit. Probabilmente esso era fondato sulla divisione in unità ventesimali del moto annuale del sole sull'orizzonte. Osservando attentamente la disposizioni di altri edifici al di fuori della città si può notare che alcuni portali di palazzi e alcune linee di prolungamento tra gli edifici puntano verso altre posizioni chiave del moto del Sole sull'orizzonte. Probabilmente questo calendario fu costituito quando le città di maggiore importanza non furono più quelle settentrionali ma quelle delle pianure più a sud le quali si trovano in una "magica" latitudine in cui l'anno può essere suddiviso esattamente in multipli di 20.
Ma gli assi e le piante delle città maya non contengono soltanto il tempo solare standard, fissato nei muri delle case, ma sono stati inseriti accuratamente nelle architetture delle piramidi e dei templi, deliberatamente deviati perché si trovassero fissi su punti chiave dell'orizzonte, in cui Venere appare o scompare.

Mappa delle città Maya nell'area Puuc

I Maya si accorsero che il grande numero dei loro calendari, e la loro difficile organizzazione interna, potevano divenire un problema nel momento in cui si volesse sapere l'anno in cui era avvenuto un certo fatto del passato : gli anni, nonostante avessero i 4 "indicatori", era no tutti uguali, diventando indistinguibili gli uni dagli altri.
Perciò, al fine di identificare in modo inequivoco le date, nella Mesoamerica meridio nale venne precocemente elaborato, con ulteriori perfezionamen ti da parte dei Maya, un efficace sistema di notazione di tipo lineare, detto oggi "compu- to lungo", indipendente dai due cicli di 365 e 260 giorni, che permetteva di registrare in modo continuativo l'accumularsi dei giorni trascorsi da un punto di partenza convenzio nalmente stabilito. Questo "punto zero" della registrazione del tempo corrispondeva al nostro 11 o 13 agosto 3113 a.C. Era perciò situato in un passato assai anteriore all'invenzione del calendario ed era stato determinato a posteriori, cui non erano probabilmente estranee implicazioni di carattere astro nomico.
Questo sistema ebbe la sua massima auge presso i centri Maya dell'epoca classica (III-X secoli d.C.), i cui monumenti sono costellati di iscrizioni con date del computo lungo, ma non si diffuse mai fino ai popoli dell'Altopiano centrale, tra cui gli Aztechi.
Il tempo veniva veniva registrato per mezzo di tre simboli, che contrassegnavano rispettivamente l'unità (un punto), il cinque (una linea) e il completamento della serie di venti (una conchiglia); quest'ultimo segno, che permetteva di modificare il valore degli altri due a seconda dell'ordine in cui erano dispo sti, è stato equiparato al nostro "zero" (pur non avendo il significato di "nulla") e rendeva possibile l'impiego della notazione posizionale (dal basso in alto). In altre parole, un punto in prima posizione aveva valore uno, in seconda aveva valore venti, e così via per multipli di venti. Una curiosa eccezione riguardava il valore dato alla terza posizione, che non equi valeva a venti volte la quantità precedente, cioè 20 x 20 = 400, ma aveva valore 360 (= 18 x 20); ciò era probabilmente dovuto al desiderio di armonizzare il più possibile il computo lungo con la durata dell'anno solare. Nelle iscrizioni maya vengono così annotati i singoli giorni, kin, le "ventine" uinal, gli insiemi di 360 giorni tun, da non confondere con lo haab, di 365, e i multipli vigesimali di questi ultimi, detti katun (360 x 20 = 7.200 gg.) e bak tun (7.200 x 20 = 144.000 gg.). Particolare importanza era attribuita a quest'ultima quantità, al completamento della quale avevano luogo importanti celebrazioni rituali. Da ultimo, le iscrizioni registravano anche il nome del giorno in base al ciclo rituale di 260 giorni e al l'anno solare, aggiungendovi spesso l'età della luna e il dio "signore della notte".
Per quanto riguarda il computo lungo, do po 13 baktun un'era cosmica era destinata a finire e un'altra sarebbe cominciata; il completa mento dell'era attuale, iniziata nel 3113 a.C., era previsto avvenisse quando si fosse raggiunta la data 13.0.0.0.0 4 Ahau 3 Kankin, corrispondente al 21 o 23 dicembre del 2012.
Questa chiusura non implicava però che i Maya non proiettassero assai oltre questa quantità (sia all'indietro, sia in avanti) la loro misurazione lineare del tempo; vi sono infatti iscrizioni di contenuto mitologico che registrano date lontane milioni di anni: la massi- ma unità di misura conosciuta, il kinchiltun, comprende 1.152.000.000 giorni.
IL calendario si mostra così come un elaboratissimo sistema per conferire senso alla realtà e al succedersi degli eventi di cui l'uomo era testimone : immaginando che ogni evento dipendesse e scaturisse da gli influssi di forze ed esseri extraumani, i sacerdoti mesoamericani non solo as soggettavano l'esistenza a un rigido determinismo, ma per mezzo del sapere divinatorio si attribuivano un poderoso strumentario conoscitivo.

Tikal


In base a questa concezione, il vincolo tra spazio e tempo era indissolubile e la stessa creazione del mondo era fatta coincidere con l'origine del calendario rituale : si narra, in un testo di epoca tardo-coloniale, come la nascita dello uinal - la serie dei 20 simboli calendarici - avesse preceduto e scandito quella di tutte le componenti dell'Universo.
In effetti, il fluire del tempo veniva concepito come una successione di divinità, che viaggiavano secondo turni rigorosi (l'ordine calendarico) allo scopo di diffondersi sulla superficie terrestre, invadere e trasformare ogni cosa, imprimendovi ciascuna la propria impronta, il proprio carattere e il proprio potere. Il cammino delle divinità passava attraverso l'interno dei pilastri (o alberi cosmici) che dai quattro estremi cardinali separavano i tre piani del cosmo, cioè cieli, superficie terrestre e mondo infero, ognuno dei quali era a sua volta suddiviso in più livelli, ovvero 13 per i cieli e 9 per gli inferi.
Le rappresentazioni grafiche che questi ci hanno lasciato della propria idea del cosmo sono tutte su base bidimensionale, e lo spazio è sempre ripartito in 4 quadranti, delimitati da punti intercardinali che coincido no con le posizioni del sorgere e del tramontare del sole in corrispondenza dei solstizi.
Alla proiezione, in piano, della parabola del sole tra questi quattro estremi, pare ispirarsi il glifo maya Kin, consistente in un fiore a quattro petali di Plumeria e che riassume in sé i significati di "sole", "giorno" e "tempo".
Torna all'Indice

La civiltà Azteca

L'osservazione del cielo e il computo del tempo avevano un'importanza fondamentale nella religione e nella vita quotidiana della civiltà Azteca. Lo studio dei movimenti degli astri rientrava nei compiti dei ministri di culti astrali, sacerdoti che avevano conoscenze precise sulla durata dell'anno, sulla determinazione del solstizio, sulle fasi e le eclissi di Luna, sulla rivoluzione del pianeta Venere e sui periodi delle diverse costellazioni, Pleiadi e Orsa Maggiore in particolare. Gli Aztechi usavano due distinti calendari, uno da 365 giorni e l'altro da 260.
Chi esercitava l'uso divinatorio del calendario era chiamato tonalpouhque.
Il calendario di 365 giorni era chiamato Xihuitl, corrispondeva all'anno solare ed era composto da 18 "mesi" di 20 giorni ciascuno, cui venivano aggiunti 5 giorni intercalari, reputati infausti: ognuno dei 365 giorni della somma risultante era contraddistinto da un numero (da 1 a 20) e dal nome del mese.
In nahuatl, la lingua degli Aztechi, le più ricorrenti designazioni dei mesi (che potevano avere più di un nome) erano le seguenti:
1) Atlcahualo...... "si ferma l'acqua"
2) Tlacaxipehualiztli.... "scorticamento di uomini"
3) Tozoztontli...... "piccola veglia"
4) Huey tozoztli.... "grande veglia"
5) Toxcatl....... "cosa secca"
6) Etzalcualiztli.... "pasto di etzalli"(pietanza di mais e fagioli freschi)
7) Tecuilhuitontli.... "piccola festa dei signori"
8) Huey tecuilhuitl.... "gran festa dei signori"
9) Miccailhuitontli.... "piccola festa dei morti"
10) Huey miccailhuitl.... "grande festa dei morti"
11) Ochpaniztli...... "spazzamento"
12) Pachtontli.... .."piccolo pachtli (Tillandsia usneoides, parassita arboreo)"
13) Hueypachtli......"grande pachtli"
14) Quecholli....... "becco a spatola rosa" (Ajaja ajaja Lin.)
15) Panquetzaliztli.... "levata delle bandiere"
16) Atemoztli........ "caduta dell'acqua"
17) Tititl........ "contrazione"
18) Izcalli....... "rinascita"
I 5 giorni aggiuntivi erano detti Nemontemi, cioè "completare invano".
Su questo calendario si basavano le principali cerimonie religiose legate alle attività di sussistenza e alle stagioni, e venivano celebrate per lo più al termine di ogni "mese" di 20 giorni.

il paradiso di Tlaloc

[Il dio Tlaloc veniva spesso rappresentato con il simbolo dell'Albero della Vita]

I nomi di alcuni dei "mesi" aztechi rivelano la chiara ispirazione ecologico-stagionale della loro denominazione, alludendo all'inizio o alla fine della stagione piovosa - atemoztli e atlcahualo -, alle caratteristiche generali del clima - toxcatl - o ai prodotti stagionali - etzalcualiztli.
Questo anno di 365 giorni viene spesso chiamato "vago", in quanto risulta più breve dell'esatta durata dell'anno astronomico; tuttavia, i popoli mesoamericani non pare abbiano mai adottato l'uso di compensare lo sfasamento intercalando un giorno ogni quattro anni; di conseguenza, il calendario basato sull'anno vago accu mulava 25 giorni di ritardo ogni 100 anni astronomici. Bisogna però considerare che l'occasionale intercalazione di un giorno extra sarebbe stata in profondo contrasto con gli stessi principi ispiratori del complesso intreccio dei cicli calendarici mesoamericani, le cui fi nalità primarie non erano certo di pura misurazione del tempo astronomico.
L'altro calendario era chiamato tonalpohualli, di somma importanza divinatoria e rituale, era composto da 260 giorni, ciascuno in dicato dalla combinazione di un numero da 1 a 13 con uno di 20 simboli o "nomi" calendarici. Per i popoli del Messico centrale, fra cui gli Aztechi, questi simboli erano, nell'ordine:

Cipactli... "alligatore"
Ehecatl... "vento"
Calli... "casa"
Cuetzpallin... "lucertola"
Coatl... "serpente"
Miquiztli... "morte"
Mazatl... "cervo"
Tochtli ... "coniglio"
Atl... "acqua"
Itzcuintli... "ca ne"
Ozomatli ..."scimmia"
Malinalli... "erba ritorta"
Acatl... "canna"
Ocelotl... "giaguaro"
Cuauhtli... "aquila"
Cozcacuauhtli... "avvoltoio"
Ollin... "movimento"
Tecpatl... "selce"
Quiahuitl ... "pioggia"
Xochitl... "fiore".
giaguaro

Al giorno "1 alligatore" seguivano così quelli "2 vento", "3 casa", "4 lucertola", ecc., fino a "13 canna", dopodiché la serie dei numeri ricominciava dal 14º segno, con "1 giaguaro", e così via di seguito; perché si ripresentasse la data "1 alligatore" doveva trascorrere una sequenza completa di 13 x 20 = 260 combinazioni differenti.
A ognuno dei 20 simboli e dei 13 numeri venivano (e vengono tuttora) assegnate valenze specifiche e distinte, in base alle forze e agli esseri extraumani loro associati. I sacerdoti specializzati esercitavano il proprio sapere appunto nel determinare le risultanti dell'intreccio, onde permettere di orientare l'azione umana nel modo più propizio e di intraprendere le necessarie iniziative rituali. In particolare, si credeva che la connotazione calendarica di certi periodi (come la "tredicina", l'anno vago, il ciclo di 52 anni, ecc.) s'imprimesse sulle restanti unità (i giorni) che li componevano.
Il ciclo di 260 giorni era così suddiviso in 20 "tredicine": il segno di volta in volta corrispondente al primo dei 13 nu merali estendeva il proprio influsso sui restanti 12 giorni della serie, che pure avevano cia scuno una specifica valenza.
Ci sono pervenuti due "libri" calendarici preispanici, detti tonalamatl "libri dei giorni", le cui pagine contengono la sequenza delle 20 "tredicine".

Nelle pagine di questi libri, oltre agli dèi che sovrintendevano al complesso di ogni tre dicina, venivano anche indicati - accanto alle singole date rituali - i 13 dèi (affiancati da al trettanti volatili) che corrispondevano ad ognuno dei numeri, chiamati tonalteuctin "signori del giorno". Ma non basta: a questi si affiancavano, in una ininterrotta sequenza parallela, altri nove dèi (in parte coincidenti con quelli diurni) chiamati yohualteuctin "signori della notte". Probabilmente, i 13 dèi diurni stavano a indicare gli influssi derivanti dai 13 livelli celesti, mentre i 9 dèi notturni rappresentavano i 9 livelli in cui erano suddivisi gli inferi.
Ma i diversi giorni della "tredicina", pur subendo l'influsso del primo segno, potevano poi avere valenze del tutto opposte, in base ad associazioni di carattere simbolico-mitologico : ad esempio chi fosse nato nel giorno "2 coniglio", nome calendarico della divinità del pulque (bevanda alcoolica ricava ta dalla fermentazione del succo zuccherino dell'agave), avrebbe avuto un infelice destino di ubriacone, benché la tredicina "1 cervo", cui questa data apparteneva, avesse tutt'altro orientamento, nel complesso prospero.

xochipilli il principe dei fiori

La centralità del calendario si rifletteva pienamente nel sistema onomastico degli an tichi mesoamericani, in base al quale le persone, le divinità e le stesse componenti della natura venivano designate mediante il segno del giorno della loro nascita. Le caratteristiche temperamen tali, fisiche e lo stesso destino dipendevano dal tipo di dotazione spirituale che ognuno ri ceveva dagli dèi, identificata con una delle diverse "anime" che formavano l'individuo.
Questa "anima" veniva chiamata tonalli, termine che significava anche "'irradiazione solare', 'giorno', 'segno del giorno', 'destino della persona'". Per esempio, il sovrano della città tolteca di Tollan(X-XVI secolo), il suo nome era Ce Acatl topiltzin Quetzalcoatl, ovvero "1 canna nostro principe serpente piumato" e combinava il nome del dio del vento, creatore degli uomini, delle arti e del calendario, con la data ca lendarica ad esso corrispondente.
Si pensava che il tonallivenisse immessa nell'individuo subito dopo la nascita, e questo veniva sottoposto a una sorta di battesimo; qualora le valenze calendariche del giorno in cui un neonato era venuto al mondo fossero risultate particolarmente infauste, era possibile cercare di scongiurarne i perniciosi effetti posticipando il rito a una data più propizia.
Anche i principali aspetti della realtà materiale con cui l'uomo entrava quotidianamente in relazione erano chiamati con nomi esoterici tratti dal calendario ritua le : ad esempio il mais era (ed è ancora) chiamato chicome coatl, cioè "7 serpente".
I due calendari erano uniti in un periodo di 52 anni; questo era anche il periodo in capo al quale il giorno iniziale (o quello finale) del llo xihuitl, cioè l'anno "solare" - che poi dava il nome a tutto il periodo- si ripresentava con la stessa denominazione rituale: infatti, poiché il minimo comune divisore dei due cicli di 365 e 260 giorni è 5, ne deriva che l'anno "solare" poteva avere inizio solo in corrispondenza di quattro dei 20 sim boli calendarici (20 / 5 = 4), corrispondenti con il 3°, l'8° il 13° e il 18° della serie, che gli studiosi chiamano "portatori d'anno"; questi simboli erano "canna", "sel ce", "casa" e "coniglio". Questi si susseguivano con numeri crescenti, fino a completare quat tro volte la serie di 13 (4 x 13 = 52) : se ad esempio prendiamo come punto di partenza l'anno "1 selce", la sequenza proseguiva con "2 casa", "3 coniglio", "4 canna", "5 selce", ecc., fino al 52° "13 canna", dopodiché ci si ritrovava nuovamente con un anno "1 selce". Questo modo di designare gli anni ha un largo impiego nei monumenti e nei documenti pittografici che commemorano eventi rituali o vicende storiche.
Il periodo di 52 anni era chiamato in nahuatl xiuhmolpilli "legatura degli anni" e ave va grande importanza religiosa, infatti al suo scadere si celebravano cerimonie volte a scon giurare il pericolo che il mondo avesse fine. Gli Aztechi credevano infatti che tutte e quat tro le ere (o "soli") precedenti l'attuale fossero state distrutte in corrispondenza della fine di uno di questi cicli, da cataclismi prodotti dalle diverse divinità che vi avevano regnato.

ricostruzione del centro cerimoniale di Tenochtitlàn


Pertanto, scaduto il cinquantaduesimo anno, la notte in cui le Pleiadi transitavano per il meridiano, gli Aztechi intraprendevano in massa elaborate attività rituali : distruggevano il vasellame e i metates (macine per il mais), spegnevano tutti i fuo chi, pubblici e domestici, rinchiudevano le donne incinte nei granai (per paura che si tra sformassero in creature mostruose, dette tzitzimime, e divorassero gli uomini), tenevano svegli i bambini (che altrimenti si temeva si sarebbero trasformati in topi) e, al momento della massima elevazione delle Pleiadi, i sacerdoti convenuti sulla montagnola di Hui xachtlan, a sud di Tenochtitlan, accendevano il fuoco sul petto di un prigioniero di guerra parti colarmente valoroso, cui subito dopo strappavano il cuore; su questo fuoco venivano ac cese delle torce, che numerosi messaggeri portavano di corsa al tempio principale di Te nochtitlan e a tutti i principali centri della regione, fino a oltre 20 leghe di distanza; in tal modo in ogni tempio, in ogni comunità e in ogni casa si accendevano grandi falò. Al momento in cui gli spettatori, rimasti in trepida attesa sul tetto delle loro case, scorgevano il primo fuoco che si sprigionava dalla collina di Huixachtlan, esplodevano in grandi manifestazioni di gioia, autosacrificandosi e gettando il proprio sangue in direzio ne del fuoco appena acceso, onde contribuire così al mantenimento del flusso di energie che sosteneva il divenire cosmico.
Esisteva u periodo ancora più lungo per gli Aztechi, chiamato huehuetiliztli, formato da due serie di 52 anni (= 104); questa unità di tempo, detta "vecchiaia", aveva un importante significato astronomico e divinatorio, poiché comprendeva esattamente i multipli dell'an- no tropico di 365 giorni (x 104), del calendario rituale di 260 giorni (x 146) e della rivolu- zione sinodica di Venere, che ha una durata media di 584 giorni (x 65): in capo ai 37.960 giorni di questo mega-periodo, l'inizio di tutti e tre i cicli appena menzionati tornava ad avere la stessa denominazione rituale.
IL calendario si mostra così come un elaboratissimo sistema per conferire senso alla realtà e al succedersi degli eventi di cui l'uomo era testimone : immaginando che ogni evento dipendesse e scaturisse da gli influssi di forze ed esseri extraumani, i sacerdoti mesoamericani non solo as soggettavano l'esistenza a un rigido determinismo, ma per mezzo del sapere divinatorio si attribuivano un poderoso strumentario conoscitivo.
In base a questa concezione, il vincolo tra spazio e tempo era indissolubile e la stessa creazione del mondo era fatta coincidere con l'origine del calendario rituale : un mito co smogonico azteco del XVI secolo riferisce come, contemporaneamente alla coppia umana primordiale, gli dèi crearono i giorni e diedero agli uomini gli strumenti con cui praticare la divinazione.
In effetti, il fluire del tempo veniva concepito come una successione di divinità, che viaggiavano secondo turni rigorosi (l'ordine calendarico) allo scopo di diffondersi sulla superficie terrestre, invadere e trasformare ogni cosa, imprimendovi ciascuna la propria impronta, il proprio carattere e il proprio potere. Il cammino delle divinità passava attraverso l'interno dei pilastri (o alberi cosmici) che dai quattro estremi cardinali separavano i tre piani del cosmo, cioè cieli, superficie terrestre e mondo infero, ognuno dei quali era a sua volta suddiviso in più livelli, ovvero 13 per i cieli e 9 per gli inferi.
Le rappresentazioni grafiche che questi ci hanno lasciato della propria idea del cosmo sono tutte su base bidimensionale, e lo spazio è sempre ripartito in 4 quadranti, delimitati da punti intercardinali che coincido no con le posizioni del sorgere e del tramontare del sole in corrispondenza dei solstizi.
Alla proiezione, in piano, della parabola del sole tra questi quattro estremi, pare ispirarsi il simbolo del calendario rituale az teco Ollin "movimento", che campeggia al centro della celebre "Piedra del sol".

Piedra del Sol


Tutti i principali cicli del computo calendarico vigente nell'Altopiano centrale sono rappresentati nella straordinaria sintesi grafica della Pietra del Sole: il gior- no (per mezzo del sole che sorge), le "tredi cine" (raffigurate dai simboli del loro primo giorno), il tonalpohualli (corrispondente al complesso delle bande puntiformi), l'anno "vago" (simboleggiato dai quattro punti solstiziali corrispondenti ai petali sottili), le "tredicine" e lo xiuhmolpilli (raffigu- rati dai quattro simboli "portatori d'anno"). Compaiono inoltre le rappresentazioni delle "cinque età" o dei "cinque Soli" : al centro c'è il "Sole del terremoto" che rappresenta il mondo attuale di naui-ollin (quattro movimento) che dovrebbe essere distrutto da un enorme terremoto. Il secondo cerchio mostra i quattro soli( o ere ) precedenti, ossia: il "Sole del giaguaro", il primo Sole di naui-ocelotl (quattro giaguaro) che sarebbe terminato con un gigantesco massacro compiuto dalle "fiere con il mantello punteggiato di stelle"; il "Sole del vento", il Sole di naui-eecatl (quattro vento) che era finita con lo scatenarsi di un vento impetuoso, che tutto scacciò via; il "Sole della pioggia", il terzo Sole di naui-quiauitl, (quattro pioggia) dove il mondo sarebbe stato sommerso da una pioggia di fuoco; infine il Sole dell'acqua, naui-atl (quattro acqua) terminato con un diluvio.
Torna all'Indice

La civiltà Inca

Dal momento che gli Incas non possedevano la scrittura abbiamo pochissime notizie sulla loro organizzazione, compresa quella del tempo. Infatti tutte le notizie relative ad essi ci sono pervenute soprattutto tramite le cronache dei conquistadores.
Quasi tutti cronisti concordano nel dire che l'anno degli Incas era suddiviso in 12 mesi; però non si sa quale lunghezza avessero. Alcuni ipotizzano un mese sinodico di 29 o 30 giorni, altri un mese solare di 30giorni o un pò più lungo, altri un mese siderale di 27,3 giorni.
Quest'ultima ipotesi sembrerebbe la più probabile, poiché 27,3x12=328 giorni e 328 sono proprio gli Huacos, cioè luoghi sacri, trovati all'interno della città di Cuzco, la capitale dell'Impero Incas.

saqsaywaman


Ma se l'anno era composto da 328 giorni, allora mancava più di un mese per terminare l'anno tropico, purtroppo a questo proposito non si sa come facessero.
E' accertato che conoscevano i solstizi e gli equinozi, tanto è vero che le più importanti date dell'anno Inca coincidono proprio con queste epoche :
la festa dell'Inti Raymi, la festa del Sole, cadeva al solstizio invernale, in giugno (le stagioni sono invertite nell'emisfero meridionale);
la festa dell'Uma Raymi all'equinozio di settembre;
la festa del Capac Inti Raymi nel solstizio di dicembre;
la festa dell'Inca Raymi all'equinozio di marzo.
Molto importanti per gli Incas erano anche altri momenti dell'anno: per esempio quello in cui il Sole si trova allo zenit (il 30 ottobre ed il 13 febbraio), ed anche quello del passaggio dell'astro al nadir (il 18 agosto), giorno in cui veniva celebrata la festa della prima aratura e della preparazione dei campi per la semina del granoturco.
L'inizio dell'anno sembra invece legato al sorgere eliaco della costellazione delle Pleiadi.
intihuatana o 'calendario solare'. Machu Pichu
Torna all'Indice

Il calendario romano

L'Anno Romano primitivo (Anno Romuleo) comprendeva 304 giorni ed era suddiviso in 10 mesi (4 mesi di 31 giorni e 6 mesi di 30 giorni). La suddivisione in soli 10 mesi può essere dovuta al fatto che trascurasse i due mesi più freddi in cui non si svolgevano lavori nei campi.
Dopo un pò i romani si resero conto della poca adattabilità del calendario, troppo breve. Tra l'VIII e il VII secolo a.C. venne fatto il calendario lunare
(7) di dodici mesi, attribuito al secondo re di Roma Numa Pompilio, che i Romani usarono fino al 46AC. Il calendario venne associato al moto della Luna, per cui l'anno fu portato a 355 giorni.
L'inizio del mese cominciava con la Luna nuova. Questo giorno era chiamato Calendae(dal latino calare = chiamare a raccolta, convocare), che ha dato poi il nome al "calendario". In quel giorno il Pontifex Minor (i pontefici, nella Roma antica, erano coloro che avevano il compito di conservare e interpretare le tradizioni giuridico-religiose ) convocava il popolo sul colle Capitolino per annunciargli il principio del mese.

Antica raffigurazione del calendario romano dipinta sul muro di un'abitazione


L'anno cominciava a Marzo. I mesi potevano essere di 29 o 30 giorni. I mesi avevano il seguente significato :
Martius............ dedicato a Marte, dio della guerra
Aprilis............ da "aperire", dedicato all'agricoltura ( mese in cui si aprono le gemme)
Maius.............. dedicato a Maia
Junius............. dedicato a Giunone, regina dei Romani
Quintilis.......... da quintus, quinto mese
Sextilis........... da sextus, sesto
September.......... da septem, sette
October ........... da octo, otto
November........... da novem, nove
December........... da decem, dieci
Januarius.......... dedicato a Janus, Giano
Februarius......... dedicato a Februus, il dio dei morti. Questo era di origone etrusca "februa", cioè cerimonie purificatrici.
Ogni mese era costituito da 3 parti:
le Calende che rappresentavano il 1° giorno del mese
le None il 5° giorno [mese di 29 giorni] o 7° giorno [mese di 31 giorni] del mese
le Idi il 13° giorno [mese di 29 giorni] o 15° giorno [mese di 31 giorni] del mese.
Le Idi (dal latino idus, parola di etimologia incerta), erano i giorni che dividevano il mese in due parti quasi uguali. Poiché questi giorni, nell'antico calendario lunare dei Romani, coincidevano con il plenilunio, e quindi con le notti più luminose, forse il termine idus deriva da dies (giorno) e la consacrazione di questi giorni a Giove, padre di Apollo, dio della luce, ne darebbe ulteriore conferma.
Dalle Calende alle None le date venivano espresse dal numero di giorni che dovevano trascorrere prima di arrivare alle None;
Dalle None alle Idi le date venivano espresse dal numero di giorni che dovevano trascorrere prima di arrivare alle Idi;
Dopo le Idi le date erano espresse dal numero di giorni che dovevano trascorrere fino alle calende del mese successivo.
Inoltre, il giorno che precedeva le Calende, le None o le Idi si chiamava Vigilia. L'Antivigilia, invece di portare il nome di secondo giorno prima delle Calende, delle None o delle Idi , si chiamava terzo giorno prima, e così di seguito con un errore costante di un'unità. Per esempio, l'11 gennaio era il 3° giorno prima delle Idi di gennaio (13 gennaio).
Nei mesi di 29 giorni vi era una classificazione di questi : i giorni feriali erano detti Fastus, i giorni festivi Nefastus, i giorni per le feste pubbliche erano detti Nefastus purus, i giorni per i comizi e le assemblee erano Comitilias, i giorni atti al culto si dicevano Endotercisus .


[Figura di un calendario romano : ogni mese era descritto col proprio segno zodiacale e con l'indicazione di quali influssi il segno esercitasse nella natura]

La settimana durava 8 giorni, il primo dei quali chiamato novendinae e nundina : era il giorno del mercato.
Per quanto riguarda il giorno, i romani utilizzavano divisioni del tempo molto semplici. Il giorno si divideva in ore : tertia, sexta, nona, duodecima, mentre la notte si divideva in ore vigiliae. Il periodo che andava dalle 8 alle 9 era chiamato "mane", il mezzodì era chiamato "meridies", il tempo del tramonto era chiamato "vespera", il tempo di dormire era chiamato "concubium" mentre il mattino era chiamato "gallicinum".
I singoli anni erano identificati dal nome dei consoli (la cui carica era appunto di durata annuale); la numerazione ab Urbe condita( "a partire dalla fondazione di Roma" che avvenne secondo Varrone nel 753 a.C.) fu introdotta in seguito (circa I sec. AC) e usata soprattutto nella compilazione dei Fasti.
I romani non ebbero mai seri interessi di tipo astronomico e calendariale, lo dimostra sia il fatto che la creazione del calendario giuliano sarà affidata a un egiziano, sia che gli orologi solari, pur se diffusi nell'antica Roma, non furono mai inventati dai romani stessi.
Lo scafo, orologio formato da una cavità emisferica scavata nella pietra, era lo strumento più diffuso in Grecia e fu uno dei primi che vennero introdotti in Italia e costruiti in vere e proprie officine nelle quali venivano fatti numerosi orologi solari. . Valerio Messala, portò da Catania a Roma, nel 163 a.C., una meridiana che fu collocata pomposamente nel Foro. Progettata naturalmente per la latitudine della Sicilia non poteva che dare delle indicazioni inesatte, eppure i romani, senza farci gran caso, la usarono per quasi un secolo finchè nel 164 a.C. il censore Marco Filippo non ne fece erigere un'altra calcolata proprio per la latitudine di Roma.

un orologio solare di epoca romana


Gli orologi solari che furono utilizzati nelle varie città e ville dell'impero, e che avevano diverse provenienze, costituivano dei veri e propri "status simbol" per la gente ricca.
Attorno al 50 d.C. pare esistessero ben 13 modelli differenti di orologi ma il mezzodì veniva annunciato da un araldo dei consoli, con un metodo di antica origine.
In epoca romana apparvero anche numerosi orologi metallici. I gromatici dell'antica Roma quando dovevano tracciare il reticolato, seguivano precise regole d'orientamento e, pur dovendo fissare per esempio il "cardo" esattamente nella direzione nord-sud, si basavano più sulle configurazioni del terreno, che su regole astronomiche, che generalmente ignoravano.
Un importante e colossale orologio solare orizzontale fu costruito in Roma nel Campo Marzio da Facundus Novus nel 9 a.C. con lo scopo di celebrare l'anniversario della nascita di Augusto. La meridiana di Augusto, resa inservibile da inondazioni e da terremoti, fu restaurata attorno all'80 d.C., ma successivamente il grande quadrante solare fu sepolto a causa di inondazioni e di interramenti. Il gigantesco quadrante che misurava forse 80 x 180 metri e che purtroppo ha avuto poca durata, rappresenta l'apice della gnomonica romana.
L'organizzazione del calendario annuale era di mesi di 29 e 30 giorni, alternati. Poichè l'anno, rispetto all'anno solare, perdeva 10 giorni; per compensare questa differenza si ricorreva all'intercalazione di un mese straordinario di 22 o 23 giorni ogni due anni; il mese era noto come Mercedonio.

Il calendario romano, compreso l'anno col mese intercalare
Il calendario di Numa subì molti aggiustamenti nel corso dei secoli: Febbraio sarebbe stato inizialmente posto dopo Dicembre e solo dal 449AC dopo Gennaio, per motivi di organizzazione militare. Così l'undicesimo e il dodicesimo mese divennero rispettivamente il primo e il secondo mese dell'anno. In questo modo, il mese dedicato a Giano (gennaio), il dio che veniva rappresentato bifronte perché presiedeva gli ingressi, diventava il più adatto a chiudere la porta del vecchio anno e ad aprire quella del nuovo.
Inoltre l'intercalazione del mese Mercedonio, avvenuta inizialmente come raffigurato nella tabella, sarebbe poi stata cambiata diverse volte. Si provò infatti a inserirla in un ciclo di 24 anni diviso in tre di 8 anni, con intercalazione negli anni pari alternata di 22 o 23 giorni, salvo negli ultimi otto anni che hanno solo intercalazioni di 22 giorni, con il 24esimo anno che non ha intercalazioni. In tal modo la durata media dell'anno si riduceva a 365,6 giorni, abbastanza vicina alla durata media dell'anno tropico.
Ma a lungo andare neppure il ciclo funzionò, e i Romani si rivelarono incapaci di far coincidere l'anno civile con le stagioni. Dopo vari tentativi di aggiustamento, il collegio dei pontefici ottenne di diritto di conferire al mese intercalare una lunghezza che si adattasse alle circostanze. Il calendario diventò allora un mezzo di corruzione e di frode. Abusando del proprio potere, i pontefici allungavano o accorciavano l'anno a seconda che volessero favorire o meno i consoli al potere o i loro successori.
Si arrivò ad un ritardo di circa 3 mesi rispetto al ciclo delle stagioni. Si imponeva la necessità di una riforma, ma bisognerà aspettare il 46 a.C., quando Giulio Cesare si occuperà di riformulare il calendario, chiamandolo calendario giuliano.

Torna all'Indice

Il calendario greco

Il primo a mettere per iscritto il calendario fu il poeta greco Esiodo in un poemetto intitolato "Le opere e i giorni", che risale a circa 2.800 anni fa.
Esiodo prese in esame il calendario orale usato sin dall'antichità nel Peloponneso, presentandolo come un ciclo di trenta giorni fausti e infausti, di auspici e cerimonie sacre : elenca infatti i giorni santi, le feste, i giorni nefausti -per esempio la nascita di una bambina, la castrazione di pecore e tori ecc.
Esiodo descrisse il calendario anche per invitare i greci a seguire le antiche regole del tempo e del dovere : la più importante guida per ciò che riguarda il tempo, secondo Esiodo, è la Luna. Il poemetto inoltre voleva essere una guida pratica all' organizzazione del tempo ; Esiodo si riferisce in questo caso al più semplice degli orologi naturali di cui l'uomo dispone: la successione di giorni e notti, che, tramite le rispettive durate, nel volgere dell' anno offre una rudimentale guida alle stagioni.
I greci ripresero dagli egizi l'utilizzo dei segni zodiacali, modificando però i nomi e alcuni simboli : da allora non sono più stati cambiati.


Immagine di Fanes, Dio della luce, al centro di un ellisse istoriale con i segni zodiacali

I segni nella figura hanno assunto la forma definitiva nel 5 secolo ac e sono stati adottati da tutto il mondo occidentale.
Il calendario greco era un calendario lunisolare.
(7)L'anno era suddiviso in 12 mesi lunari di circa 29 giorni. Per tale suddivisione gli antichi Greci si trovarono con calendari in anticipo di circa 11 giorni. In seguito aggiunsero 90 giorni supplementari ogni otto anni allo scopo di compensare il loro calendario lunare standard; tuttavia i giorni non furono sempre aggiunti secondo un programma, ma spesso inseriti a caso.
I greci contavano gli anni a partire dalla prima Olimpiade, avvenuta il 1° Lug del 776 a.C. L'era delle Olimpiadi fu introdotta nel 250a.C. dallo storico Timeo, e consiste nel contare prima di tutto i periodi quadriennali (Olimpiadi) e all'interno di questi gli anni come 1°, 2°, 3°, 4° della data Olimpiade. Fu abrogata da Teodosio nel 395.
I greci, così come i persiani e i babilonesi, utilizzavano una suddivisione della giornata in 5 periodi(8)
Probabilmente sotto l'influenza babilonese o egiziana, furono costruite in epoche molto antiche le prime meridiane. Non si hanno però fonti certe sulla nascita del primo orologio solare. Secondo Diogene Laertio, fu Anassimandro di Mileto che costruì nel VI sec. a.C. a Lacedemone il primo orologio solare greco, un eliotropio. Vitruvio, architetto latino, compila un elenco di antichi costruttori e ideatori di meridiane e ricorda una gran quantità di tipi di orologi solari.
Beroso, un astronomo che fu contemporaneo di Alessandro il Grande, ideò una modificazione del polos(l'orologio solare babilonese) eliminando la parte sud della calotta sferica che nello strumento non serviva per il conteggio delle ore. A lui può essere attribuita la paternità dello "scafo", uno tra i più diffusi orologi solari in tutta l'area greca.
Ebbe molta diffusione nel IV sec. a.C., e venne continuamente modificato col passare del tempo.

una ricostruzione dello scafo

Si evidenzia così l'interesse che esisteva, nell'epoca ellenistica, per la costruzione e l'utilizzo degli orologi solari. Erano inoltre utilizzate anche le clessidre.(6)
Torna all'Indice

Il calendario buddhista

Secondo la cosmologia buddhista vi sono nello spazio illimitato infiniti mondi che nascono e periscono nell'arco di tempi lunghissimi. Ma se l'universo è immenso, immenso è il dolore del samsara, il ciclo continuo delle morti e delle rinascite a cui tutti gli esseri sono soggetti. Il saggio indiano Siddhartha Gautama scoprì una via di liberazione dalla sofferenza del samsara e per questo è chiamato il Buddha (l'Illuminato).
L'era buddhista inizia con la morte di Siddhartha, cioè con la sua entrata definitiva nel nirvana. Poiché il Buddhismo si è diffuso in molti paesi e le date riportate dalle varie tradizioni non coincidono, il computo degli anni è fissato a partire dalla data convenzionale della nascita del Buddha (560 a.C.).

Buddha


Il calendario buddhista ricalca la struttura del calendario vedico, il quale è a sua volta il risultato della sovrapposizione di un calendario lunare a uno solare.
Il calendario solare
(7) vedico è composto di dodici mesi, che corrispondono alle dodici costellazioni dello Zodiaco, e ha inizio con l'ingresso del Sole nella costellazione dell'Ariete, chiamata Mesha Sakranti.
I nomi dei mesi solari vedici sono i seguenti. Le date accanto a ogni mese si riferiscono alle corrispondenze col nostro calendario nel 2003-2004:
1. Mesha............Ariete.............dal 14 aprile al 14 maggio;
2. Vrishabha........Toro..... .........dal 15 maggio al 15 giugno;
3. Mithuna..........Gemelli........... dal 16 giugno al 17 luglio;
4. Karka............Cancro............ dal 18 luglio al 17 agosto;
5. Simha............Leone............. dal 18 agosto al 17 settembre;
6. Kanya............Vergine........... dal 18 settembre al 18 ottobre;
7. Tula..................Bilancia.......... dal 19 ottobre al 17 novembre;
8. Vrischika........Scorpione......... dal 18 novembre al 16 dicembre;
9. Dhanu............Sagittario........ dal 17 dicembre al 14 gennaio;
10. Makara.......Capricorno-coccodrillo.... dal 15 gennaio al 13 febbraio;
11. Kumbha.......Acquario.......... dal 14 febbraio al 14 marzo;
12. Mina.................Pesci............. dal 15 marzo al 13 aprile.

L'anno lunare, invece, comincia col mese di Vesakha dopo il primo novilunio che segue Mesha Sakranti.
Questo che segue è l'elenco dei mesi lunari in lingua pali, seguito dal nome sanscrito e dal mese più o meno corrispondente nel nostro calendario :
1. Vesâkha …………..Vaisakha….. .maggio
2. Jetthamâsa ………...Jyaishtha….. giugno
3. Asâlha …………….Ashâdha…….luglio
4. Sâvana …………….Srâvana……..agosto
5. Potthapâda ………...Bhadrapâda... settembre
6. Assayuja, …………..Asvina…….. ottobre
7. Kattika ……………..Karttika…….novembre
8. Mâghasira ………….Mârgasira…..dicembre
9. Phussa ……………...Pausha………gennaio
10. Mâgha …………….Mâgha………febbraio
11. Phagguna ………….Phalguna……marzo
12. Cittamasa ………….Chaitra……...aprile.

Per compensare la differenza tra l'anno lunare e quello solare ogni due anni un mese raddoppia a mò di rotazione retrograda, cioè ci possono essere, per esempio, due mesi Sâvana, oppure due Jetthamâsa, oppure due Vesâkha ecc.
Il mese lunare comincia col Novilunio, e si suddivide principalmente nelle due fasi crescente e calante : generalmente la fase crescente è ritenuta propizia e la calante no. Nel calendario buddhista fa eccezione a questa regola il mese di Vesakha che è ritenuto fasto in entrambe le fasi.
Il giorno del Plenilunio è solitamente il 15° del mese lunare, e viene chiamato purnima, che significa "pienezza".
Secondo il calendario vedico lunare, l'Era Buddista, chiamata sasana cominciò nel plenilunio di Vaisâkha dell'anno 545 a.C., giorno in cui il Buddha conseguì il risveglio.
Il giorno del Vaisakha Purnima è per i buddhisti molto importante, in quanto è la festa del plenilunio in cui si commemorano la nascita, il risveglio e il trapasso del Buddha Gôtama.
I giorni di Novilunio, Primo Quarto, Plenilunio e Ultimo Quarto sono, nella liturgia buddista, i giorni uposatha ossia, letteralmente, giorni di digiuno, ma in pratica sono giorni in cui dedicarsi con più zelo. Infatti i monaci buddhisti praticano il mezzo digiuno e non il digiuno totale, astenendosi dal cibo dopo mezzogiorno; i laici fanno visita ai monasteri e per un giorno adottano la regola di fare un solo pasto, di non adornarsi, né profumarsi, né ballare ecc., per dedicarsi al silenzio e alla meditazione. Nei giorni di Novilunio e Plenilunio, inoltre, la regola monastica, chiamata patimokkha viene letta alla riunita assemblea della comunità monastica.
Torna all'Indice

Il Ciclo di Metone

Il Ciclo Lunare o Ciclo di Metone è stato scoperto appunto dall'astronomo ateniese Metone nel V secolo a.C., il quale si rese conto che 235 mesi lunari erano quasi paragonabili a 19 Anni Solari, il che riportava le fasi della Luna a ripetersi con continuità negli stessi giorni del corso dell'anno ogni 19 anni.
Infatti :
365.2422 giorni x 19 anni = 6939.602 giorni
29.5306 giorni x 235 lunazioni = 6939.691 giorni
con una differenza di circa 2 ore che corrisponde ad un giorno in oltre 200 anni!
Nell'Impero Romano si era soliti indicare gli anni di questo ciclo con un numero romano (da I a XIX) chiamato Numero d'Oro.
Torna all'Indice

Il calendario giuliano

La grande confusione che si era creata nel
calendario romano spinse Giulio Cesare (il quale aveva un forte interessa per l'astronomia) nel 46 a.C., corrispondente all'anno 708 a.U.c. (ab Urbe condita), a chiedere aiuto agli egiziani per mettere ordine al proprio calendario.
Nel 46 a. C. il calendario romano risultava spostato di 3 mesi rispetto al calendario solare, nel senso che la primavera capitava a Gennaio, in pieno inverno, anziché a Marzo. Pertanto, Giulio Cesare per risolvere la questione si rivolse a Sosigene, un astronomo egiziano di Alessandria, al quale affidò il compito di modificare il confuso calendario romano.
Per prima cosa Sosigene portò la lunghezza dell'anno 46 a.C. a ben 455 giorni, aggiungendo 80 giorni all'anno egizio di 365 giorni per riequilibrare nuovamente le stagioni, portando l'inizio della primavera al 25 di Marzo. Quindi decise di aggiungere un giorno intercalare (bisesto) ogni 4 anni in maniera da accordare il più possibile l'Anno solare con quello Civile.
Il giorno supplementare degli anni bisestili venne aggiunto al mese di febbraio, ultimo mese del calendario romano all'epoca della riforma. Poiché i numeri dispari venivano considerati fortunati il giorno aggiuntivo non venne inserito alla fine ma venne intercalato tra il 24 e il 25 febbraio e, per non modificare il nome dei giorni, non venne assegnato ad esso alcun appellativo particolare; questo 25° giorno di febbraio venne denominato, come il precedente, sexto ante calendas martias (il sesto prima delle calende di marzo) e diventò bis sexto ante kalendas martias, sesto per la seconda volta, da cui si derivò l'epiteto bisestile. Con questo trucco si ottenne che questo mese, consacrato al dio dei Morti e considerato nefasto, conservasse in apparenza un numero pari di giorni (28).
nell'anno della riforma, Giulio Cesare aggiunse eccezionalmente al calendario 2 mesi, di 33 e 34 giorni rispettivamente, tra November e December, oltre al mese mercedario, che quell'anno era già stato intercalato. dopo quell'anno il mese di Mercedonio venne eliminato dal calendario.

calendario giuliano

Inoltre Sosigene modificò la lunghezza dei mesi alternandoli con 31 e 30 giorni, eccezion fatta per Febbraio. Infatti attribuì a Marzo 31 giorni (come primo mese dell'anno nel vecchio calendario romano), facendo seguire Aprile con 30 giorni, Maggio con 31, Giugno con 30, e così via fino a Febbraio, ultimo mese dell'anno.
Nel 44AC, dopo l'assassinio di Cesare, il mese Quintile fu in suo onore ribattezzato Iulius (Luglio).
Da quei tempi il calendario è rimasto pressochè invariato, se non si tiene conto delle piccole riforme fatte prima dall'imperatore Augusto, e , poi, da papa Gregorio XIII.
Infatti, la riforma proposta da Sosigene non venne, in realtà, applicata subito in maniera corretta.
Nell'anno 8 AC, fu scoperto un errore dei sacerdoti che avevano intercalato l'anno bisestile ogni tre anni invece che ogni quattro, fraintendendo le istruzioni di Sosigene. Infatti i romani contavano gli anni da 1 : anno 1 (bisestile), anno 2, anno 3, anno 4 di nuovo bisestile..........
Nel 12AC, quando Augusto assunse la carica di pontefice massimo - carica che comprendeva anche la gestione dei Fasti (calendario) - uno dei suoi primi provvedimenti fu quello di correggere l'errore, come risulta da questo passo di Svetonio : "...Riportò alla cadenza originale il calendario che il Divo Giulio aveva riformato, ma che era poi stato turbato e confuso per negligenza; e in questo riordino ribattezzò il mese Sestile con il suo cognome, preferendolo a Settembre che era il suo mese natale, poichè in tale mese(sestile) si erano verificati sia il suo primo consolato sia importanti vittorie".

particolare di una raffigurazione del calendario giuliano


Così il sesto mese prese il nome di Augustus. Ma poichè conteneva solo 30 giorni, e poiché a Giulio Cesare era stato attribuito il mese di Luglio con 31 giorni, il popolo per non fare parzialità, nell'anno 7 a.C. del nuovo calendario Giuliano, diede ad Augusto la possibilità di modificare il suo mese (Agosto) portandolo così a 31 giorni, modificando l'alternanza originale dei 31 e 30 giorni. Con questa modifica Settembre passò a 30 giorni , Ottobre a 31 e così via fino a Febbraio che passò agli attuali 28 giorni o 29 giorni, negli anni bisestili.
Dopo 36 anni erano stati così intercalati 12 anni bisestili invece di 9. Per rimediare all'errore, che aveva già provocato uno sfasamento di 3 giorni, Augusto ordinò che fosse sospesa l'intercalazione del giorno bisestile fino all'anno 8, che risulta quindi essere il primo anno bisestile dell'era cristiana.
Gli anni bisestili del Calendario Giuliano erano tutti quelli le cui ultime due cifre erano divisibili per 4. Con questa ripartizione il Calendario Giuliano si ripeteva in modo identico ogni 28 anni, seguendo così il Ciclo Solare
(4).
La riforma giuliana venne finalmente applicata correttamente solo a partire dall'anno 5 d.C.
La riforma gregoriana si rese necessaria perchè Sosigene aveva sbagliato, anche se di poco, i calcoli della durata dell'anno : qualche minuto in meno, che però, accumulandosi, causeranno un grosso sfasamento rispetto alle feste e alle stagioni.
Torna all'Indice

Era Cristiana

Il primo ad usare tale era fu il monaco Dionigi il Piccolo che intorno all'anno 525 calcolò che Gesù Cristo fosse nato il 25 Dicembre dell'anno 753 ab Urbe Condita
(2) e ritenne che gli anni dovessero essere contati da questo evento, fondamentale per la religione cristiana, e non dalla fondazione di Roma o dall'inizio del regno di Diocleziano(3) come usava allora. Dionigi non conosceva il numero zero che fu introdotto molti secoli dopo e quindi conteggiò l'anno 754 di Roma come primo dell'era cristiana (1 DC dopo Cristo o 1 AD Annus Domini per gli anglofoni).
Si ritiene oggi che i calcoli di Dionigi fossero sbagliati visto che secondo la cronologia moderna Erode il grande sarebbe morto nel 750 di Roma, cosa evidentemente incompatibile con il racconto evangelico della strage degli innocenti. La data di nascita di Gesù andrebbe quindi retrodatata all'anno 6 o 7 a.C.
La cronologia di Dionigi non ebbe un successo immediato; solo nell'VIII secolo gli anglosassoni iniziarono a usarla; dal IX secolo cominciò ad essere usata dalla Chiesa di Roma, e solo dal 965 ufficialmente dalla cancelleria pontificia (papa Giovanni XIII).
Molto posteriore sembra sia stata l'idea di usare l'era cristiana anche per gli anni avanti Cristo. Questa conta gli anni prima di Cristo cominciando da 1, indicandoli con il suffisso AC (BC per gli anglofoni) cosicché si passa direttamente dall'anno 1 AC all'1 DC. Questa scelta è attribuita al teologo francese Denys Pétau (1583-1652).
Torna all'Indice

Il calendario Copto Etiope

Il calendario etiope deriva dal calendario copto, che era utilizzato dalla chiesa egiziana.
L'anno copto inizia il 29 agosto del calendario giuliano (data dell'introduzione in Egitto del calendario romano, intorno al 10 a.C.), corrispondente, attualmente, all'11 settembre del calendario gregoriano. E' composto di 12 mesi di 30 giorni ciascuno, oltre a 5 giorni supplementari (6 negli anni bisestili), per un totale di 365,25 giorni
(7). Gli anni bisestili precedono di un anno quelli del calendario giuliano.
La base del conteggio degli anni è l'era diocleziana.(3)
Il calendario etiopico è equivalente a quello copto, ma le ere utilizzate sono, accanto a quella di Diocleziano, quella detta alessandrina minore, che stabilisce la data della creazione del mondo nel 5493 a.C., e quella cristiana, che però differisce dall'era cristiana del calendario gregoriano per un ritardo di 7 anni e 8 mesi circa.
Il primo dell'anno corrisponde al nostro 11 settembre (il 12 negli anni bisestili). L'ora viene calcolata dall'alba.
I mesi sono:
Le festività sono sia di carattere nazionale che religioso, cioè musulmano. Le feste principali sono le seguenti :

Torna all'Indice

Il calendario musulmano

Ciò che caratterizza questo calendario è il fatto che sia un calendario puramente lunare
(7), con gli anni costituiti da 12 mesi lunari, di durata regolarmente alternata di 30 e 29 giorni. Ciascun giorno inizia al tramonto.
Il punto di inizio dell'era musulmana venne stabilito al primo giorno del mese di Muharram dell'anno in cui Maometto con i suoi seguaci era migrato dalla Mecca a Medina , corrispondente al 15 luglio 622 d.C. inizio della nuova èra, chiamata hijra.
Tradizionalmente l'inizio del mese era fisso grazie all'osservazione effettiva della luna nuova : questa pratica è conservata ancora oggi per determinare l'inizio e la fine del Ramadan, il mese più sacro dell'anno, in cui fu introdotto il digiuno, cioè sawm.
Viene intercalato solo il dodicesimo mese, Dhu al-Hijja, di un solo giorno : Nella maggior parte degli anni ) conta 29 giorni cosichè l'anno consiste di 354 giorni, mentre in altri anni conta 30 giorni. Le regole per stabilire quando il dodicesimo mese doveva essere aumentato di un giorno sono semplici. In ogni successivo ciclo di 30 anni, il primo dei quali incominciò nel 622, gli anni numero 2,5,7,10,13,16,18,21,24,26 e 29 contengono un giorno extra nell'ultimo mese. Con questo metodo di alternanza della lunghezza dell'anno lunare riuscivano ad ammortizzare l'errore che producevano con l'approssimazione del mese lunare a 29 e a 30 giorni, dato che la vera lunghezza del mese lunare non è un numero intero.
Il Venerdì, chiamato jumu'a, che vuol dire "radunare", è il "settimo giorno", della preghiera. Quando si ode l'invito a pregare si accorre a nominare il nome del Signore, lasciando ogni altra attività (Corano 62,9-11). Il giorno dell'assemblea però non corrisponde necessariamente, come nel caso del sabato ebraico e della domenica cristiana, a un giorno intero di sospensione delle attività lavorative civili.

giorno della preghiera


Nel mese di :
-Muharram : primo mese dell'anno, è considerato un mese sacro durante il quale ricorre anche l'anniversario della nascita del Profeta.
-Safar : mese di cattivo auspicio; è sconsigliato intraprendere l'umra (piccolo pellegrinaggio) prima della fine del mese.
-Ragiab : è il settimo mese adatto per compiere l'umra. È il mese in cui regna "la tregua di Dio" e fare la guerra durate il ragiab è sacrilegio. È in questo mese il mirag, "l'ascensione notturna" di Maometto.
-Shaban : una leggenda popolare racconta che nella notte del 15, viene scosso l'albero della vita e sulle foglie cadute sono scritti i nomi dei mortali destinati a morire nell'anno che comincia. Questo mese è consacrato alla memoria dei defunti.
-Ramadan : il mese più importante, è il mese del digiuno. La notte dal 26 al 27, lailat al- qadr, durante la quale ebbe luogo la Rivelazione, è definita dal Corano "più preziosa di mille mesi" (sura XCVII): gli angeli scendono sulla terra e la felicità vi regna fino all'aurora.
-Shawwal : uno dei quattro mesi sacri, perché prossimo al pellegrinaggio alla Mecca. Gli altri sono dhu al-qada, dhu al-higgia e muharram . Nel 1 shawwal e nei successivi si celebra la "piccola festa" della interruzione del digiuno, di nome Id al-fitr.
-Dhu al-higgia : il settimo l'ottavo e il decimo giorno del dodicesimo mese sono consacrati al pellegrinaggio alla Mecca e alle cerimonie religiose, come la "grande festa del sacrificio" , Id al-Kebir.
L'anno islamico contiene 354 oppure 355 giorni è più corto di circa 11 giorni rispetto all'anno tropico. Quindi con il passare del tempo l'inizio dell'anno, il primo giorno di Muharram, è caduto progressivamente prima rispetto alle stagioni, anticipando di un anno in circa 33 anni.
Questo calendario, quindi, non riesce a prevedere esattamente le stagioni e il suo uso è puramente religioso. Nel mondo islamico, infatti, sovrappongono e si intersecano due scansioni del tempo, una culturale-religiosa basata sul calendario lunare, cioè quella appena descritta, ed una economica basata sul calendario solare, uguale al nostro.
Con Maometto e i suoi seguaci la scienza del cielo ebbe una grande ripresa dovuta sia allo studio e al commento delle opere greche nelle scuole arabe, sia al fatto che questa scienza era necessaria agli arabi per la navigazione.
La costruzione di orologi solari fu "aiutata" soprattutto dal fatto che nel Corano è detto che i fedeli di Allah devono dedicare ogni giorno tre preghiere in ore particolari. La preghiera del mattino era chiamata Al Fagar (sole a 19,5 gradi sotto l'orizzonte), veniva poi la preghiera dell'Al Zuhr (sole entro 1/3 di grado dal meridiano), quindi vi era la preghiera di Al Asr (ombra dello gnomone uguale alla sua lunghezza, più la metà di questa lunghezza) al pomeriggio. Alla sera c'era la preghiera Maghreb (sole a 51 minuti sotto l'orizzonte) ed infine la Aicha, la preghiera della notte (sole a 17,5 gradi sotto l'orizzonte).
Questi momenti così precisi per le preghiere erano osservati solamente nelle grandi moschee nelle quali particolari astronomi, i muwaquit, determinavano con precisione questi istanti. Tanta cura nella precisazione dei momenti delle preghiere, richiedeva molta precisione negli orologi solari; ed è per questo che gli arabi furono tra i più abili costruttori di meridiane.
Nelle meridiane l'intervallo tra una preghiera e l'altra veniva specificato da un certo numero di linee orarie particolari, che erano fatte in modo da segnalare al fedele la quantità di meriti che aveva acquistato. Poiché la preghiera doveva essere fatta con la testa del fedele diretta verso la Mecca , si può capire con quale cura doveva essere calcolata la direzione dell' asse delle moschee. Grazie a precise ragioni religiose, l'astronomia assunse presso gli Arabi, un livello molto alto.
Con le crociate, nell' XI-XIII secolo, molte delle innovazioni introdotte in gnomonica dagli arabi furono portate in occidente.
Torna all'Indice

Il calendario persiano

Il calendario persiano è attualmente in uso in Iran.
L'inizio dell'attuale calendario solare persiano
(7), che discende direttamente dall'antico calendario zoroastriano, si fa risalire al giorno dell'equinozio di primavera dell'anno dell'Egira -la fuga del profeta Maometto dalla Mecca a Medina nel 622 d.C.
Un anno ha 365 giorni (366 gli anni bisestili) e il suo capodanno, chiamato No Ruz generalmente cade il 21 di marzo (secondo il calendario occidentale).
I persiani, così come i greci e i babilonesi, utilizzavano una dovisione del giorno in 5 periodi.(8)
I mesi del calendario persiano sono:

Farvardin
Ordibehesht
Khordad
Tir
Mordad=Amordad
Shahrivar
Mehr
Aban
Azar
Day
Bahman
Esfand


I primi sei mesi dell'anno, da Farvardin a Shahrivar, sono di 31 giorni, gli altri cinque mesi, da Mehr a Bahman, sono di 30 e l'ultimo mese, Esfand, è di 29 giorni oppure 30 negli anni bisestili.
Per tutto quanto riguarda la vita religiosa, in Iran, come in tutti i Paesi islamici ci si serve del calendario musulmano : dal momento che questo si basa sull'anno lunare di 354 o 355 giorni, attualmente, rispetto al calendario solare persiano, presenta uno scarto di una quarantina di anni.
In Iran la settimana inizia il sabato (shanbeh) e termina il venerdì (jom'eh). Venerdì è giorno festivo in tutto l'Iran.
I giorni della settimana sono chiamati nel seguente modo :
Sabato.... Shanbeh
Domenica.... Yekshanbeh
Lunedì.... Dowshanbeh
Martedì.... Sehshanbeh
Mercoledì.... Chaharshanbeh
Giovedì.... Panjshanbeh
Venerdì.... Jom'eh

In Iran le festività possono essere religiose o nazionali. Le festività religiose vengono stabilite in base al calendario lunare musulmano. Le date pertanto, possono essere anticipate o posticipate di qualche giorno.


Per la maggioranza degli iraniani la ricorrenza non religiosa più importante dell'anno è il No Ruz, il lungo periodo di celebrazioni in occasione del capodanno persiano. Fin dai tempi antichi l'arrivo della primavera veniva celebrato con grandi feste in tutta la Persia. In seguito si fece coincidere l'inizio dell'anno zoroastriano con l'equinozio di primavera. Accanto ai tradizionali banchetti e divertimenti, fanno parte del No Ruz (letteralmente 'nuovo giorno') anche diversi rituali di antichissima origine: alcuni hanno lo scopo di scacciare gli spiriti maligni e di propiziarsi la buona sorte per il nuovo anno, altri sono più strettamente legati allo zoroastrismo.
Chaharshanbè-ye suri, l'ultimo mercoledì dell'anno persiano, è un giorno importante che rientra nei preparativi alle celebrazioni del No Ruz. E' tradizione antichissima che, alla vigilia di questo mercoledì, gli iraniani accendano dei piccoli falò nelle strade, attraverso i quali tutti devono saltare per assicurarsi un po' di fortuna nell'anno avenire. Le fiamme, così dicono, liberano il corpo da ogni spirito maligno: il simbolismo di questo rituale è di origine puramente zoroastriana.
Anche i seguaci di Zoroastro hanno il loro calendario. Esso si basa sull'anno solare di 12 mesi, ognuno di 30 giorni, più 5 giorni aggiuntivi. La settimana non è contemplata in questo sistema e ciascuno dei 30 giorni porta il nome di un angelo o di un arcangelo che ne è anche il protettore. Nel calendario zoroastriano l'anno inizia in marzo con l'equinozio di primavera, consuetudine che è stata mantenuta dal caledario persiano entrato in uso successivamente.
Torna all'Indice

Gli orologi meccanici

Verso la fine del tredicesimo secolo iniziarono i primi tentativi di costruzione di orologi meccanici, meno precisi di quelli solari e delle clessidre, ma importanti perché segnarono l'inizio di una nuova era nella determinazione del tempo.
Già in epoca antica furono usati congegni meccanici per rappresentare il moto dei pianeti; questi mostravano i moti relativi dei corpi celesti. Per esempio Cicerone ne cita uno, inventato a Siracusa da Archimede. Da non dimenticare poi i particolari orologi ad acqua costruiti o progettati ben prima del 1300.
Nel Medioevo molti di questi strumenti servivano principalmente per segnare il tempo delle preghiere con il suono delle campane : il termine "CLOCK" deriva dal medioevale "clocca" e significa campana.
Il vero e proprio orologio meccanico nacque più tardi tra il 1200 e il 1300, quando fu inventato il sistema "verga-foliot".

La precisione di questi antichi strumenti era però molto bassa; infatti dovevano essere quotidianamente regolati con l'orologio solare, in questo caso la meridiana perché l'operazione veniva effettuata nell'istante del mezzodì solare. La persona preposta si chiamava "Temperatore", mestiere peraltro esercitato fino nel tardo 1800!
Inizialmente gli orologi meccanici furono utilizzati nei conventi, per indicare le ore delle preghiere e non avevano il quadrante, poiché la loro funzione era di far suonare le campane. Solo più tardi apparvero dotati di quadranti e di lancette sui campanili delle torri civiche.
Il primo orologio in Italia fu quello del campanile di Sant'Eustorgio a Milano; il primo orologio usato in Europa fu installato in Inghilterra ancor prima.
Le città italiane furono all'avanguardia nella diffusione degli orologi meccanici, e nel giro di qualche decennio la nuova invenzione conquistò l'intera Europa.
L'introduzione e la loro adozione da parte delle istituzioni pubbliche ebbe forte impatto sociale, perché la possibilità di misurare il tempo in maniera più esatta si tradusse in un processo di razionalizzazione e di uniformazione delle regole relative all'organizzazione della vita cittadina. Nei luoghi dell'attività economica anche quando la giornata di lavoro non veniva regolata direttamente dall'orologio principale della città, vi erano campane o clessidre a sabbia.
La differenza sostanziale tra gli orologi ad acqua e quelli meccanici era che i primi avevano un funzionamento continuo, i secondi avanzavano a scatti.
In seguito furono costruiti meccanismi molto complicati mossi sempre da pesi, raffiguranti i moti del Sole e dei pianeti; famoso fu l'astrario, ideato e costruito da Giovanni Dondi a Padova.
astrario

Questo era un complesso orologio astronomico che si presentava come una torre a sette facce, divisa verticalmente in due sezioni. In quella inferiore alloggiava il motore a scappamento e le facce della torre erano occupate da vari quadranti che indicavano le ore del giorno, le feste liturgiche, la posizione rispettiva del sole e della luna. I sette quadranti della sezione superiore mostravano invece il movimento del Sole, di Venere, Mercurio, Luna, Saturno, Giove e Marte. Di questo capolavoro si perde ogni traccia dopo il passaggio di Carlo II a Milano nel 1529.
Un altro esempio di orologio meccanico è l'orologio solare equinoziale universale, del XVII - XVIII secolo.

anelli astronomici

E' costituito da due anelli astronomici : un anello esterno - detto "del meridiano" - che porta una sospensione circolare per regolarlo sulla latitudine del luogo, un anello interno - detto "delle ore" - imperniato ad angolo retto col primo e diviso in 24 ore, e una barra centrale, incernierata sull'anello esterno. La barra presenta una fessura con una scala di declinazione, i mesi incisi su un lato e i segni dello zodiaco sull'altro. Ruotando opportunamente lo strumento, un raggio luminoso, proiettato attraverso il piccolo foro, presente sul cursore, che si trova nella fessura della barra - organo che va regolato a seconda dell'altezza del Sole sull'equatore, che varia di mese in mese - viene a cadere sulla scala delle ore, indicando così l'ora locale. I modelli più grandi di questi anelli potevano indicare l'ora con la precisione del minuto e furono per lungo tempo l'unico mezzo per controllare il funzionamento di un orologio, senza far ricorso ad un osservatorio astronomico.
Galileo elaborò un progetto per costruire il primo orologio a pendolo : aveva applicato con buoni risultati il pendolo per registrare il battito del polso, e nel 1637 espose il principio di adattare il pendolo a orologi con ingranaggi a rotelline per assistere il navigante nel determinare la longitudine. Il pendolo non poteva essere utilizzato in mare, per ovvie ragioni, e così ogni osservatorio astronomico del '700 finì col possedere più di un orologio a pendolo - necessario per stabilire le coordinate delle stelle - in modo che i naviganti, conoscendo gli elementi astronomici, potevano calcolare la differenza in tempo tra la posizione dell'osservatorio e quello della nave.

Orologio di Galileo

Nei secoli XVIII e XIX iniziarono a essere usati anche i "dittici" : piccoli orologi portatili a forma di libro, i quali, su una facciata avevano un quadrante e sull'altra una piccola bussola per orientare lo strumento prima della lettura; un filo che univa le due facce fungeva da gnomone.
Per esempio nell'immagine sottostante è raffigurato un orologio solare tascabile, di produzione francese del XIX secolo.
Cadran solare

Torna all'Indice

Il calendario gregoriano

Purtroppo con il passar dei secoli ci si rese conto che l'Anno Giuliano portava lentamente ma inesorabilmente ad un anticipo dell'inizio della primavera : Infatti la primavera del 1.582 iniziò l'11 marzo invece del consueto 21 marzo.
Per questa ragione, dopo molti studi, la commissione che doveva riformulare il calendario approvò un progetto, e Papa Gregorio XIII diede l'incarico all'astronomo calabrese Aloisius Lilius di riformare il calendario, per riportare l'inizio della primavera al 21 Marzo, e anche per avere la data della Pasqua sempre alla prima domenica dopo il plenilunio di primavera ( è infatti l'unico evento del nostro calendario che è rimasto legato al ciclo lunare).
Il progetto di Giglio consisteva nel saltare 10 giorni in modo da riportare l'equinozio al 21 Marzo, e senza saltare la succesione dei giorni della settimana; l'operazione ebbe luogo il 4 Ottobre del 1582; il giorno dopo fu il 15 Ottobre!


[copertina di un registro della contabilità pubblica del IV secolo. Raffigura una seduta della commissione incaricata dal papa di riformulare il calendario]

Le novità di questo calendario sono:
Gli anni secolari (ovvero divisibili per cento) non sono più bisestili.
Gli anni secolari divisibili per 400, come il 1600 o il 2000, sono invece di nuovo bisestili, e la durata media dell'anno gregoriano viene così ad essere di 365.2425, un valore ancor più vicino alla durata dell'anno tropico.
Vi è dunque ancora una piccola imprecisione in questo calendario, ma perchè la cosa dia luogo alla perdita di un altro giorno ci vorranno più di 3000 anni.
Piano piano il calendario gregoriano venne accettato da molti Paesi. Il primo fu la Germania, nel 1775, poi nel1752 la Gran Bretagna e le colonie americane; nel 1873 il Giappone, nel 1917 la Russia (ma qui è ancora utilizzato quello giuliano per le feste liturgiche), e infine nel 1949 la Cina.
Considerato che questo è il calendario più diffuso almeno in Occidente, porto l'elenco delle maggiori feste civili di tutti i Paesi Occidentali :
- la Giornata internazionale della donna (8 marzo);
- la Giornata internazionale dei lavoratori (1° maggio);
- l'Anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo (10 dicembre);
- l'Anniversario della Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia (20 novembre).
All'interno di questo calendario possono trovare posto antiche tradizioni popolari come il Carnevale (nel mese di febbraio) o più moderne ricorrenze in qualche modo legate alla civiltà dei consumi (per esempio le feste del papà e della mamma).
Le ricorrenze e le festività civili nella cultura laica si affermano in Europa a partire dall'epoca moderna, insieme alla sempre più diffusa consapevolezza dei diritti civili, politici e sociali e al progresso scientifico e tecnologico.
Torna all'Indice

Data Giuliana

Il calendario è fondato su unità come l'anno, il mese, il giorno che non seguono il sistema decimale e sono causa di difficoltà nei calcoli per individuare un arco di tempo fra due date molto lontane.
Per semplificare le cose gli astronomi usano un calendario basato solo sui giorni la cosiddetta Data Giuliana o Giorno Giuliano, da non confondere con il calendario giuliano.
Questo fu introdotto nel 1.583 d.C. dall'astronomo francese di Agen Giuseppe Giusto Scaligero, che lo intitolò al padre, noto matematico, il padovano Giulio Cesare della Scala.
L'idea di Scaligero figlio fu quella di contare progressivamente i giorni civili dell'Anno Giuliano a partire dal 1° di gennaio del 4.713 a.C., fino al 1.582, accumulandoli così per 7.980 anni. Poi, con giorni dell'Anno Gregoriano, contare dal 1.582 in poi.
Questo periodo di tempo così lungo(7.980 anni) venne chiamato da Scaligero "Periodo Giuliano".
La ragione per cui la Data Giuliana si dovrebbe azzerare ogni 7.980 anni ha le sue radici profonde nel passato ed è da ricollegarsi al
Ciclo Lunare di 19 anni , a quello Solare(4) di 28 e di Indizione Romana(5) di 15, nel senso che se ad una certa epoca questi 3 Cicli coincidono, dopo 19 x 28 x 15 = 7.980 anni gli inizi dei cicli saranno nuovamente coincidenti.
Infatti al 1° Gennaio del 4.713 a.C. tutti e tre i cicli erano al loro primo anno:
1° Anno Ciclo Lunare = 1° Anno Ciclo Solare = 1° Anno Indizione Romana = Anno 4.713 a.C.
Trattandosi di un calendario per uso astronomico l'inizio del giorno è fissato a mezzogiorno invece che a mezzanotte; per indicare le ore si usano i decimali di giorno.
In questo modo diventa molto facile calcolare i giorni trascorsi tra due date anche molto lontane l'una dall'altra.
Torna all'Indice

Notazione Astronomica

Esiste una notazione astronomica dell'era cristiana, introdotta nel 1740 dall'astronomo Jacques Cassini (1677-1756) che introduce l'anno zero e i numeri negativi per gli anni prima di Cristo. L'anno 1AC diviene l'anno 0, il 2AC diviene l'anno -1, il 3AC diviene il -2 e così via.
Per evitare confusioni è convenzione che gli anni contati astronomicamente siano indicati in modo algebrico e cioè con il meno davanti al numero e senza suffissi e gli anni contati in modo tradizionale siano scritti senza il meno ma con il suffisso AC.
Perchè è stata introdotta questa notazione?
La cronologia dell'era cristiana non prevede un anno zero e passa direttamente dall'anno 1 AC all'anno 1 DC. Questa notazione pone problemi seri per i calcoli, infatti per calcolare quanti anni sono passati tra il 1/Gen/1AC e il 1/Gen/1DC, la regola algebrica darebbe 2, mentre è evidente che di anno ne è passato uno solo. Lo stesso per qualsiasi coppia di anni discordi.
Torna all'Indice

Il Calendario della Rivoluzione Francese

Il calendario riprendeva il modello dell'antico calendario egizio tuttora usato dai Copti. Durò solamente 13 anni. Ha rappresentato un grande tentativo di riformulazione del calendario giuliano. Diverse erano infatti le novità introdotte :
  • i mesi erano sempre 12, ma di uguale durata (30 giorni);
  • vennero aggiunti cinque giorni supplementari, chiamati "sans-culottides" -6 nei bisestili- ;
  • i nomi dei mesi furono tutti rivisti ed adattati al linguaggio agricolo-meteorologico;
  • il primo giorno dell'anno cadeva nell'Equinozio d'Autunno;
  • il giorno bisestile (sesto giorno complementare) veniva aggiunto nell'anno in cui l'equinozio slittava di un giorno;
  • gli anni venivano contati dall'inizio di una nuova era, l'era della rivoluzione con inizio al 22 Set 1792, giorno dell'equinozio di autunno dell'anno in cui fu proclamata la repubblica;
  • i giorni del mese vennero divisi in tre decadi e numerati da uno a dieci;
  • ogni giorno doveva durare dieci ore, ogni ora 100 minuti e ogni minuto cento secondi.
Non è un caso che dalla Rivoluzione Francese sia nato il sistema metrico decimale....
Il calendario fu abrogato da Napoleone il 31 dicembre 1805, forse sotto pressione della Chiesa -Napoleone si riconciliò con la Santa Sede proprio in quel periodo- il calendario, come tutta la Rivoluzione, era infatti di impostazione laica.
Calendario della Rivoluzione Francese
Torna all'Indice

Introduzione del Fuso Orario

Nell'età Contemporanea per gli usi civili è stato adottato il Tempo Civile di Zona che è un tempo solare uguale in ogni località compresa tra due meridiani geografici, separati in longitudine di 15° o, il che è equivalente, a un'ora. Questa fetta di superficie viene denominata Fuso Orario.

Tutta la superficie terrestre è divisa in 24 fusi orari sfalsati sequenzialmente di un'ora esatta.
Diametralmente opposto al Meridiano di Greenwich, troviamo l'antimeridiano detto comunemente Linea Internazionale del Cambiamento di Data . Questa linea, per ragioni contingenti ha le caratteristica di non essere rettilinea e di tagliare dal Polo Nord al Polo Sud tutto l'oceano Pacifico. L'attraversamento di questa linea in un senso o nell'altro comporta una modificazione della data ma non dell'ora segnata dall'orologio del viaggiatore che la sta attraversando : passando su questa ipotetica linea da Ovest verso Est si torna indietro di un giorno esatto.
Vi sono degli stati che comprendono più fusi orari, ad esempio gli Stati Uniti ne contano 7, , il Canada 5, il Brasile e la Russia 3, ecc.
Noi adottiamo, dal 1893, un tempo che viene denominato Tempo Medio Civile dell'Europa Centrale (TMEC), che è avanti di un'ora esatta su quello di Greenwich.
Torna all'Indice

Proposta di riformulazione del calendario gregoriano

Oggi quasi tutto il mondo usa il calendario gregoriano. Ma questo non significa che non presenti difetti. Tra quelli più o meno gravi si possono ricordare:
  • la lunghezza variabile dei mesi; sarebbe ovviamente preferibile avere mesi di durata costante;
  • il sistematico disallineamento tra mese e settimana; sarebbe indubbiamente più semplice che, per esempio, il primo giorno del mese fosse sempre una domenica ...
  • l'inizio dell'anno a gennaio in pieno inverno; molte attività (per esempio quelle scolastiche) iniziano viceversa dopo la pausa estiva e sarebbe quindi più logico iniziare l'anno a Settembre (ma nell'emisfero australe si dovrebbe iniziare a Marzo). Altri calendari tuttora esistenti festeggiano Capodanno in autunno;
  • La numerazione di giorni e mesi non è coerente con quella delle ore; per molti versi sarebbe preferibile che il primo giorno e il primo mese portassero il numero 0.
Per rimediare a questi difetti vi sono stati, in questi duemila anni di calendario romano, diversi tentativi e proposte di riforma più o meno radicali(da ricordare il calendario della Rivoluzione Francese).
L'ultimo tentativo è avvenuto nel 1954, quando venne presentato all'ONU un progetto che prevedeva un anno diviso in quattro trimestri ognuno di 91 giorni, 31 giorni il primo mese, 30 il secondo e il terzo. Poiché con questa ripartizione si avrebbero solo 364 giorni al posto di 365, si introdurrebbe allora un giorno bianco alla fine di ogni anno per uniformarsi all'anno civile. Negli anni bisestili, invece, si introdurrebbe un secondo giorno bianco alla fine del primo semestre.
Con questa riforma, la data della Pasqua verrebbe fissata sempre alla seconda domenica di Aprile e non più a date variabili dipendenti dalla prima domenica successiva al plenilunio di primavera.
Ogni trimestre sarebbe iniziato di domenica, e i giorni della settimana all'interno di ogni mese sarebbero sempre gli stessi- i giorni "bianchi", eccedenti, non farebbero infatti parte della settimana.
La proposta però, anche se risolveva alcuni punti, presentava altri problemi, come il fatto che ci sarebbero state lunghezze diverse per i mesi e la rottura del ciclo settimanale.
Torna all'Indice

Orologio Atomico a fontana di Cesio

Si puo' dire che l'orologio atomico e' un dispositivo elettronico che misura il tempo contando le oscillazioni dell'atomo.
Fino alla prima meta' del 1900, le misure di tempo col maggior grado di precisione venivano effettuate per mezzo di osservazioni astronomiche.
Questa situazione cambio' nel 1955, quando venne realizzato il primo orologio atomico al cesio, dopo due decenni di ricerche in diversi laboratori scientifici.
Oggi esistono diversi tipi di orologi atomici basati su diversi elementi naturali come il cesio e l'idrogeno, che hanno differenti principi di funzionamento. Tutti, pero', sfruttano la comune proprieta' che hanno gli atomi, se posti in opportune condizioni, di assorbire ed emettere radiazioni elettromagnetiche ad una sola frequenza estremamente stabile nel tempo.
Considerando che nel 1.650 lo scarto giornaliero di un pendolo era di circa 10 secondi, oggi con i più moderni orologi atomici a fontana di Cesio tali scarti si sono ridotti a un decimiliardesimo di secondo o in altri termini ad 1 secondo ogni 3 milioni di anni.
Torna all'Indice

NOTE :

1 - Furono gli antichi popoli Caldei e Babilonesi residenti nel bacino della Mesopotamia, oggi Iraq, che dettero inizio in modo razionale allo studio delle ombre solari, prima per elaborare un calendario che permettesse di conoscere l'avvicendamento delle stagioni, poi per misurare il trascorrere del tempo, ma anche per effettuare gli studi sulla astronomia. Da quei luoghi il sapere si trasferì sulle coste settentrionali dell'Africa e gli Egizi furono eminenti studiosi delle discipline astronomiche, geometriche e matematiche dando inizio alla scienza che poi i greci svilupperanno col nome di Gnomonica. Ci sono numerosissime testimonianze archeologiche sull'orientazione meridiana di certi antichissimi edifici. Queste testimonianze risalgono in Egitto e nel vicino Oriente, almeno al quarto millennio a.C. mentre nel nord Europa già nella stessa epoca si trovavano numerosi monumenti megalitici. Persino attuali tribù del Borneo utilizzano lo gnomone per fissare a mezzo dell'ombra i momenti più importanti dell'anno.

2 - "Ab Urbe Condita" cioè dalla fondazione di Roma : quest'era inizia il 21 Aprile 753a.C. ed era utilizzata, nella Roma antica, solo per la compilazione dei Fasti.

3 - Era di Diocleziano : inizia il 29 Agosto 284, data in cui Diocleziano fu proclamato imperatore. Usata a lungo in Egitto e nell'Impero Romano di Occidente, è tuttora utilizzata nel calendario Copto.

4 - Il Ciclo Solare è un ciclo di 28 anni, in quanto ogni 28 anni i giorni della settimana tornano a corrispondere con i giorni del mese (es. il 1 gennaio capita di martedì nel 2.000, nel 2.028 e così via).

5 - L'Indizione Romana non ha una origine astronomica e non deriva dalla Roma antica, ma dalla Roma del Medioevo. Il suo uso incominciò nel IV secolo d.C. per indicare le date in atti pubblici, ma la sua origine risale agli ordinamenti per l'esazione delle imposte fondiarie al tempo degli imperatori romani.

6 - Grandi clessidre sono state trovate in Grecia, Cina, Roma e Alessandria.
Inizialmente la clessidra era costituita da un vaso dotato di graduazioni e di un foro sul fondo. Dalla diminuzione del livello dell'acqua che lentamente defluiva dall'apertura inferiore si riusciva a misurare il passare del tempo. Però non era molto preciso poiché il deflusso del liquido dipende da vari fattori: la forma del vaso, l'altezza dell'acqua del recipiente, la temperatura, ecc...
Col passare del tempo le clessidre sono diventate più complicate e un pò più esatte, fino a diventare veri e propri orologi ad acqua, che muovevano col flusso del liquido complicati congegni, i quali animavano pupazzi e lancette.
In Grecia le clessidre giunsero ad errori di circa 8 minuti e mezzo ogni ora; più tardi si sostituirà l'acqua con la sabbia.
Altri strumenti per misurare il tempo furono la candela, che attraverso una serie di tacche poteva indicare, con il livello in cui arrivava la fiamma, il passare del tempo. Altri ancora erano i bastoncini segnatempo, la cui durata, quando venivano bruciati, indicava il tempo trascorso.

7 - Il calendario è un sistema convenzionale di misurazione del tempo in unità di durata fissa (giorni, mesi ,anni) in base a calcoli fondati sull'osservazione di fenomeni astronomici come i cicli solari e le lunazioni. Il problema fondamentale nella compilazione di un calendario è che nessun ciclo astronomico è formato esattamente da un numero intero di giorni.
Il calendario lunare si basa sul ciclo delle fasi lunari, che dura 29,53 giorni: un anno è dunque formato da 12 mesi alternativamente di 29 e 30 giorni e dura 354 o 355 giorni. Perde da 10 a 12 giorni rispetto al calendario solare e alle stagioni, anche se dopo 30 anni torna a coincidere.
Il calendario lunisolare si basa sul ciclo lunare, ma cerca anche di accordarsi con le stagioni; l'anno è di 12 mesi lunari di 29 o 30 giorni (355 giorni) e periodicamente si inserisce un mese eccezionale per mantenere l'allineamento dell'anno con le stagioni.
Nel calendario solare si rinuncia al ciclo lunare : i mesi vengono conservati, ma non sono più legati alle lunazioni; l'anno è di 365 o 366 giorni per mantenere stretto l'allineamento con le stagioni.

8 - I persiani, i babilonesi e i greci utilizzarono una suddivisione della giornata in 5 periodi:
- Aurora (fino al sorgere del sole)
- tempo del sacrificio (fino a mezzodì)
- periodo di piena luce (comprendeva il pomeriggio)
- periodo del sorgere degli astri (dal tramonto fino all'apparire delle prime stelle)
- tempo delle preghiere (fino a mezzanotte)
I sacerdoti, fino dal 2100 a.C., utilizzavano le cosiddette ore decaniche e forse sotto l'influenza babilonese ne venivano aggiunte altre due; la notte a sua volta era suddivisa in altre 12 ore.

9 - Le testimonianze storiche ed etnografiche confermano un po' ovunque il nesso tra l'au mento della complessità sociale, la diversificazione delle attività produttive e lo sviluppo del le conoscenze calendariche. Tuttavia, si può affermare che l'evoluzione di queste ultime non sia iniziata, e comunque portata avanti, solo per esigenze di tipo pratico : troppo numerosi sono gli esempi di sistemi calendarici sovradimensionati rispetto ai fabbisogni cronometrici delle società che li hanno prodotti. Tanto più che, nelle forme più elaborate, raramente la conoscenza e l'impie go dei calendari si sono estesi al di fuori di una ristretta cerchia di specialisti, venendo anzi spesso a costituirsi come un sapere esoterico il cui possesso è in grado di conferire autorità e potere.

Torna all'Indice

Bibliografia

  • http://www.bdp.it/~papc0002/dea02/ladea.htm
    Il sito è dedicato alla figura della Dea Madre e ai suoi simboli nella Preistoria e nelle civiltà antiche.
  • www.astroarte.it
    Il sito è pieno di informazioni, link e immagini su tutto ciò che riguarda l'astronomia e i possibili collegamenti con altre discipline.
  • http://lettere.uniroma1.it
  • www.comune.prato.it
    Ben organizzato, questo sito offre dei canali tematici fra cui "tempi&spazi" : in questa categoria ciò che è interessante non è tanto l'informazione data ma quanto la panoramica di tutti i possibili calendari esistiti finora.
  • www.to.astro.it
    E' il sito dell'Osservatorio Astronomico di Torino. Nella categoria "astrometria" c'è un saggio sul tempo, che fornisce anche informazioni storiche.
  • www.ursea.it
    URSEA sta per Unione Rocciatori Scalatori e Affini. Ciò che mi ha interessato è, all'interno di "curiosità", il link "Le meridiane".
  • www.vitriol.it/PRIMAPAG/Convgros.html
    Il sito VITRIOL si occupa di un'antica forma di massoneria toscana ed è attualmente in ristrutturazione. La pagina Convgros descrive un convegno svoltosi nel 1997 dal titolo "Chronos il tempio le stelle", e contiene un interessante relazione sul tempo.
  • www.comune.pontassieve.fi.it
    Il sito del comune di Pontassieve offre un link sul progetto del centro interculturale, progetto portato avanti dalle scuole medie e elementari.
  • www.rccr.cremona.it
    Il sito del comune di Cremona è articolato in directory, fra cui "associazionismo e volontariato" : in questa categoria si trova il gruppo astrofili cremonesi, che al link "iniziative" ha inserito il progetto "Universo 2000", riguardante gli strumenti di misura degli astri e del tempo.
  • www.vialattea.net
    Sito di divulgazione scientifica alla quale partecipano docenti, professionisti e appassionati. Nel link "archeoastronomia" è possibile trovare informazioni sulla misura del tempo in alcune civiltà antiche.
  • www.einaudibassano.it
    sito dell'istituto Luigi Enaudi di Bassano. Al link "lavori e ricerche" c'è una relazione con diverse immagini sull'argomento della misura del tempo nelle varie civiltà.
  • www.liceofoscarini.it
    E' il sito del liceo Foscarini di Venezia nell'area "didattica" si trova un prodotto ipermediale dal titolo "Eclissi e calendari".
  • www.tuttocina.it
    il sito è pieno di informazioni su qualsiasi informazione riguardante la Cina. Al link "frammenti d'oriente" c'è una pagina contenente la descrizione del calendario cinese. L'indirizzo esattamente è "www.tuttocina.it/fdo/calend.htm".
  • http://www.wordtheque.com/users/calendario/home.html
    E' la versione digitale del "Calendario interculturale per bambini". Utile per avere una panoramica generale e per le immagini.
  • http://www.risveglio.net/index.html
    Sito amatoriale sul buddismo. Alla pagina "http://www.risveglio.net/lemmi/Calendario_buddhista.html" ho trovato ciò che mi interessava.
  • www.giovannifontana.org
    il sito ha alcune risorse di un normale atlante, in formato digitale. Fra queste anche una tabella cronologica dei vari calendari esistiti finora.
  • www.locarnonline.ch/capitoli/forum/ archivio/millennio/millennio.html
    da questa pagina ho preso l'immagine.
  • http://www.enec.it/
    l'associazione internazionale per le relazioni col vicino oriente tiene, sul suo sito, un calendario comparato ebraico-islamico-cristiano.
  • www.persia.it
    Il sito contiene informazioni varie sull'Iran. Tra le directory principali si trova "geografia" , che contiene un link dal nome "calendario".
  • www.menorah.it/articoli/attcul/ebraismi/liberal/b3.htm
    Ipertesto del libro cartaceo di Francois Garai, il quale ha un grosso interesse verso la cultura ebraica. nella pagina si trova un link dal nome "calendario ebraico".
  • www.ucei.it/giornatadellacultura2002
    il sito contiene gli eventi svoltisi nella "giornata europea della cultura ebraica". nella home page si trova il link "il calendario" , con un'accurata spiegazione di tutti i mesi del calendario ebraico.
  • www.disinformazione.it
    il sito , ben organizzato, ha scopo informativo. nella categoria "argomenti" si trova " la pagina storia"; qui, nella cartella "varie", C'è un link chiamato "calendario Maya".
  • http://www.skuola.net/storia/civilta_maya.asp
    skuola.net è un sito di materiale scolastico tenuto da ragazzi. Utile per avere un quadro generico del sistema di calendari Maya.
  • http://utenti.lycos.it/freza/
    sito amatoriale sull'astronomia. la pagina http://utenti.lycos.it/freza/page38.html è dedicata alla misurazione del tempo presso i Maya.
  • http://www.tno.it/smsmichelangelo/il_tempo_come_risorsa.htm
    il titolo della pagina è "il tempo come risorsa" e il sito contiene infatti diverse informazioni su questo tema. Realizzato dalla Scuola Media Statale "Michelangelo" di Bari.
  • spazioinwind.libero.it/popoli_antichi/
    il sito amatoriale è dedicato ai popoli antichi. tra questi, nella sezione "ebrei" ho trovato la pagina "calendario giudaico".
  • http://digilander.libero.it/elam/elam/calendario_babilonese_utf.htm
    il sito,di tipo amatoriale, è in costruzione. La pagina presenta lo studio della misura babilonese del tempo.
  • www.cronologia.it
    sito amatoriale che offre una curiosa tabella cronologica della storia.
  • http://www.internet-milano.it/etiopia/
    Sito amatoriale dedicato all'Etiopa. al link "info utili" ho preso del materiale da "calendario e ora etiopi".
  • http://www.csjb.com/scuola-sgb/Roma/
    sito di informazioni sulla Roma antica. tra i link sulla home page mi hanno interessato "la misura del tempo" e " il calendario".
  • http://tuomer.virgilio.it/giarival/messico199902.htm
    Da qui ho preso l'immagine.
  • www.mexicoart.it
    Da questo sito ha preso varie immagini delle civiltà mesoamericane.
  • http://www.inkas.com/tours/general/travel_advice.html
    Da qui ho preso le immagini.
  • http://astrocultura.uai.it/archeoastronomia/ruotadei9pianeti.htm
    Da qui ho preso l'immagine.
  • http://toi.iriti.cnr.it/it/atomtime.html
    La pagina dal titolo "Il Tempo di Internet" è curata da un ricercatore che si occupa , presso il Centro Nazionale Ricerche, delle metrologie di tempo. Ho preso informazioni nell'area dedicata al tempo atomico.
  • www.racine.ra.it/planet/testi/Foto/dendera.htm
    Da qui ho preso l'immagine.
  • http://www.icampiflegrei.it/bollettino/calendari_1.htm
    Il portale dei Campi Flegrei ospita questa pagina dal titolo "PROFEZIE E LUNAZIONI" dove ho preso informazioni sulla Luna come strumento di misura.
Torna all'Indice